Archivio per marzo, 2015

Amir-Hossein-Motaghi

Si chiama Amir Hossein Motaghi (foto in alto a sinistra) e per vivere in Iran faceva il giornalista. A quanto pare, si trattava anche di un giornalista quotato, visto che è stato inviato a seguire il negoziato nucleare a Losanna, in Svizzera, in queste settimane ed era stato anche un collaboratore di Hassan Rouhani durante la campagna elettorale. Amir, però, era anche un uomo in cerca di libertà, libertà di parola soprattutto, quello che nella Repubblica Islamica i Mullah e i Pasdaran impediscono. Amir Hossein Motaghi, quindi, ha sfruttato l’occasione dell’arrivo in Svizzera per abbandonare il suo amato Paese, chiedendo asilo politico a Berna.

Dopo aver chiesto asilo politico in Svizzera, Amir ha rivelato in una intervista televisiva alcune informazioni relative al negoziato sul nucleare, davvero interessanti. La prima informazione riguarda gli Stati Uniti e rivela un sospetto che da tempo è sulla bocca di tanti osservatori: Washington agisce come rappresentante dell’Iran durante i negoziati. In pratica, ci sarebbero diversi membri del 5+1 contrari all’accordo che si sta prospettando e soprattutto non convinti della bontà delle intenzioni di Teheran. Per questo i negoziatori americani hanno deciso di divenire una sorta di PR del regime iraniano, a dimostrazione del fatto che l’accordo nucleare è una questione meramente politica e non tecnica (in altre parole: Obama ha bisogno di questo accordo a tutti i costi).

La seconda rivelazione riguarda la qualità dei giornalisti inviati dall’Iran a seguire il negoziato nucleare. Secondo Amir, quindi, non si tratta di giornalisti professionisti, ma di agenti della propaganda, ovvero persone incaricate di verificare che le informazioni sul negoziato giungano nella Repubblica Islamica unicamente attraverso alcuni canali mediatici (quelli piu’ fedeli a Khamenei).

Ovviamente, pochi minuti dopo la defezione di Amir Hossein Motaghi, l’agenzia di stampa per cui lavorava – la ISCA – ha negato di averlo inviato in Svizzera per seguire i negoziati sul nucleare. Al di là delle accuse che arrivano (e arriveranno) da Teheran (e non solo…) contro Amir, le accuse del coraggioso giornalista iraniano rompono il muro dell’omertà intorno ad un negoziato il cui solo interesse è ufficializzare definitivamente l’appeasement verso l’Iran. Tutto questo mentre in Yemen, una buona parte del mondo arabo sunnita ha già cominciato a reagire all’imperialismo iraniano…

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Questo filmato testimonia un interessantissimo dibattito avvenuto su un canale televisivo iracheno. Ve lo mostriamo perchè riteniamo che sia la testimonianza migliore per capire quanto sta accandendo oggi nel mondo islamico. Ciò, non tanto per comprendere l’inesistente scontro tra Sciiti e Sunniti, ma per capire lo scontro reale, quello tra l’imperialismo Khomeinista dell’Iran e la reazione del mondo sunnita, guidata dalla Wahaabita Arabia Saudita, ma composto da una serie di Paese (tra i quali Egitto e Giordania), molto distanti dall’ideologia di Riyadh. A dimostrazione che, quanto sta accandendo oggi, è una reazione all’invasione dei Pasdaran e delle milizie sciite in Libano (Hezbollah, un vero e proprio Stato nello Stato), in Siria, in Iraq, in Bahrain e in Yemen.

Questo dibattito è la migliore riprova di quanto assurda sia stata l’idea di sconfiggere Isis con una alleanza tattica con i jihadisti sciiti pagati dall’Iran. Invece che raffreddare i toni, quasto gravissimo errore dell’Occidente ha amplificato il conflitto politico, portandolo ai livelli di un vero e proprio conflitto settario. Ribadiamo, per sconfiggere Isis (e il salafismo sunnita) sono necessarie tre cose: 1- contenimento dell’imperialismo sciita (stop appeasement); 2- empowerment politico delle forze sunnite in Siria e in Iraq nei governo centrali (ovvero basta con Assad e il Governo settario di al Abadi); 3- nel mondo sunnuita, è importante continuare a sostenere la chiusura totale dello spettro politico a quelle forze Islamiste che non accettano di far parte del sistema politico democraticamente e senza violenza, quali parte dei Fratelli Mussulmani, la Jihad Islamica e Hamas (ovvero, senza negare l’importanza dell’Islam nel mondo arabo, nessuna imposizione della Sharia dall’alto e in maniera fascista e compulsoria).

