Archivio per dicembre, 2014

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Il regime iraniano ha “celebrato” ieri il ricordo del 9 Dey, ovvero la manifestazione organizzata dai Pasdaran il 30 dicembre del 2009, per dimostrare il sostegno della popolazione alla Velayat-e Faqih. Era il periodo delle grandi proteste di massa, dell’Onda Verde,  quel movimento di massa sceso nelle strade per contestare la falsa rielezione del negazionista Ahmadinejad. Dopo le repressioni delle forze di sicurezza del regime, quel Movimento trasformò le sue richiese, gridando a gran vice °Marg Bar Diktator°, Morte al Dittatore.

In questa giornata, praticamente tutti i leader del regime si sono prodigati nel descrivere la manifestazione del 30 dicembre come un evento epocale nella storia dell’Iran, una dimostrazione di fede ai valori del khomeinismo. Il primo che, pubblicamente, ha elogiato quell’evento è stato proprio il “moderato” Hassan Rouhani: secondo quanto riportato da Arash Karami – giornalista di al Monitor – il Presidente iraniano ha descritto la manifestazione pro regime come “dimostrazione di fedeltà alla Repubblica Islamica e alla Velayat-e Faqih”. Si tratta dell’ennesima riprova della vera natura del Presidente iraniano, uomo di regime al 100%. Tutti i rappresentanti iraniani, quindi, hanno descritto gli eventi dell’88 (secondo il calendario persiano), come accadimenti finanziati da Stati Uniti e Gran Bretagna per far cadere la Repubblica Islamica.

Nonostante le minacce dei Mullah, i leader dell’Onda Verde non sono rimasti in silenzio: Mir Hossein Mousavi – leader dell’Onda Verde – ha chiesto un pubblico processo (da anni negato). Sia Mousavi che Karroubi si trovano da anni agli arresti domiciliari, in completo isolamento. In Twitter, invece, i giovani iraniani hanno twittato in massa “noi non dimenticheremo le repressioni del 2009!”. La verità è che il regime sembra sempre di piu’ essere una “tigre di carta”: senza le repressioni interne e il nuovo appeasement mondiale, il potere dei Mullah e dei Pasdaran sulla popolazione sarebbe davvero a rischio.

Continuiamo, quindi, a chiedere all’Occidente tutto di svegliarsi ed isolare definitivamente la Repubblica Islamica. Solamente in questo modo, sarà possibile ridare la dignità al popolo iraniano e fermare le politiche criminali degli eredi dell’Ayatollah Khomeini!

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Mentre buona parte del mondo ha celebrato serenamente il Natale e mentre Khamenei twittava in onore di Gesu’, per molti cristiani iraniani la nascita di Cristo si è tramutata in un incubo. Nel silenzio – drammaticamente colpevole – dei media interazionali, ben 12 cristiani sono stati arrestati in due diversi raid dalle forze di sicurezza del regime. Il primo arresto di massa è avvenuto proprio il 25 dicembre, presso Rudehen, nella regione di Teheran. Qui, ben nove fedeli cristiani sono stati portati via dagli agenti proprio mentre celebravano – clandestinamente – il Natale.

Gli attivisti hanno reso noti i nomi di otto dei nove dei fermati. Si tratta di: Mehdi Kian, Ali Sadraddin (noto come Fratello Stephen), Mohammad Kazemi, Azin Faroudi, Mohammad Hossein Moridian, Maryam Narimani, Alireza Nasiri e Fratello Matin. Di un fedele è finora impossibile sapere il nome. Dopo il loro arresto, i detenuti sono stati trasferiti in una località ignota e nessuna notizia è stata fornita ai famigliari. Tutti i fermati sono ex mussulmani, convertiti di recente al cristianesimo, un passaggio che il regime punisce con il reato di apostasia.

