iran-spider

Si chiama Spider Project e con il “ragno” di Google ha in comune solo una cosa: serve ad individuare le pagine online. Purtroppo, però, mentre lo Spider di Google serve ad indicizzare le pagine con maggiori visitatori, quello messo su dall’Unità Cibernetica dei Pasdaran – anche nota come Gerdab serve a “trovare il nemico sulla Rete”Grazie a questo programma, infatti, il regime è riuscito ad individuare 350 attivisti di Internet, colpevoli di aver scritto o diffuso materiale immorale allo scopo di “diffondere i valori Occidentali“. I 350 attivisti, sono stati accusati di diffondere la corruzione e danneggiare i valori sacri della famiglia. Inoltre, secondo quanto si è potuto apprendere sinora, oltre 120 pagine Facebook sono state cancellate e almeno 12 amministratori arrestati (e altri 24 convocati dall’Intelligence). Vogliamo ricordare che, proprio in questi giorni, è stata confermata la condanna a 133 anni di carcere per otto attivisti iraniani in Facebook (innalzata rispetto alla prima condanna). Vogliamo ricordare che, mentre la disoccupazione in Iran vola, il regime finanzia con 76 milioni di dollari i Pasdaran per le attività Cyber. Una cifra incredibile, elargita solo per continuare a reprimere la libertà dei giovani iraniani.

Un’altra brutta notizia ci arriva dal regista e attivista iraniano Mohammad Nourizad. Dalla sua pagina Facebook, infatti, Nourizad racconta quanto accaduto ieri a Nasrin Sotoudeh davanti all’Associazione degli Avvocati. Nasrin Sotoudeh, avvocatessa e attivista per i diritti umani, si raduna da tempo davanti a questa associazione per protestare contro il divieto di esercitare la sua professione, impostole dal regime. Durante la protesta organizzata il 2 febbraio, il responsabile dell’Associazione Avvocati Ali Najafi Tavana ha deciso di richiedere l’intervento delle forze di sicurezza del regime. I miliziani sono protamente arrivati, minacciando di arrestare gli attivisti presenti. Con il coraggio di una leonessa, Nasrin Sotoudeh ha allontanato le guardie e ha affermato di essere la sola responsabile della manifestazione. Senza timore alcuno, Nasrin ha sottolineato il suo diritto a protestare e ha sfidato le minaccie di arresto. Tra gli attivisti presenti, c’era anche il padre di Mostafa Karim Beigi, un attivista ucciso durante le proteste del 2009. Davanti alle urla dei Basij quest’uomo temerario e ancora sofferente ha affermato “non provate a spaventarci. Noi abbiamo perso i nostri figli per questo genere di azioni e non ci faremo intimidire dalle vostre minacce“. Se possibile, ancora piu’ coraggioso è stato l’attivista Mohammad Maleki che, camminando davanti ad una guardia ha affermato: “l’ultima volta mi hai minacciato di morte. Io sono pronto anche per questo. Dimmi dove e quando e io sarò lì. Non serve aggiungere altro…

c

b

a

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...