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Facebook: Iranian women remove hijab

Sono passati solo pochi mesi dai terribili attacchi con l’acido contro le donne mal velate in Iran. Decine e decine di attacchi, per i quali nessuno sinora ha pagato il giusto prezzo. Al contrario, in carcere sono finiti, senza processo, diversi di coloro che sono coraggiosamente scesi nelle strade per protestare contro l’attacco alle donne. Come ricorderete, all’epoca i membri del Parlamento e del Governo iraniano fecero a gara per condannare le violenze degli “estremisti”, ma nella realtà la loro azione legislativa si concentrava proprio nella legittimazione del fondamentalismo più becero e delle milizie paramilitari di Ansar-e Hezbollah.

Come denunciato dai Ragazzi di Teheran e Amnesty International, nel Parlamento iraniano pendono già tre proposte di legge contro i diritti delle donne. La prima proposta, volta a promuovere la Virtu’ e la Morale pubblica, se venisse approvata darebbe ai Basij il diritto di agire liberamente per implementare il rispetto della morale e della virtù islamica nella società. Praticamente, un tasto verde per agire senza controllo contro tutti coloro che vengono considerati pericolosi per la “sicurezza nazionale” (la scusa usata sempre dal regime per reprimere ogni oppositore). La altre due proposte, invece, sono state denunciate da Amnesty e definiscono le donne come mere “macchine da riproduzione” per accrescere la popolazione.

Adesso, grazie alla pagina Facebook My Stealthy Freedom, veniamo a conoscenza di una nuova proposta di legge appena presentata in Parlamento. Secondo quanto denunciato dalla giornalista Masih Alinejad, infatti, già 36 deputati hanno firmato una proposta di legge che, se approvata, prevede di punire con la riduzione di un terzo del salario e la sospensione per un anno dal lavoro le donne che si presentano mal velate sul posto di lavoro. Purtroppo, questa proposta di legge e’ stata firmata anche da diverse deputate donne, tra le quali Fatemeh Alya, Zohreh Tayyebzadeh-Nouri, Laleh Eftekhari e Nayereh Akhavan.

Come si vede, quindi, se il Parlamento iraniano approvasse tutte le proposte di legge di cui vi abbiamo appena parlato, la già difficile vita delle donne iraniane diventerebbe davvero impossibile. Per questo, facciamo appello a tutte le forze politiche e all’associazionismo per denunciare questa situazione. In particolare, considerando l’ultima proposta di legge, facciamo appello alle forze sindacali italiane per agire immediatamente al fine di esprimere pubblicamente sdegno e condanna per la repressione dei diritti delle donne in Iran. 

La nuova proposta di legge per punire le donne mal-velate in Iran

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La crisi in Yemen e’ sempre più grave. Sostenuti dal regime iraniano, la minoraza Houthi ha rovesciato il Governo centrale e occupato la capitale Sanaa. La crisi ha innescato uno scontro settario con la maggioranza sunnita, guidata dal Presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. Grazie alle armi arrivate da Teheran, quindi, gli Houthi stanno concentrando la loro attività armata contro il Sud del Paese, in particolare nell’area di Aden. Hadi, come riportano i giornali, ha chiesto una azione del Consiglio di Cooperazione del Golfo, al fine di stabilire una no fly zone capace di fermare l’avanzata delle milizie ribelli. Il Ministro degli Esteri saudita al Faisal, da parte sua, ha denunciato l’aggressività iraniana e affermato che la Repubblica Islamica non merita la firma di alcun accordo sul nucleare. Un tale accordo, infatti, legittimerebbe unicamente la politica aggressiva dei Pasdaran.

Il controllo dello Yemen, come abbiamo già scritto, e’ parte della politica del regime iraniano per estendere l’impero Khomeinista. La natura della Velayat-e Faqih, da sempre sottovalutata dall’Occidente, e’ quella di estendere le idee fondamentaliste dell’Ayatollah Khomeini, un principio “rivoluzionario” su cui si basa la sopravvivenza stessa del potere dei Mullah. Senza il principio di “esportazione della rivoluzione” infatti, l’Iran entrerebbe in una normalità diplomatiche che – considerando le caratteristiche della popolazione iraniana – determinerebbe il crollo del regime stesso in pochi anni. Nonostante tutto, insieme al fondamentale aspetto ideologico, ci sono anche calcoli prettamente razionali che guidano la politica iraniana nello Yemen.

