Nucleare: Ecco perchè non possiamo davvero fidarci del regime iraniano

Pubblicato: novembre 20, 2014 in Iran, Iran Bomba nucleare, Iran Diplomazia, Iran fatwa, Iran Islam, Iran Khamenei, Iran negoziato nucleare, Iran Nucleare, Iran Pasdaran, Iran Regime, Iran Rouhani, Iran Uranio

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Ci avviciniamo alla scadenza del 24 novembre, data in cui – teoricamente – l’Iran e il Gruppo del 5+1 potrebbero firmare un accordo sul programma nucleare della Repubblica Islamica. Nonostante i buoni auspici della lobby attivata dal regime iraniano in tutto il mondo (legge l’articolo “l’Appello dei sette“), restano sul tavolo molti punti problematici ancora da risolvere. Teheran, infatti, non ha alcuna intenzione di firmare un vero accordo sul nucleare: l’obiettivo dei Mullah, come noto, è sempre stato quello di ottenere la bomba nucleare, o almeno le capacità per costruirla in poco tempo (il cosiddetto livello di soglia). La bomba, si sa, è vista dal regime come una garanzia per la sopravvivenza della Velayat-e Faqi, uno strumento che renderebbe il Paese immune da minacce esterne e lascierebbe i Pasdaran liberi di reprimere il dissenso interno. Quindi, a dispetto delle falsità scritte in questo periodo dai simpatizzanti Occidentali di Khomeini, gli step per un vero agreement tra l’Iran e il resto del mondo sono ancora lontani. Vediamo, concretamente, alcuni di questi punti insoluti, diversi dei quali considerati da Khamenei come intoccabili.

  • In primis il sistema di verifiche. A dispetto del negoziato tra l’Iran e il 5+1, chi materialmente si occupa di verificare il progresso del programma nucleare iraniano è impossibilitato nel sua agire e, per quello che ha potuto vedere, sta lanciando ancora pericolosi segnali di allarme. Ovviamente parliamo dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Esclusa dal tavolo negoziale con Teheran, l’AIEA ha da poco rilasciato un report in cui, molto chiaramente, denuncia come i pericoli della militarizzazione del programma nucleare iraniano restano ancora intatti. Negli ultimi mesi, tra le altre cose, l’Iran ha negato agli ispettori AIEA l’ingresso nel Paese per ben cinque volte e, come noto, non ha ancora autorizzato l’Agenzia ONU a visitare la base militare di Parchin. Qui, infatti, Teheran ha testato gli effetti di una esplosione nucleare;
  • Il regime iraniano ha detto, molto chiaramente, di non avere intenzione di smantellare il programma missilistico. La minaccia dei missili balistici sviluppato da Teheran, vogliamo ricordarlo, è parte integrante del sistema sanzionatorio delle Nazioni Unite stesse. Un sistema approvato dal Consiglio di Sicurezza, ergo anche da alleati dell’Iran stesso come la Russia (che non a caso non ha venduto il sistema antimissile S300 a Teheran!). Vogliamo ribadire che, un programma di missili balistici senza un ordigno nucleare, è praticamente privo di senso. Senza contare che, grazie al sostegno degli studi dello scienziato ucraino V. Danilenko, Teheran ha già lavorato sulla miniaturizzazione degli ordigni nucleare, per caricarli sui vettori balistici…;
  • Discorso centrifughe: uno studio degli esperti dell’Institute for Science and International Security ha calcolato che, per fornire sufficienti assicurazioni sulla natura pacifica del programma nucleare, Teheran dovrebbe ridurre il numero di centrifughe a 4000 e del solo modello IR-1. Al contrario, Teheran possiede oggi 20.000 centrifughe IR-1 e oltre 1000 centrifughe avanzate IR-2 (pari ad oltre 3000 IR-1). Senza una eliminazione delle centrifughe in eccesso, quindi, potrebbe ripetersi il caso nordcoreano: in quel caso, infatti, nonostante gli accordi sulla sospensione del programma nucleare, quando il regime di Pyongyang cambiò idea, fu capace di riattivare tutte le centrifughe fermate (ma non smantellate) e costruire in poco tempo uma bomba nucleare…L’Iran sta cercando di ingannare la Comunità Internazionale cercando di non arrivare ad un accordo sul numero di centrifughe, ma sul cosiddetto SWU, ovvero le Unità Separate di Lavoro. Si tratta di un fattore che, invece di calcolare le unità di centrifughe, calcola la velocità delle centrifughe stesse e il quantativo di uranio naturale inserito nelle centrifughe stesse per l’arricchimento. Un fattore che non rappresenta in alcun modo una assicurazione sulla pacificità del programma nucleare, considerando che anche se Teheran rallentasse oggi la velocità delle sue centrifughe, potrebbe assolutamente riprogrammarle in ogni momento. Tutto questo senza contare che l’Iran, denuncia dell’ultimo report AIEA, ha inserito dell’uranio anche in una centrifuga modello avanzato IR-5 (in violazione del Joint Plan for Action);
  • Capitolo uranio: seguendo il Joint Pan for Action, Teheran ha trasformato l’uranio arricchito (Uf6) al 20% in ossido. Questa trasformazione, chiaramente, aveva senso nel periodo temporaneo di negoziazione tra Teheran e il Gruppo del 5+1. Ovviamente, però, non rappresenta una sufficiente assicurazione per quanto riguarda un accordo di lungo periodo. L’Uf6 trasformato in ossido, infatti, è facilmente riconvertibile in esafloruro di uranio arricchito al 20%. Si tratta dello step che precede l’arricchimento al 90% (weapon grade), necessario per costruire una bomba nucleare (la riconversione è stata calcolata in soli 3 mesi). Teheran potrebbe, in poche parole, ottenere in poco tempo i 250 kg di safloruro di uranio arricchito al 20% necessari per ottenere i 25 Kg di esafloruro di uranio arricchiti al 90% per ottenere la bomba.