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Il 26 dicembre, invece, le forze di sicurezza sono entrate in azione a Teheran. Qui, infatti, hanno arrestato un prete Assiro: Padre Victor. Secondo le informazioni finora rese note dagli attivisti, insieme a Padre Victor sono state fermate altre due persone. Gli agenti hanno perquisito la casa del prete, controllando anche cellulari e computer. Dopo il raid, quindi, i fermati sono stati tutti trasferiti nel carcere di Evin, noto per essere il centro di detenzione principali dei prigionieri politici. Secondo le stime dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, nelle carceri iraniane mietono oltre 40 cristiani, tutti costretti a passare l’ennesimo Natale dietro le sbarre…

Insieme alle persecuzioni contro i cristiani, nella Repubblica Islamica anche il boia continua liberamente il suo lavoro. Mentre le Nazioni Unite approvano la Moratoria contro la Pena di Morte, nel giorno di Natale il regime iraniano ordina una esecuzione di massa presso il carcere di Shiraz: ben sette detenuti sono stati impiccati pochissime ore. Nelle ultime due settimane, solamente a Shiraz, 15 condanne a morte sono state eseguite. Anche in questo caso, con il colpevole silenzio delle diplomazie Occidentali…

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Pochi giorni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione per l’adozione della moratoria universale contro la pena di morte. Una mozione che ha visto la diplomazia italiana in prima fila, tra i principali promotori dell’abolizione della pena capitale nel mondo. La risoluzione è stata approvata con 117 voti favorevoli, un record rispetto al passato (nel 2012 i votanti a favore della risoluzione furono 111). Nella stessa risoluzione – la GA/11604l’UNGA ha condannato l’abuso dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran, in Siria e in Corea del Nord. Per la cronaca, i tre Paesi sono accumunati da una indissolubile alleanza. Una alleanza che vede proprio i Mullah iraniani al centro della partita: dalla Corea del Nord, infatti, l’Iran ha importato il know-how per i suoi missili ballistici, e proprio grazie ai Pasdaran iraniani, il regime di Bashar al Assad è ancora al potere.

Il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha espresso soddisfazione per l’adozione della Risoluzione ONU, definendo il voto alle Nazioni Unite come un “successo della diplomazia e della società civile italiane“. Per quanto ci riguarda, concordiamo completamente con il Ministro e facciamo i complimenti alla task force italiana – composta anche da Amnesty International, dalla Comunità di Sant’Egidio e da Nessuno Tocchi Caino – che ha portato avanti con forza questa iniziativa. Allo stesso tempo, però, vogliamo sottolineare che – proprio in seguito alla nuova approvazione della risoluzione ONU – quanto accade in Iran non è piu’ tollerabile da nessun Paese democratico.

Non soltanto, come le stesse Nazioni Unite rimarcano, Teheran è praticamente il “leader dell’abuso dei diritti umani”, ma la Repubblica Islamica guida senza pietà la classifica delle esecuzioni capitali. Solo dall’elezione di Hassan Rouhani, poco piu’ di un anno fa, come lo schema sotto dimostra (fonte: UANI), oltre 1000 prigionieri sono stati impiccati dal regime iraniano. Come si nota, quindi, lo stesso numero delle esecuzioni capitali avvenute in pubblico – una vera e propria bestialità medievale – è aumentato di oltre il 50%!

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Come dimostrato dai fatti, l’appeasement Occidentale verso l’Iran ha fallito completamente. Mentre il mondo apriva ai rappresentanti iraniani, infatti, le repressioni e le condanne a morte all’interno della Repubblica Islamica proseguivano senza alcuna pietà. Riteniamo che sia giunto il tempo in cui l’Iran venga chiamato a rispondere dei suoi crimini e che, ogni possibile apertura verso i Mullah, venga sostenuta solamente davanti a tangibili passi avanti del regime in merito al rispetto dei diritti umani . Come sottolineato dallo stesso Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato, ““è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“.