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Il primo ragionamento razionale e materiale che guida l’aggressività di Teheran, e’ legato al controllo dello Stretto di Bab el Mandeb: si tratta di una intersezione strategica tra l’Oceano Indiano e il Mar Mediterraneo. Attraverso questo Stretto, infatti, si controlla il fondamentale ingresso verso il Mar Rosso, motivo per il quale la crisi Yemenita preoccupa drammaticamente anche il Governo del Presidente al Sisi in Egitto. L’Iran, come noto, tento’ di infiltrare agenti Pasdaran in Egitto durante la Presidenza Morsi, tanto che una delle accuse contro l’ex Presidente salafita e’ proprio quella di essere stato in contatto con l’intelligence iraniana. Al Sisi teme concretamente che il, tramite il controllo dello Stretto di Babd el Mandeb, Teheran metta in atto una politica di destabilizzazione dell’Egitto, usando il territorio del Sudan e la Penisola del Sinai per finanziare le milizie beduine e i terroristi legati alla Fratellanza Mussulmana (Hamas compreso).

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Non e; un caso, quindi, che al Sisi abbia deciso di invitare il Presidente dello Yemen Hadi al Summit Arabo previsto a Sharm El-Shiekh il 28 e il 29 marzo. Cio’ senza dimenticare, ovviamente, quanto lo Stetto di Bab el Mandeb sia importante per quanto concerne il traffico petrolifero: circa 3,8 milioni di barili al giorno passano per questo Stretto verso il Canale di Suez, per raggiungere il Medioriente, l’Europa e gli Stati Uniti. Chi controlla quell’area, infatti, controlla praticamente il petrolio che raggiunge l’oleodotto egiziano SUMED, che dal terminale di Ain Sukhna raggiunge Alessandria e porta poi il petrolio verso l’Europa. Se l’Iran riuscisse a mettere le mani definitivamente sullo Yemen, quindi, avrebbe il controllo diretto e indiretto dello Stretto di Hormuz e dello Stretto di Bab el Mandeb, due arterie vitali per la stabilita’ della geopolitica Mediorientale e internazionale.

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Gli interessi del regime iraniano nello Yemen, pero’, non si fermano allo Stretto di Bab el Mandeb. Come la cartina fa vedere, lo Yemen si trova proprio davanti alla Somalia, un territorio giudicato da tempo un failed State, in cui a farla da padrone sono le milizie armate. L’instabilita’ somala, e il mercato nero che governa il Paese, e’ funzionale agli interessi iraniani, particolarmente al programma nucleare del regime. In Somalia, pochi lo sanno, sono presenti delle riserve di uranio assai importanti. Gia’ nel 2006, Teheran tento’ di ottenere dalla Somalia uranio in cambio di armi per le milizie locali (il tentativo venne denunciato dalle Nazioni Unite stesse). Tra le altre cose, sempre nel 2006, oltre 700 combattenti somali vennero inviati in Libano per combattere al fianco dei terroristi di Hezbollah. Il report ONU denuncio’ anche le commistioni tra il regime iraniano e i terroristi di al Qaeda, in particolare il sostegno al terrorista qaedista  Saif al-Adel. Nel 2013, quindi, una nave carica di armi iraniane venne intercettata dalle autorità yemenite. Lo Yemen, quindi, denuncio’ che la nave era attraccata in Somalia, prima di provare a raggiungere le milizie sciite nello Yemen.

Ali Akbar Salehi, oggi capo dell'Agenzia Atomica Iraniana, con l'ex Primo Ministro Somalo Abdiweli Mohamed Ali

Ali Akbar Salehi, oggi capo dell’Agenzia Atomica Iraniana, con l’ex Primo Ministro Somalo Abdiweli Mohamed Ali

Depositi di uranio sono stati trovati in Somalia sin dagli anni ’70, ed ultimamente importanti riserve sono state scoperte presso la Regione Autonoma somala di Gal-Mudug. Ad oggi, le riserve di uranio somale sono mal sfruttate, soprattutto in considerazione della mancanza di una infrastruttura industriale per lo sviluppo. Nonostante tutto, come suddetto, la Somalia e’ dominata da un mercato illecito che, chiaramente, presenta un terreno fertile per l’infiltrazione di attori interessati a favorire il commercio illecito. Grazie al controllo dello Yemen, quindi, il regime iraniano non soltanto minaccia direttamente la stabilita’ regionale e gli approvvigionamenti energetici Occidentali, ma potrebbe anche mettere in atto una azione per proseguire, clandestinamente, il suo programma nucleare militare, sfruttando l’accordo con il 5+1 e il clima di appeasement internazionale.

