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Pagina 99 ha pubblicato ieri una intervista ad Emma Bonino. Ovviamente il tema era l’Iran e la necessità – secondo l’ex Ministro degli Esteri italiano – di firmare un accordo con il regime dei Pasdaran. Abbiamo fatto chiedere, via Twitter, sia al sito Pagina 99 che e alla giornalista autrice dell’intervista (Marina Forti), il diritto di replicare alle parole della Bonino e di dire la nostra in merito a quanto sta accadendo oggi nella Repubblica Islamica. Abbiamo atteso oltre 24 ore, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Per questo, prendendoci il diritto di replica di cui si gode nelle democrazie, ci permettiamo di rispondere qui alle affermazioni di Emma Bonino. Lo faremo con una contro intervista, ovvero useremo le stesse domande rivolte alla Bonino dalla giornalista di Pagina 99, modificandone chiaramente il testo per poter rispondere coerentemente con le nostre posizioni. Vi daremo una versione dei fatti diversa, sperando che serva a far comprendere veramente il pericolo che la lobby pro regime iraniano rischia di causare al popolo iraniano e alla Comunità Internazionale.

  • Vi opponete all’appello in favore di un accordo entro il 24 novembre, scadenza fissata un anno fa quando il negoziato prese avvio, evitando ulteriori dilazioni. Perché?

NP: Ci opponiamo a quell’appello, come abbiamo già detto, perchè lontano dalla realtà dei fatti e dalla vera risoluzione dei problemi legati al programma nucleare del regime. Parlando solo dei fatti e seguendo l’ultimo report dell’AIEA, l’Iran non ha in alcun modo dato la certezza che il programma nucleare non sia volto alla costruzione di una bomba atomica. Al contrario, come denunciato dagli ispettori internazionali, l’Iran ha aumentato la produzione di uranio arricchito al 5% e conserva la capacità di riconvertire in pochi mesi l’uranio arricchito al 20%  e trasformato in ossido. Come denunciato dalla UANI, attraverso questa modifica Teheran sarebbe capace di produrre almeno 7 bombe nucleari. In questi mesi, l’Iran ha rifiutato ben 5 volte l’ingresso agli ispettori internazionali. Senza contare che l’Iran non permette agli ispettori stessi l’accesso al sito militare di Parchin, ove il regime – con un programma sotto stretta sorveglianza dei Pasdaran e grazie al sostegno di scienziati dell’Est Europa (Danilenko in testa) – ha già testato gli effetti di una esplosione nucleare. Tralasciamo, infine, il fatto che Teheran ha violato l’accordo temporaneo del Novembre 2013 caricando l’uranio in una centrifuga avanzata IR-5 e violando le sanzioni internazionali…

  • Cosa rispondereste a chi sostiene che un accordo sarebbe garanzia rispetto ai rischi di proliferazione atomica, mentre senza alcun accordo il programma nucleare dell’Iran resterebbe senza monitoraggio?

NP: L’Iran è parte del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Avrebbe potuto sviluppare un programma nucleare al 100% pacifico con la collaborazione della Comunità Internazionale ed ottenendo tutto il know – how necessario a costi praticamente bassisismi. Nonostante tutto, però, Tehera ha scelto la via di un programma nucleare clandestino, sviluppato grazie alla collaborazione di A.Q. Khan – il padre dell’atomica Pakistana – e grazie alla Corea del Nord, anch’essa Paese in possesso della bomba nucleare. Non solo: a questo programma nucleare, i Mullah hanno affiancato un programma di sviluppo di missili balistici e hanno già testato, come suddetto, gli effetti di una esplosione nucleare a Parchin. In poche parole, i veri fini della Repubblica Islamica sono chiarissimi, in primis ai Paesi limitrofi al regime iraniano. Ergo: un accordo nucleare non fondato su reali basi, ovvero sulle normative internazionali e sulla rinuncia sincera del regime alla possibilità di produrre un arma atomica nel prossimo futuro, sarebbe la miccia che innescherebbe una proliferazione nucleare in tutta la regione. Provocherebbe una sensazione di abbandono, paura e smarrimento nei Paesi sunniti del Golfo, ma anche nell’Egitto e nella Turchia. Questi Paesi si sentirebbero autorizzati a seguire la stessa strada del regime iraniano, producendo essi stessi il know – how necessario per costruire un ordigno nucleare. Facciamo presente che, proprio a proposito di diplomazia e monitoraggio, l’AIEA è fuori dal tavolo negoziale con l’Iran…Vorremmo consigliare a tutti coloro che vogliono capire la reale natura del programma nucleare iraniano di leggere il report pubblicato da Der Spiegel nel 2010 “The Birth of a Bomb: A History of Iran’s Nuclear Ambitions“.

  • L’accordo preliminare del novembre 2013, e il riavvicinamento tra Iran e Usa, hanno provocato un terremoto politico in Medio Oriente. Nell’appello dei Sette per l’Iran si parla di «collaborare con l’amministrazione Usa per rassicurare gli alleati regionali». Pensa a Israele, all’Arabia Saudita?

