Sergei Shoigu, Hossein Dehghan

Il 20 gennaio scorso, il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e quello iraniano, il Pasdaran Hossein Dehghan, hanno firmato un accordo “di lungo termine” per la cooperazione militare. Come sottolinea The Diplomat, è la prima volta in 15 anni che un Ministro della Difesa di Mosca visita la Repubblica Islamica, sottolineando la volontà di approfondire la cooperazione tra i due Paesi nel settore della Difesa. La ragione che avvicina la Russia all’Iran ha un nome preciso: Ucraina. La crisi ucraina e le sanzioni approvate contro Mosca, hanno unito Russia e Iran contro un comune avversario: gli Stati Uniti. Secondo l’agenzia russa Spuitnik News, infatti, il patto firmato a Teheran “ha lo scopo di unire i due Paesi nella lotta contro le interferenze esterne negli affari regionali”.

A questo punto, è necessario capire la portata geopolitica di questo accordo. In primis bisogna partire dal comune interesse di Mosca e Teheran: salvare il potere di Bashar al Assad. Come messo in luce da EAWorldView, il recente tentativo della Russia di promuovere un accordo di pace tra Assad e i ribelli è totalmente fallito e lo stesso inviato ONU, Staffan De Mistura, non è riuscito a convincere il regime di Damasco a fermare gli scontri ad Aleppo. Nel frattempo, come noto, gli Stati Uniti hanno inviato 400 istruttori per addestrare i ribelli siriani in Turchia, Qatar e Arabia Saudita. Una mossa che, però, difficilmente riuscirà a mettere in difficoltà Bashar al Assad, soprattutto considerando il fatto che il programma americano comincerà solamente a Marzo e che, comunque, permangono profonde divergenze tra il Governo di Washington e quello di Ankara.

Il vero obbiettivo di Teheran, però, è quello di riportare la lancetta indietro nel tempo al 2000, quando la Repubblica Islamica era il quarto importatore al mondo di armamenti dalla Russia. Per fare questo ci sono due ostacoli da superare: 1. nel 2007 Mosca ha firmato un accordo con Teheran per il sistema antimissile S300 (un accordo del valore di 800 milioni di dollari). L’accordo, però, non è mai stato implementato per via delle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Repubblica Islamica. Le sanziono Onu del 2010, infatti, hanno costretto la Russia a revocare l’accordo firmato nel 2007. La Repubblica Islamica ha cosi deciso di rivolgersi alla Corte di Arbitraggio internazionale, chiedendo una compensazione di 4 miliardi di dollari. Ergo, una delle precondizioni per il ritorno ai fasti del 2000, sarà proprio il ritiro dell’arbitrato promosso dalla Repubblica Islamica contro la Russia; 2. La seconda condizione per l’avvio della cooperazione militare tra Russia e Iran è l’alleggerimento delle sanzioni internazionali contro l’Iran. Per questo, il regime iraniano ha bisogno di trovare un accordo con il Gruppo del 5+1.

Quali potrebbero essere, allora, i risolvoti pratici dell’accordo? Sembra chiaro che, l’accordo tra Russia e Teheran spinge il Governo iraniano a ricercare un bad agreement con l’Occidente sul nucleare. Forte dell’attuale atmosfera di appeasement internazionale, il regime iraniano intende salvare capre e cavoli: consapevole della volontà del Governo americano di ridurre la presenza nel Golfo e della non volontà occidentale di avviare una operazione via terra contro Isis, Teheran vuole firmare un accordo che permetta di salvare le fondamenta del suo programma nucleare militare e avviare un processo di allegerimento delle sanzioni internazionali.

Una grande intesa silenziosa che, se realizzata, lascerebbe sul terreno diverse “vittime”. Prime fra tutti le monarchie arabe sunnite del Golfo, ormai sempre più sole, costrette a fronteggiare un regime i cui proxy sono già ampiamente penetrati nella Penisola Arabica (Bahrain e Yemen). Senza contare il fatto che, se Mosca non percepirà presto un mutamento nei rapporti con la Nato, nessuno potrà escludere che decida comunque, in tempi brevi, di approfondire la cooperazione militare con l’Iran (una cooperazione che, nel 2000, valeva almeno 13 miliardi di dollari…). Se si considera che una nave spia russa è appena arrivata a Cuba, possiamo considerare questa seconda evenienza come qualcosa di più di una mera ipotesi…

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