Speriamo solo che qualcuno si svegli…prima che sia troppo tardi…

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Una denuncia sempre più forte si leva in Iraq contro la massiccia presenza iraniana. Una denuncia che non ha spazio, come tante altre cose, sui media italiani, ma che e’ portata avanti da leader iracheni sciiti (come il Vice Presidente iracheno, lo sciita Ayad Alawi), Sunniti e soprattutto curdi. Nonostante la collaborazione militare contro Isis, la presenza iraniana in Iraq – e particolarmente nel Kurdistan Iracheno – sta diventando sempre più insostenibile. I Pasdaran lo sanno e per questo cercano di applicare localmente il famoso motto del “dividi et impera“, cercando alleanze con i vari e numerosi leader curdi e con le (assai divise) fazioni politiche. Partiamo pero’ dall’informazione più rilevante: 30000 soldati iraniani sarebbero oggi in Iraq, infiltrati nel Paese sotto la scusante della lotta contro Isis.

La denuncia, come suddetto, arriva da fonti curde, direttamente implicate nella politica della capitale Baghdad. A rilevare il peso della massiccia presenza iraniana nel vicino Iraq e’ stato Shakhawan Abdullah, nientemeno che il capo della Commissione Sicurezza e Difesa del Parlamento iracheno. Secondo Abdullah, quindi, la presenza di Teheran e’ andata ben oltre i “semplici: advisers militari, ma migliaia di Pasdaran sono stati infiltrati in Iraq travestiti da miliziani delle Forze Popolari di Mobilitazione, una milizia sciita finanziata e addestrata dall’Iran (con un totale di 100.000 combattenti).

Peggio, sembra proprio che – come avviene in Siria – l’Iran sta cercando di eliminare i leader politici curdi che si stanno opponendo alla presenza dei Pasdaran. Tra questi, a quanto pare, il primo bersaglio sembra essere diventato proprio il Presidente del Kurdistan iracheno Barzani. Secondo quanto rivelato dal quotidiano londinese Sharq al-Awsat, da Salih al-Qalab – ex Ministro dell’Informazione della Giordania – ci sarebbe stato un incontro tra il Generale Qassem Soleimani e diversi leader curdi dell’Unione Patriottica Curda (PUK). Soleimani avrebbe chiesto ai leader del PUK di avviare una campagna contro Barzani allo scopo di screditarlo ed estrometterlo dal potere. All’incontro sarebbe stato presente anche Kosrat Rasul Ali, Vice Presidente del Kurdistan iracheno, che avrebbe rifiutato di sostenere il progetto di Soleimani.

Vogliamo ricordare che proprio Barzani, e’ stato tra i primi leader in Iraq a denunciare il massiccio uso da parte del Governo centrale di Baghdad delle milizie sciite nella guerra contro Isis. Denunciando l’uso settario della forza, Barzani ha concluso la sua intervista con la BBC con questa perentoria affermazione: “Noi dobbiamo combattere tutti insieme Isis. Se pero’ la vendetta, la rivalse settaria, religiosa o etnica accadrà, ciò diventerà un problema ben più grande di Isis“. Non e’ un caso infatti che, sulla sponda americana, il Generale Petraeus ha intravisto proprio nell’influenza iraniana in Iraq il problema strategico principale degli Stati Uniti nel lungo periodo.

Concludiamo con un articolo pubblicato proprio oggi, 23 marzo 2015, dall’agenzia di stampa EKurds. Si tratta di un pezzo molto importante, perché scritto da Mustafa Hijri, attuale leader del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI), un movimento politico da sempre perseguitato nella Repubblica Islamica. A proposito del PDKI, vogliamo ricordare la strate di Mykonos del 1992, ovvero l’attentato organizzato dal regime iraniano a Berlino all’interno del ristorante Mykonos. Si tratto’ di un attacco in cui vennero uccisi senza pietà quattro attivisti curdi-iraniani: Sadegh Sharafkandi, Fattah Abdoli, Homayoun Ardalan e il loro traduttore Nouri Dehkordi. Quell’attentato, per la cronaca, fu ordinato direttamente da Ali Khamenei e l’allora Presidente iraniano Rafsanjani.

