Archivio per febbraio, 2015

gentiloni

Apprendiamo dalle agenzie di stampa dell’arrivo oggi a Teheran del Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. Secondo quanto riportato dai media, il viaggio di Gentiloni nella Repubblica Islamica durerà sino al primo marzo e avrà come temi principali il negoziato nucleare, le crisi che attraversano il Medioriente e i rapporti bilaterali tra Italia e Iran. Vogliamo precisare subito una cosa: potremmo scrivere righe e righe, come è noto, da indirizzare al rappresentante italiano in merito al ruolo dei Pasdaran negli attuali massacri in Siria e Iraq, sul modo in cui i Mullah stiano ingannando l’Occidente sul nucleare o sull’abuso quotidiano dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Questa volta, però, piuttosto che spenderci in mille parole che – siamo certi – alla Farnesina leggerà, vogliamo usare questa occasione per fare al Ministro Gentiloni due richieste precise, entrambe relative a due prigionieri iraniani, arrestati dal regime per ragioni politiche. Per entrambi, ovviamente, chiediamo al Ministro Gentiloni di intercedere verso il regime, chiedendo il loro rilascio immediato per ragioni umanitarie e civili.

La prima prigioniera politica di cui chiediamo aiuto per il suo rilascio è Atena Farghadani. Di Atena vi abbiamo già parlato qualche settimana fa. Si tratta di una ragazza giovanissima, attivista per i diritti dei bambini. Atena è anche una artista ed è stata arrestata dal regime per aver disegnato una serie di caricature di personaggi politici – tra cui la caricatura di Khamenei – che ha fatto infuriare il regime. Da 16 giorni, Atena è in sciopero della fame per protestare contro il abusi da lei subiti. Per la sua libertà, da giorni ormai, si stanno attivando gli attivisti per i diritti umani e in suo nome sono state creare pagine Facebook e petizioni. Atena ha bisogno di essere operata urgentemente e la sua vita è a rischio. La sua permanenza in carcere è diventata ormai intollerabile e la stessa Nasrin Sotoudeh, all’interno dell’Iran, si sta battendo per la sua liberazione.

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Il secondo prigioniero politico per cui chiediamo aiuto al Ministro Gentiloni è l’Ayatollah Kazameini Boroujerdi. Dell’Ayatollah Boroujerdi vi abbiamo parlato diverse volte e vi abbiamo detto che è conosciuto al mondo come il “Mandela iraniano”. Un soprannome che si è guadagnato per la sua coraggiosa battaglia contro il khomienismo, in nome del ritorno alla vera natura dell’Islam sciita, una natura politicamente quietista e improntata al dialogo e alla pace. Al contrario, come ha sempre denunciato da Qom l’Ayatollah Boroujerdi, la Repubblica Islamica si è fatta sempre portatrice di un messaggio violento, improntato al mero sostegno al terrorismo internazionale e all’abuso dei diritti umani. Dal 1994, per questo motivo, l’Ayatollah Boroujerdi si batte per la democrazia in Iran e per la separazione netta tra potere politico e potere religioso. L’Ayatollah Boroujerdi sta pagando a caro prezzo il suo coraggio: l’Ayatollah si trova ormai in carcere dal 2006 e le sue condizioni di salute sono davvero drammatiche, tanto che la stessa Associazione Mondiale dei Medici ne ha recentemente chiesto l’immediato rilascio. Nel settembre del 2014, Borujerdi è stato visitato da un rappresentante del tribunale clericale del regime che, minacciando di applicare la pena di morte, lo ha invitato ad accettare una pubblica confessione di colpevolezza. L’Ayatollah, ovviamente, ha rifiutato e iniziato uno sciopero della fame. Per la sua libertà, addirittura, si sono esposti diversi prigionieri politici iraniani che, denunciando gli abusi da lui subiti, ne hanno chiesto il rilascio immediato. Da parte sua, lo stesso Ayatollah ha inviato lettere al Segretario dell’Onu, la Pontefice precedente e ad altri esponenti di primo piano a livello mondiale. Purtroppo, nonostante gli appelli degli attivisti, il regime non ha sinora voluto sentire alcuna ragione.

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Chiediamo, anzi imploriamo, il Ministro Gentiloni di farsi mediatore per la libertà di questi due prigionieri politici. Lo facciamo con la consapevolezza che, parlando di sole due persone, lasciamo da parte una lista lunghissima di prigionieri politici e di coscienza attualmente detenuti nel carceri iraniani. Allo stesso tempo, però, riteniamo che inziare dalla libertà di due attivisti attualmente in serio pericolo di vita, sia un passo fondamentale. Soprattutto, crediamo che questo approccio sia centrale soprattutto nell’attuale atmosfera di appeasement Occidentale verso Teheran. Al di là della questione nucleare, infatti, all’Iran non può e deve essere permsso di rientrare a pieno titolo nella Comunità Internazionale, senza il rispetto dei diritti umani e civili che spetta al popolo iraniano. In particolar modo, la liberazione dell’Ayatollah Borujerdi avrebbe un significato profondo, in un contesto internazionale in cui la religione è usata come scudo per esportare jihadismo e terrorismo (e l’Iran è il capostipide di questo approccio).

Sperando in una risposta positiva alla nostra richiesta, ringraziamo e porgiamo al Ministro Gentiloni i nostri cordiali saluti.

Collettivo No Pasdaran

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Mentre nel mondo (Italia compresa) la lobby pro Iran usa l’immagine dell’ex Presidente iraniano Khatami per promuovere i voleri della Guida Suprema Khamenei, all’interno della Repubblica Islamica, l’ex Presidente riformista è considerato praticamente un nemico del regime. Recentemente, non a caso, l’organo di censura dei media ha vietato la diffusione delle immagini di Khatami via televisione e giornali. Un divieto a cui, tanto per chiarire, si è silenziosamente adagiato il Governo che, per bocca del Ministero dell’Informazione, ha fatto sapere di considerare la censura come vincolante (alla faccia di chi parla del nuovo Iran…).

Come sempre accade nei regimi, però, ciò che si intende vietare diventa lo scudo attraverso il quale il popolo manifesta il suo malcontento. Così, ecco che i funerali della sorella dell’Ayatollah Mohammad Khatami – Fatameh Khatami – sono diventati una occasione per protestare contro Khamenei e le Guardie Rivoluzionarie. Nei video che vi mostriamo qui sotto, è possibile vedere la folla che ha preso parte alle esequie funebri, urlare i nomi di Mir Hossein Mousavi e di Mehdi Karroubi, i due leader dell’Onda Verde, costretti agli arresti domiciliari da quattro anni (senza nemmeno aver subito un processo…).

Vogliamo ricordare infine che, nonostante il divieto imposto dall’alto, diversi media e social networks  iraniani hanno comunque sfidato la censura, pubblicando foto dell’ex Presidente Khatami, lanciando anche un apposito hashtag denominato “Noi Saremo i Media di Khatami” (in farsi: #رسانه_خاتمی_میشویم). Una Pagina Facebook con questo nome è stata creata appositamente. Ancora una volta, nonostante l’appeasement pro regime dell’Occidente, il popolo iraniano continua a lottare per la sua libertà…Purtroppo, oggi, è sempre piu’ solo…

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