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A monte di questi problemi concreti, esiste un problema ben piu’ grave ed è quello della mancanza di credibilità del regime iraniano. Tralasciando il fatto che l’Iran ha sviluppato un programma nucleare clandestino grazie al padre dell’atomica pakistana A.Q. Khan, pur essendo parte del Tratto di Non Proliferazione Nucleare (quindi potendo ottenere il know-how nucleare praticamente gratis), ci sono altri importanti fatto che testimoniano l’inaffidabilità dei Mullah. Anche in questo caso, vogliamo darvi alcune prove concrete:

  • Diversi lobbysti attivati da Teheran stanno ricordano il testo del National Intelligence Estimate (NIE) americano del 2007. In quel testo, secondo gli agenti di Teheran, si dice chiaramente che l’Iran ha fermato il suo sforzo verso la bomba nucleare nel 2003. Peccato, però, che nessuno di questi personaggi di sforzi maggiormente, ricordando come lo stesso report NIE del 2007 fu contraddetto dal un successivo report NIE e, soprattutto, dal report AIEA del 2011 che, testualmente, denunciò come il regime iraniano avesse proseguito sulla via del programma militare nucleare anche dopo il 2003;
  • Sulla stessa linea del punto precedente, i diplomatici iraniani stanno lavorando molto sulla promozione della nota storia della “fatwa sulle armi nucleari” della Guida Suprema Ali Khamenei. Orbene, a questi personaggi andrebbe data la seguente risposta: “vi prego, basta bugie!”. Non esiste alcuna fatwa sul nucleare. La fatwa, infatti, è un editto religioso e quando Khamenei ne emette una, viene pubblicata in forma di domanda e risposta sul sito ufficiale della Guida Suprema. Tralasciando il fatto che Khamenei è stato elevato al grado piu’ alto della scala religiosa sciita solo per motivi politici (quindi non ha neanche la statura per poter emettere fatwe credibili), sul sito della Guida Suprema iraniana non esiste alcuna fatwa contro le armi nucleari. Esistono discorso in cui Khamenei e altre personalità del regime, citano la fatwa stessa come assicurazione per il programma nucleare iraniano. Ovviamente, però, si tratta di mera propaganda del regime, utile ad ingannare nel nome della Taaqya (dissimulazione) il nemico;
  • Il Presidente Rouhani è la stessa persona che nel 2003 negoziò per l’Iran la sospensione del programma nucleare del regime. La negoziazione avvenne solamente tra Iran e il gruppo degli U3, ovvero la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. La sospensione si rivelò una grande farsa: come ammesso dallo stesso Rouhani durante la campagna elettorale, il cosiddetto Accordo di Teheran servì solamente al regime per completare il ciclo del nucleare, ovvero gli impianti necessari per ottenere il processo di arricchimento dell’uranio stesso (in particolare gli impianti di Esfahan e Natanz). Non è un caso che, considerando l’incapacità europea di ottenere un vero accordo con Teheran, il gruppo U3 sia divenato 5+1 con l’ingresso degli Stati Uniti e della Russia nella partita…;
  • In Italia nessuno l’ha scritto ma, solamente pochi giorni fa, le autorità doganali della Germania hanno accusato l’Iran di violazione delle sanzioni internazionali. I rappresentanti di Berlino, infatti, hanno denunciato la presenza sul territorio tedesco di numerose compagnie commerciali legati al regime dei Mullah e impegnate nell’acquisizione di materiale per il programma nucleare iraniano.

Ci fermiamo per evitare di tediare troppo i lettori, anche se potremmo andare ancora avanti. Il senso di questo articolo era quello di identificare i nodi fondanti, ancora insoluti, della problematica nucleare iraniana e, soprattutto, evidenziare come un accordo sul nucleare di mera natura politica, privo di una forte base di rassicurazione tecnica, rappresenterà solamente un fattore di pericolo e instabilità per l’intera Comunità Internazionale.

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