Mustafa Hijri denuncia i veri obiettivi che l’Iran ha in Iraq. Denunciando l’infiltrazione dell’intelligence iraniana all’interno di Daesh e la liberazione pianificata di molti estremisti sunniti dalle carceri irachene da parte dell’ex Premier al Maliki (poi finiti all’interno di Isis), Mustafa Hijri distingue tre obiettivi iraniani in Iraq: 1- evitare la nascita di Iraq federale politicamente stabile ed economicamente forte; 2- impedire la creazione di un sistema democratico in Iraq, pericoloso nell’ottica politica interna dell’Iran; 3- evitare ogni possibile sviluppo politico della regione del Kurdistan iracheno, un modello che potrebbe portare all’autodeterminazione dei curdi iracheni e iraniani.

Considerando il ruolo che i curdi hanno oggi nella lotta contro il fanatismo religioso in Medioriente e l’importanza dell’azione che i combattenti Peshmerga svolgono contro Isis (benedetta dall’Occidente), sarebbe opportuno prestare molta attenzione a queste denunce di infiltrazione iraniana in Iraq (e oltre). Come abbiamo spesso detto, pensare di sottovalutare l’imperialismo iraniano in nome della guerra – giustissima – al salafismo, rischia di avere degli effetti devastanti di lungo periodo su tutta la concezione geopolitica mediorientale. 

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L’On. Manlio di Stefano, una delle faccie piu’ popolari del Movimento Cinque Stelle, e’ come noto sempre molto attivo quando si tratta di parlare di politica estera. Brandendo la bandiera dei diritti umani, Di Stefano si fa paladino dell’autodeterminazione dei popoli, una autoderminazione che, pero’, sembra piu’ una scusa per attaccare Paesi poco amati dai Cinque Stelle, che una sincera vocazione alla causa. L’interrogativo “Manlio dove sei?”, ci e’ sorto non tanto per entrare metterci a discutere di questioni quali il conflitto israelo-palestinese, ma piu’ che altro per capire come sia possibile che l’On. Di Stefano non riesca a dire due parole due contro diversi regimi e organizzazioni terroriste che stanno rendendo il Medioriente una terra occupata dai fondamentalismi religiosi. Allora ecco alcuni interrogativi che ci poniamo, a cui speriamo di ricevere una risposta chiara.

Il regime iraniano occupa oggi quattro capitali del Medioriente: Baghdad, Sanaa, Damasco e Beirut. In Iraq numerosi politici sunniti e anche sciiti stanno denunciando l’invasione dei Pasdaran iraniani. A Sanaa, nello Yemen, una nave iraniana con 150 tonnellate di armi e’ appena arrivata nel porto di al Salf. La Siria, neanche dobbiamo ricordarlo, e’ praticamente nelle mani delle Guardie Rivoluzionarie, la cui intrusione ha da poco forzato il macellaio Assad a far fuori il suo capo dell’intelligence Rustom Ghazali, poco allineato con i voleri di Teheran. Il Libano, quindi, e’ ormai un Paese ingovernabile e l’intrusione di Hezbollah nel conflitto siriano ha determinato l’attacco dei jihadisti sunniti contro i civili libanesi. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

Pochi giorni fa il regime di Bashar al Assad ha compiuto un nuovo attacco con armi chimiche contro un villaggio nella provincia di Idlib. I video di questo attacco, che ha colpito diversi bambini, hanno fatto il giro del mondo. Dal Movimento Cinque Stelle, in particolare da Di Stefano abbiamo sentito parole contro l’armamento delle opposizioni, la fine delle sanzioni contro il regime (tutte posizioni che rafforzano solo Assad) o la speranza che la Russia fermasse gli Stati Uniti. Niente, proprio niente, abbiamo sentito a difesa dei civili siriani, a difesa dei milioni di profughi scappati dai massacri di Assad o contro l’imperialismo iraniano in Siria. Eppure, la denuncia contro il regime di Assad e il suo uso di armi chimiche e’ arrivata anche da Amnesty International! Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

In Libano, come suddetto, Hezbollah e’ ormai uno Stato nello Stato. Non solo nelle aree sotto controllo dell’organizzazione terrorista libanese i profughi siriani non ricevono aiuti, ma lo stesso Ministro della Giustizia libanese ha accusato Hezbollah di essere responsabile di un attivita’ di corruzione internazionale. Hezbollah, su ordine del regime iraniano, e’ entrato nel conflitto siriano, portando il Libano nuovamente all’interno del conflitto tra sciiti e sunniti. In poche parole, quindi, Hezbollah impedisce l’autodeterminazione non solo del popolo siriano, ma anche dello stesso popolo libanese, in nome degli ordini che impartisce Teheran. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