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Per l’Occidente è un moderato che aiuterà il mondo a pacificare la Siria e combattere Isis in Iraq. Hassan Rouhani è percepito come colui che riporterà il regime iraniano all’interno della Comunità Internazionale, avvicinando la Repubblica Islamica al Nuovo e al Vecchio Continente. Peccato che, come sempre, ben pochi esperti di politica internazionale si danno la briga di leggere veramente le dichiarazioni che arrivano da Teheran. Qualche giorno fa, il Presidente iraniano Rouhani ha incontrato il Primo Ministro siriano Wael al Halqi. Nell’incontro, Rouhani non ha espresso alcuna critica verso Bashar al Assad e la sua politica terrorista. Al contrario, secondo quanto riportato da Fars News, Rouhani ha elegiato il regime di Damasco per la sua lotta contro il “terrorismo” e la “cospirazione straniera”. Così, mentre gli Stati Uniti e l’UE si aspettano da Teheran una mossa per defenestrare Bashar al Assad, dalla dirigenza iraniana arriva esattamente il messaggio contrario. Tanto è vero che,  nello stesso incontro con il Primo Ministro siriano, Rouhani ha promesso un approfondimento delle relazioni tra Iran e Siria. Un approfondimento che, chiaramente, non potrà che passare per un maggiore sostegno militare da parte della Repubblica Islamica a Bashar al Assad.

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Sarà quindi anche per questo motivo che, nel budget presentato dal Governo iraniano al Parlamento per il 2015, è previsto un considerevole e drammatico aumento dei finanziamenti verso i Pasdaran e i Basij. Secondo quanto scritto dallo stesso Wall Street Journal, Rouhani pianifica di spendere per il 2015 8,4 quadrilioni di Rial, ovvero circa 293 miliardi di dollari. Si tratta di un aumento del 4% delle spese statali, rispetto allo scorso anno. Un budget fondato sull’aumento del 23% delle tasse statali, a fronte di una diminuzione degli income arrivati dall’esportazione del petrolio. La domanda però è una sola? In nome di cosa e di chi i cittadini iraniani pagheranno un aumento cosi elevato della tassazione? La risposta si trova nel budget stesso: nonostante un previsto aumento dei finanziamenti al sistema sanitario, ben 10 miliardi di dollari verrano usati per finanziare i Pasdaran ed i Basij. Un aumento del 33% del finanziamento statale rispetto all’anno 2014! Non solo, come fanno notare gli esperti, il sostegno governativo alle milizie paramilitari sarà anche notevolmente più alto, in considerazione del fatto che le spese previste per l’ufficio della Guida Suprema – il capo militare del Paese – non vengono pubblicate nel budget governativo.

Se consideriamo anche il sostegno Governativo alla Khatam al Anbia, la compagnia controllata dai Pasdaran, il sostegno statale alle Guardie Rivoluzionarie cresce sino al 48% delle spese totali previste per il 2015. Senza contare, infine, che secondo quanto previsto dal Governo iraniano, aumenti nel budget sono previsti anche per il Ministero dell’Intelligence, 790 milioni di dollari ovvero un aumento del 40% del finanziamento statale, e per le corti religiose (aumento del 37% del finanziamento statale).

Insomma, il messaggio che il regime iraniano sembra voler mandare è molto chiaro: rafforzamento dell’apparato repressivo del regime, contro ogni possibile minaccia esterna (ovvero sostegno al terrorismo internazionale), ma soprattutto interna. Ancora una volta, nell’indifferenza internazionale, a pagare saranno i cittadini iraniani, le cui istanze di libertà troveranno davanti un muro di repressione sempre più spietato e violento. In queste ore l’account Twitter ShiaPulse ha reso noto un documento del 2010, in cui la Guida Suprema Ali Khamenei metteva in guardia davanti al rischio di un collasso della Repubblica Islamica ed ordinava agli apparati di sicurezza di agire massicciamente per tenere in vita il regime dei Mullah.

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Il Natale 2014, sicuramente, non renderà piu’ buoni i Pasdaran e i Mullah. Dalla Repubblica Islamica, infatti, arriva la notizia di  nuove e gravi persecuzioni religiose: due cristiani sono stati arrestati dalle forze di sicurezza nel parco Khalij-e Fars, nella città di Fooladshahr (provincia di Isfahan). La loro colpa? Aver suonato musica religiosa in pubblico. Secondo le informazioni ricevute, gli arrestati si chiamano Shahram Donia Roui e Mohammad Reza Vahedi . Dal momento del loro fermo, all’inizio di dicembre, le famiglie non hanno avuto piu’ alcuna notizia dei loro cari.