NP: Purtroppo è un vizio dell’Occidente tutto, in particolare degli europei, quello di credere in un regime iraniano diverso. Capita ogni volta, ogni santa volta che qualcuno con un viso “piu’ accetabile” di quello di persone come Ahmadinejad, arriva al potere. E’ successo con Khatami e ora succede con Rouhani. Con il piccolo particolare che, alla fine dei conti, il regime iraniano è sempre lo stesso e chi comanda al suo interno – la Guida Suprema e i Pasdaran – hanno sempre la stessa mentalità medievale e militarista. I vicini dell’Iran, Israele e Arabia Saudita in testa, lo sanno bene. Lo sanno perchè hanno testato e testano quotidianamente il significato di quanto abbiamo affermato sopra. Il programma nucleare iraniano è proceduto in maniera spedita sotto i diversi presidenti che si sono succeduti in Iran. Anche quanto, con Rouhani come negoziatore, l’Iran ha accettato di sospendere l’arricchimento dell’uranio (2003-2004), lo ha fatto solo per ingannare l’Occidente e poter concludere senza pressioni la costruzione dell’impianto nucleare di Esfahan. Questo, si badi bene, lo ha amesso Rouhani durante l’ultima campagna elettoriale per la presidenza. La storia della fatwa sulle armi nucleare, creata ad arte dai diplomatici iraniani nel 2010, è un’altra invenzioni a cui credono soltanto gli ingenui. Di questa fatwa, infatti, non c’è traccia nel sito della Guida Suprema Khamenei e Teheran non ha mai fornito il testo del Rahbar in cui, giudiciamente parlando, egli afferma quanto il regime millanta in tutto il mondo…Ergo, se gli Stati Uniti intendono veramente rassicurare gli alleati regionali, è necessario mantenere una linea di fermezza che non permetta ai Pasdaran di rafforzarsi ed uscire vincitori da questa partita diplomatica. Se cosi fosse, infatti, gli effetti collaterali di questo appeasement sarebbero drammatici.

  • Pensate che, qualora fosse raggiunto l’accordo sul nucleare, vedremo l’Iran cooperare con gli Stati uniti e l’Occidente per esempio nella lotta allo Stato Islamico in Iraq e Siria?

NP: Stiamo parlando del nulla. In Siria e in Iraq, l’Iran è stato ed è il problema e non la soluzione. Bashar al Assad è rimasto al potere grazie ai soldi e ai Pasdaran iraniani. In Iraq, quindi, al Maliki ha creato un Governo settario – causa diretta della crisi irachena – seguendo gli ordini dei Mullah iraniani. Le posizioni di al Sistani a Najaf, quindi, sono state totalmente messe in secondo piano, per venire incontro ai voleri dei Khomeinisti. Grazie al sostegno iraniano, Bashar al Assad ha ucciso centinanai di innocenti sirianie e reso il conflitto nell’area una guerra tra salafismo e khomeinismo. Isis stesso, un tempo organizzazione minoritaria e senza potere, si è rafforzato grazie alle repressioni di Damasco e alle politiche settarie del Governo iracheno. Le tribu’ sunnite e molti ex membri della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, hanno quindi giurato fedeltà ad al Baghdadi non per ragioni religiose, ma solo per motivi di potere. La stessa fine del Governo Maliki ha cambiato ben poche cose in Iraq: in primis perchè le posizioni chiave del Governo (Vice Presidenza e Ministero dell’Interno, ad esempio) restano in mano agli uomini di Teheran. Secondariamente, perchè è l’unica via per battere Isis è quella di cacciare Bashar al Assad e recuperare le tribu’ sunnite all’interno del gioco di potere iracheno. In questi giorni, lo stesso Obama ha capito che una strategia anti Isis che permetta ad Assad di sopravvivere, si rivelerebbe un fallimento totale. Su questi aspetti, le posizioni di Washington e Teheran divergono radicalmente. Senza contare quello che l’Iran sta facendo ora in Cisgiordania per incrementare la tensione e premere sugli Stati Uniti: non ha fatto caso che la maggior parte dei recenti attentati palestinesi sono stati compiuti dalla Jihad Islamica? Ergo: pensare all’Iran come un elemento di stabilità regionale, risulta oggi alquanto ridicolo…

  • Un altro terreno di obiezioni al negoziato è che in nome di interessi geopolitici si legittima un regime illiberale, che viola i diritti delle persone, opprime le donne. Pensa che dialogare con l’Iran andrebbe a danno delle libertà e dei diritti umani?

NP: di quale dialogo sui diritti umani stiamo parlando? In un anno di Presidenza Rouhani, quasi 1000 prigionieri sono stati impiccati, giovani iraniani sono stati sbattuti in carcere per aver registrato video dove ballavano liberamente, i giornalisti continuano ad essere perseguitati e quasi 400 attacchi con l’acido sono stati compiuti contro le donne iraniane (dati della polizia iraniana). In un anno di dialogo con la Repubblica Islamica, decide e decine di politici europei e delegazioni economiche sono arrivate in Iran. A fronte di tutti questi incontri con esponenti internazionali, nulla è venuto nelle tasche degli iraniani, ne a livello di libertà personali, ne tantomeno a livello economico. Il regime iraniano continua ad essere lo stesso regime corrotto e terrorista di sempre. Lo stesso Rouhani, parlando davanti ai Pasdaran, ha chiaramente detto di non voler toccare gli interessi economici delle Guardie Rivoluzionarie. Un accordo nucleare con l’Iran – fatto senza le giuste basi – non farebbe che chiudere l’attenzione internazionale sul regime iraniano, abbandonando il popolo al suo destino. Un assaggio di quanto diciamo lo abbiamo avuto poche settimane fa, quando le proteste per i diritti delle donne in diverse città iraniane, sono state represse senza alcuna reale condanna internazionale…Senza contare la reazione del regime iraniano al report dell’Inviato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed. Per Teheran è solo un servo alle dipendenze del Grande Satana (gli USA). Piccolo particolare da aggiungere: i Mullah hanno sempre negato all’inviato Onu l’ingresso in Iran…Se queste sono le premesse, non c’è alcun motivo per essere positivi…

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