– capitolo Gaza: come abbiamo detto, onestamente, non ce ne importa molto di entrare nella questione del conflitto israelo-palestinese, ormai drammaticamente polarizzato. Nonostanete tutto, in questi giorni abbiamo assistito al ritorno di Hamas nelle mani di Teheran. Questo, mentre i profughi palestinesi in Siria vengono lasciati morire di sete dal regime di Bashar al Assad. In cambio di soldi e armi, Hamas ha quindi tradito il suo stesso popolo. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo, Manlio dove sei???

Capitolo Isis: da pochi giorni le Nazioni Unite hanno inserito nella lista delle persone poste sotto sanzioni anche un signore di nome George Haswani, ovvero l’uomo di mediazione per il business tra il regime di Assad e Isis. Il piano di De Mistura, inviato dell’ONU per la Siria sembra far acqua da tutte le parti e la sua vicinanza alle gerarchie iraniane, ha chiuso ogni dialogo con le fazioni ribelli. Le Nazioni Unite hanno da poco aperto una esibizione fotografica che mostra le atrocita’ compiute dal regime siriano contro gli oppositori. Migliaia di innocenti morti per fame e torture. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

L’invasione delle milizie sciite in Iraq e’ ormai denunciata da tutto il mondo arabo, da numerosi politici iracheni e dagli stessi curdi, considerati dall’Occidente come i veri eroi della lotta contro Isis. Barzani, a capo del Kurdistan iracheno, ha detto che le milizie sciite, pagate dall’Iran, rischiano di fare piu’ danni dei terroristi di Isis. Ali Younesi, collaboratore di Rouhani, ha detto che la nuova capitale dell’impero iraniano sta a Baghdad. I Pasdaran hanno ordinato ad Hezbollah di inviare miliziani in Iraq, mentre il Master delle Guardie Rivoluzionarie, il terrorista Qassem Soleimani, ha esplicitamente detto “abbiamo bisogno di esperti della jihad”. Senza contare i crimini che le milizie sciite sciite stanno compiendo contro i sunniti. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

La situazione dei diritti umani in Iran e’ spaventosa. Il nuovo report dell’inviato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, denuncia una situazione senza appello. Il numero di esecuzioni capitali e’ altissimo, le persecuzioni contro i giovani, i dissidenti politici, le minoranze etniche e religiose e le donne sono cresiute in maniera esponenziale. A proposito di minoranze religiose, sotto Rouhani il numero dei cristiani in carcere e’ quasi raddoppiato. Senza contare il fatto che i leader dell’opposizione, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, sono ancora in isolamento senza nemmeno aver diritto ad un processo regolare. Nonostante tutto questo, l’Italia e’ in prima fila nel guidare i nuovi rapporti diplomatici con l’Iran, patrocinando addirittura un festival della Cultura Iraniana di regime. Il Ministro degli Esteri Gentiloni si reca in Iran e non dice una parola sui diritti umani o sul nuovo imperialismo iraniano, mentre i Ministri iraniani arrivano in Italia ed incontrano i vertici della politica nostrana, senza che nessuno chieda conto a loro delle azioni brutali contro il popolo iraniano. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei??? 

Ci fermiamo qui. Potremmo continuare ancora a lungo, ma preferiamo terminare qui la nostra lista di interrogativi per Manlio Di Stefano. Non sappiamo se avremo mai delle risposte in merito. Quello che sappiamo, almeno sinora, e’ che le posizioni prese dall’On. Di Stefano e dai Cinque Stelle sinora in merito alla politica estera sembrano piu’ una serie di post Facebook, probabilmente buoni per ottenere dei like, ma molto meno buoni per ottenere delle indicazioni chiare sulla posizione del clan di Grillo e Casaleggio contro alcuni dei peggiori regimi esistenti al mondo. AAA Cercasi Manlio Disperatamente