Nessuna notizia anche di Ebrahim Hosseinzadeh, impiegato presso la Chiesa di Shiraz. Gli agenti in borghese sono arrivati improvvisamente e lo hanno portato via. Da quel momento, come per il caso di Fooladshahr, nessuna informazione sulla sorte del fedele cristiano. La campagna in atto, si inserisce in un duro clima di repressione messo in atto dalle autorità iraniane in questo periodo pre-natalizio. Solo nelle ultime settimane, oltre 50 prigionieri sono stati impiccati nelle carceri iraniane.

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Prima di scrivere un articolo sull’Iran e il Movimento Cinque Stelle (M5S), abbiamo atteso pazientemente. Abbiamo voluto mettere alla prova il Movimento e cercare di capire se, oltre alle posizioni di Beppe Grillo, ci fossero altri rappresentanti capaci di avere delle letture diverse della politica internazionale. Oggi che il Sindaco di Parma Pizzarotti propone una linea politica diversa, vogliamo approfittarne per lanciare un messaggio a Beppe Grillo e a tutto il Movimento Cinque Stelle: abbiate il coraggio di condannare duramente il regime iraniano! In questi mesi, come saprete, il M5S si è fatto sentire parecchio per quanto concerne gli attacchi al cosiddetto imperialismo americano, le critiche ad Israele e le proposte – per quanto ci riguarda assurde – di avviare un dialogo con gruppi terroristi come Hamas o Isis. Quasi nulla è arrivato dal M5S sulla Repubblica Islamica dell’Iran.

Le uniche opinioni concernenti l’Iran espresse dal Movimento Cinque Stelle restano quelle di Beppe Grillo, esternate in una famosa intervista per il quotidiano israeliano Yedioth Ahronot. In quella intervista, risalente al 2012, Grillo giustificò le esecuzioni pubbliche, minimizzò le parole di Ahmadinejad e proclamò pubblicamente che l’economia iraniana andava bene (Sic…). Soprattutto, però, Beppe Grillo affermò che il mondo non conosce l’Iran e che, nella Repubblica Islamica, “la donna è al centro della famiglia”.

Orbene, da quella intervista sono trascorsi due anni. Poche settimane invece sono passate dagli attacchi con l’acido contro le donne iraniane. Attacchi che hanno ben dimostrato come, se le donne iraniane sono al centro della famiglia, lo sono sino a quando non escono dalle regole stabilite della Repubblica Islamica. Basti ricordare che oltre 380 donne sono state sfigurate solamente per aver vestito male il velo islamico (dati della polizia iraniana). Nella Repubblica Islamica, come noto, nessuno ancora ha pagato per questi gravissimi fatti. Il regime, però, ha trovato il tempo di reprimere la protesta popolare, scoppiata in seguito alla visione delle immagini di alcune donne completamente bruciate in volto. Davanti a questi accadimenti, il Movimento Cinque Stelle – Beppe Grillo in testa – è rimasto quasi completamente silente. Abbiamo letto di una sola condanna, espressa dalla deputata Maria Elena Spadone e relativa alla morte di Reyhane Jabbari. Una condanna che il M5S non si è nemmeno sprecato a diffondere con molta forza. Troppo poco…

