Iran, attivisti arrestati e condannati per i loro contatti con l’inviato delle Nazioni Unite!

Pubblicato: gennaio 26, 2015 in Iran, Iran censura, Iran Diritti Umani, Iran dissidenti, Iran Donne, Iran Giornalisti, Iran Governo, Iran Islam, Iran notizie, Iran Onu, Iran Pasdaran, Iran Regime, Iran Rouhani, Iran Società, Iran Società Civile
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Se in Occidente si mettesse in carcere qualcuno per aver avuto contatti con le Nazioni Unite, probabilmente, l’opinione pubblica e la diplomazia ufficiale si rivolterebbero chiedendo a gran forza la liberazione del prigioniero. Purtroppo, questo non avviene con la Repubblica Islamica dell’Iran. Dall’ottobre scorso – data del rilascio dell’ultimo rapporto dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran – il regime iraniano ha inziato a perseguitare chiunque avesse avuto contatti il rapprsentante Onu Ahmad Shaheed.

Il primo caso che vi riportiamo è quello di Atena Daeimi, attivista per i diritti dei bambini e per i diritti civili. Arrestata nell’ottobre scorso e posta in isolamento, Atena è stata incolpata di aver avuto contatti con l’inviato Onu Shaheed. Per questo, la povera attivista è stata portata davanti al giudice con l’accusa di “propaganda contro lo Stato”. Dopo essere stata fermata, Atena Daeimi è stata trasferita nel carcere di Evin, ove sono detenuti la maggior parte dei prigionieri politici. Qui, come protesta contro il regime, Atena ha iniziato lo sciopero della fame. In queste ore, gli attivisti hanno reso noto che Atena è soggetta a dure pressioni da parte di un magistrato di nome Moghise. Secondo le informazioni che arrivato dall’Iran, infatti, questo agente del regime avrebbe minacciato di trasferire l’attivista iraniana nel terribile carcere di Gharchak, presso Veramin. Questo carcere, come denunciato numerose volte, è tristemente noto per l’assenza di servizi e lo stato pessimo delle condizioni igeniche.

Il secondo caso che vi riportiamo è quello sindacalista Behnam Ebrahimzadeh. Behnam non è stato arrestato di recente, ma si trovava già in carcere sin dal 2010, quando è stato arrestato dal regime per la sua attività di sindacalista e attivista per i diritti dell’infanzia. Accusato di essere parte dle MeK – una parte dell’opposizione iraniana in esilio – Behnam si trovava nel carcere di Evin quando è scoppiato il cosiddetto “Giovedi Nero”, ovvero l’assalto delle forze di sicurezza all’interno del braccio 350, quello dove sono rinchiusi i prigionieri politici (aprile, 2014). Per essersi difeso dai Pasdaran, Bahenam è stato trasferito nel braccio 209 della prigione di Evin e un nuovo caso giudiziario è stato aperto nei suoi confronti. Nel gennaio scorso, quindi, Behnam Ebrahimzadeh è stato condannato dal giudice Salavati a 9 anni e mezzo di carcere. Da notare che, tra le motivazioni della sentenza, c’è anche l’accusa di contatti con Ahmad Shaheed, l’inviato delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran. Il caso di Behnam, inoltre, è particolarmente triste, perchè si tratta di un padre disperato con un figlio malato di cancro.

E’ vergognoso che la Repubblica Islamica, parte delle Nazioni Unite, metta in carcere e perseguiti senza conseguenze internazionali coloro che hanno avuto contatti con un rappresentante dell’Onu. Un rappresentante ufficiale, accusato da Teheran di essere solo un agente al servizio della cospirazione. Per il mondo occidentale, che i diritti umani pretende di difendere e sostenere, dovrebbe però essere naturale opporsi a coloro che umiliano l’intera Comunità Internazionale. Purtroppo, ormai troppo stesso, questo dovere viene dimenticato…

L'attivista Behnam Ebrahimzadeh, con il figlio malato di cancro

L’attivista Behnam Ebrahimzadeh, con il figlio malato di cancro

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