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GIANNI VERNETTI NO PASDARAN

No Pasdaran ha l’onore di intervistare  nuovamente l’Onorevole Gianni Vernetti, uomo politico conosciuto per la sua strenua difesa dei principi liberali e dei valori della democrazia. Più volte Parlamentare della Repubblica, Gianni Vernetti ha ricoperto l’incarico di Sottosegretario agli Affari Esteri durante il secondo Governo di Romano Prodi (2006-2008), coordinando le politiche italiane in Asia e occupandosi in particolare di molte aree di crisi a cominciare dall’Afghanistan. Con la delega ai Diritti Umani ha rappresentato l’Italia nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e nella Community of Democracies. Durante il suo mandato da Sottosegretario agli Esteri l’onVernetti ha coordinato la campagna per l’approvazione della “Moratoria universale della pena di morte”, conclusasi con l’approvazione di una risoluzione ad hoc da parte della Nazioni Unite nel 2007. Iscritto al Pd, Gianni Vernetti fa parte della corrente renziana all’interno del Partito Democratico. Dopo l’intervista dell’agosto 2013, abbiamo chiesto all’Onorevole Vernetti di fare un follow up sull’attuale situazione mediorientale e, soprattutto, alla questione iraniana. Ecco cosa ci ha detto.

Egregio Onorevole Vernetti, dalla Sua prima intervista con No Pasdaran nell’agosto del 2013 le cose, purtroppo sono peggiorate. Nessuna no fly zone e’ stata imposta sulla Siria e l’appeasement verso l’Iran e’ diventato un dato di fatto. Ormai Teheran e’ sdoganata a livello internazionale e i suoi jihadisti sciiti girano per mezzo Medioriente piu’ o meno liberamente. L’Occidente, senza strategia contro Assad e contro Daesh, ha lasciato agli uomini di Soleimani campo libero senza pensare alle conseguenze.

1- Prima di entrare nei dettagli, ci da una breve visione – ovviamente generale – per fare una quadratura d’insieme sull’attuale situazione geopolitica mediorientale?

La geopolitica mediorientale è nuovamente cambiata con grande velocità.
In sintesi a mio giudizio, questi sono gli elementi più salienti:
a. Errato ritiro degli USA da un Iraq lungi ancora dall’essersi stabilizzato, che ha permesso a nuovi attori (ISIS e Iran) di occupare il vuoto politico e militare lasciato.
b. Nascita, espansione e consolidamento dello Stato Islamico che occupa ancora oggi un vasto territorio fra Siria e Iraq, attrae migliaia di jihadisti anche dall’occidente, stringe alleanze dall’Africa Sub-Sahariana al Sud-Est asiatico, minaccia direttamente l’esistenza di Siria, Iraq e Libano.
c. Nuovo protagonismo iraniano che oggi esercita una inedita, forte e diretta influenza in almeno 4 capitali: San’a, Beirut, Baghdad e Damasco. La presenza delle milizie iraniane di Soleimani nell’assedio di Tikrit sono la certificazione più evidente di tale novità, che si aggiunge all’alleanza militare con Assad, alla presenza di Hezbollah in Libano ed al recente colpo di stato Houtni a San’a.

2- Come suddetto, l’appeasement verso Teheran e’ ormai consolidato, ben prima dell’accordo sul nucleare. I jihadisti sciiti – o comunque i proxy di Teheran – come lei dice, ormai occupano diversi Paesi. Quali conseguenze avra’ la scelta Occidentale di combattere Isis alleandosi con lo sciismo khomeinista?

ISIS e Sciismo Khoeminista sono entrambi nemici dell’occidente. Non ci potrà mai essere un’alleanza, per quanto strumentale, con Teheran per sconfiggere ISIS. Purtroppo i regimi genocidi interpretano la mano tesa dell’occidente (in particolare degli USA oggi) come un segno di debolezza. ISIS verrà sconfitto solo con un incremento dell’azione militare occidentale, con il consolidamento di forti alleanze locali (a cominciare dai Curdi Iracheni e Siriani), attaccando i canali finanziari e di reclutamento in Occidente.

3- Ali Younesi, consigliere di Rouhani, ha detto che l’Iran ormai e’ un impero e la sua capitale sta a Baghdad. Il solo a reagire e’ stato al Sistani, mentre dall’Occidente nessuna voce importante si e’ levata contro l’imperialismo iraniano. Cosa ne pensa?

Quando gli USA si accorgeranno che l’accordo sul nucleare iraniano è solo un miraggio, l’Occidente tornerà a parlare con una voce sola ed a mettere in atto ulteriori misure di contenimento dell’Iran.