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Niente, proprio niente, è arrivato dal M5S per quanto concerne le oltre 1000 condanne a morte eseguite dal regime iraniano nell’ultimo anno. La stessa condanna da parte della Deputata Spadone , è arrivata solamente in seguito all’impiccagione della Jabbari. Nulla il Movimento ha detto o fatto per sostenere la campagna internazionale per la liberazione della Jabbari, quando la povera Reyhane era ancora in vita. Cosi come, nulla il Movimento Cinque Stelle sta facendo per ottenere la liberazione di Ghonouche Ghavami, giovane donna condannata per aver tentato di assistere ad una partita di pallavolo. Ancora niente è stato detto dai Cinque Stelle davanti ai report dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Ahmad Shaheed: report che chiaramente mettono in luce gli abusi dei diritti umani compiuti dal regime iraniano contro donne, minoranze etniche e religiose, giornalisti e oppositori politici. Per questo chiediamo al Movimento Cinque Stelle di avere piu’ coraggio nel prendere posizione contro Teheran. Chiediamo al M5S di sostenere seriamente la Pink Wave, l’Onda Rosa delle donne iraniane, in prima linea nella lotta ad un regime fanatico, misogino, razzista e corrotto. Un regime dove, secondo la legge, la vita della donna vale metà di quella dell’uomo.

Concludiamo, quindi, con alcune domande per Beppe Grillo e per tutti i sostenutori dell’M5S: cosa sarebbe successo se Parvin Tadjk – moglie di Beppe Grillo – si fosse recata in bikini in una spiaggia iraniana? Cosa sarebbe successo a Parvin Tadjk se avesse girato senza velo ad Isfahan o Teheran? Soprattutto, però, perchè le donne iraniane non meritano gli stessi diritti e la stessa autoderminazione di cui gode la Signora Parvin Tadjk?

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Finalmente, potremmo dire! Dopo averne sentite di tutti i colori nei recenti incontri istituzionali tra rappresentanti italiani e iraniani, finalmente abbiamo trovato un politico italiano capace di parlare chiaro al regime durante un incontro ufficiale. Un Senatore coraggioso, in grado di chiedere conto, senza mezzi termini, delle violazioni e degli abusi che i Pasdaran mettono in atto nella Repubblica Islamica. Si tratta del Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato.

Dalle agenzie di stampa, infatti, apprendiamo di un incontro avvenuto tra M.J. Larijani, potente capo dell’Alto Consiglio per i Diritti Umani in Iran e il Senatore Manconi. Dal testo del comunicato rilasciato dopo l’incontro, apprendiamo il contenuto della conversazione tra i due politici. Il Senatore Manconi non le ha certo mandate a dire al rappresentante del regime iraniano. Non soltanto Manconi ha chiesto all’Iran di aprire all’ingresso dei rappresentanti Onu e delle Ong per monitorare l’abuso dei diritti umani, ma ha anche denunciato i numerosi casi di tortura all’interno delle carceri iraniane. Su queste questioni di primaria importanza, il Senatore ha chiesto a Larijani una risposta scritta.

Il Comunicato rende anche noto che il Senatore Manconi ha condannato l’impiccagione di Rehyaneh Jabbari, condannata alla pena capitale per essersi difesa da un violentatore, membro dell’intelligence iraniana. Manconi ha citato il caso Jabbari come esempio cardine per dimostrare la discriminazione delle donne nella Repubblica Islamica, una disparità di trattamento che negli ultimi mesi ha permesso ai miliziani fondamentalisti di attaccare con l’acido oltre 380 donne. Una dura condanna è arrivata da parte del Senatore Manconi anche contro l’altissimo numero di pene capitali approvate ed eseguite nella Repubblica Islamica.

Il punto piu’ forte, pero’, arriva probabilmente alla fine del Comunicato stampa. Pur sostenendo la necessità di continuare il negoziato sul nucleare, il Senatore Manconi lega la questione nucleare e quella dei diritti umani. Manconi, infatti, afferma che “è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“.

Al coraggio del Senatore Manconi va il plauso dell’opposizione iraniana. Piuttosto che parlare del nuovo Iran (inesistente) o cercare un appeasement con i Mullah in nome del business, tutti i rappresentanti politici italiani dovrebbero prendere esempio dal Senatore Manconi e chiedere ai rappresentanti iraniani spieganzioni del loro criminale comportamento!

Di seguito si riporta il testo del Comunicato Stampa Ansa, incontro Manconi – M.J. Larijani

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