4- Capitolo Siria: Assad e’ ancora al suo posto, De Mistura promuove un piano di “pace” che riabilita il dittaore e Kerry lo segue a ruota. Nel frattempo, Assad continua con i barili bomba sui civili e con gli attacchi chimici. Stavolta, pero’, nessuna diplomazia occidentale sembra avere il coraggio di attaccare Assad?

Assad è il problema in Siria, non certo la soluzione. Una volta sconfitta ISIS, rafforzati i curdi, sostenuta una credibile opposizione moderata siriana, si porrà il problema del cambio di regime a Damasco.

5- Come valuta le nuove relazioni tra Hamas e l’Iran anche nell’ottica del Governo egiziano di al Sisi?

Al Sisi non è giunto al potere per una via democratica, ma sta assumendo posizion molto condivisibili nel contrasto al jihadismo in Sinai e nel contenimento di Hamas. A mio giudizio Hams rimane un’organizzazione terroristica e basta ascoltare qualche sermone del suo leader Meshaal contro gli ebrei ed Israele per rendersene conto

6- Esiste una via politica per arrivare alla pacificazione in Siria senza rilegittimare Assad e l’occupazione iraniana?

Credo di si. Ma oggi questa via passa inevitabilmente per un incremento dell’azione militare: solo con ISIS sconfitto sul terreno e con Curdi e opposizioni moderate più forti sara possibile costruire un processo di pacificazione.

7- L’occupazione iraniana e’ arrivata in Yemen. Come valuta il futuro delle relazioni tra Arabia Saudita e Iran, anche nell’ottica di un accordo tra Teheran e Washington?

Non credo che alla fine ci sara nessun accordo sul nucleare fra USA e Iran. L’Arabia Saudita rimarrà un partner Occidentale e dovremmo lavorare per fare in modo che si evolva politicamente.

8- In questo quadro, anche considerando la situazione egiziana, che parte gioca la Turchia di Erdogan? Non allineata a Riyadh, contro Assad, ma sempre piu’ vicina politicamente a Teheran

Credo che la Turchia sia uno dei problemi più seri dell’occidente in Medio Oriente. La svolta islamista di Erdogan la ha allontanata dall’Europa, tutti gli standard delle libertà politiche e civili son peggiorati e nonostante sia un membro NATO non sta dando praticamente alcun contributo all’azione militare contro ISIS. Perdere la Turchia sarebbe una tragedia per l’Occidente e bisogna evitarlo in ogni modo.

9- I rapporti tra Iran e Italia sono sempre piu’ forti. Recentemente, il Ministro Gentiloni si e’ recato a Teheran e non ha detto una parola sui diritti umani. Il Ministro Jannati, quindi, e’ arrivato a Roma accolto con tutti gli onori da rappresentanti come la Presidente Boldrini e il Senatore Casini. Non le sembra una contraddizione per un Paese, come l’Italia, fondato su una costituzione anti-fascista e, teoricamente, in prima linea per la Moratoria Universale contro la Pena di Morte?

Una parte delle cultura politica e diplomatica italiana ha sempre ritenuto che il dialogo fosse l’unica arma per trattare anche con i peggiori regimi. Io credo che si possa dialogare anche con l’Iran, ma solo da una posizione di forza, con un occidente unito nella denuncia forte e chiara di un Iran nucleare, che rappresenterebbe una sfida esistenziale per Israele, ed una minaccia alla stabilita di tutta l’Europa e il Medio Oriente.

10- Ultima domanda: il nuovo rapporto dell’Inviato ONU per i diritti umani in Iran, Ahmad Shaheed, descrive una situazione drammatica. In questo contesto, la persecuzione dei cristiani in Iran e’ aumentata drasticamente sotto il potere di Rouhani. Anche in questo caso, l’Occidente (Italia in testa) tace. Non lo trova profondamente triste? Cosa possiamo fare?

L’Iran è il paese, con la Cina, che detiene il record di esecuzioni capitali che includono anche minorenni, omosessuali, giornalisti, difensori dei diritti umani, oppositori. La persecuzione dei cristiani è in crescita in Iran come in altri paesi della regione. Credo che Italia, Europa, USA e tutto l’occidente dovrebbero promuovere politiche più attive per sostenere le opposizioni democratiche, denunciare le clamorose violazioni dei diritti umani, aumentare la pressione politica e diplomatica nei confronti del regime.

Ringraziamo sinceramente l’Onorevole Vernetti per le Sue preziose risposte che, speriamo sinceramente, possano essere ascoltate e recepite dai politici, dai diplomatici e dai giornalisti, soprattutto in Occidente.