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Dopo il caso dell’Arab Bank, accusata negli Stati Uniti di finanziare il terrorismo di Hamas, ora 200 veterani della guerra in Iraq e le loro famiglie, a ribellarsi contro il terrorismo internazionale. Questa volta, il dito è direttamente puntato sull’Iran e sui suoi alleati finanziari, accusati di aver permesso il passaggio di denaro dei Mullah, senza tenere in considerazione l’uso che Teheran faceva di quei soldi. Secondo l’accusa dei veterani americani, infatti, l’Iran ha usato sei istituti di credito per trasferire il denaro usato per finanziare i gruppi terroristi in Iraq, responsabili della morte di centinaia di militari statunitensi. L’inchiesta è stata aperta presso la Corte Federale di Brooklyn e coinvolge i seguenti istituti bancari: HSBC Holdings, Barclays, Standard Chartered, Royal Bank of Scotland e il Credit Suisse Group. A questi cinque istituti bancari, va aggiunta la sussidiaria inglese della banca iraniana Bank Sederat. Va specificato che tutti i gruppi bancari posti sotto accusa, hanno rifiutato di rilasciare dichiarazioni in merito alla loro posizione.

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L’avvocato delle vittime, Gary Osen, ha dichiarato che le Banche hanno agito in maniera irresponsabile, permettendo che i loro istituti si rendessero complici dei progetti criminali e assassini del regime iraniano. Le vittime hanno presentato centinaia di documenti a favore della loro accusa, rimarcando il ruolo centrale di Hezbollah e dei Pasdaran negli attentati contro i militari americani di stanza in Iraq, dopo la guerra del 2003. Robert Barlett, uno dei soldati che ha promosso l’azione legale e ferito nel 2005 in Iraq, ha dichiarato molto saggiamente: “Se loro non avranno i soldi, non avranno anche nessun proiettile”. Va aggiunto che, proprio in queste ore, il vice comandante della milizia sciita irachena Asaib Ahl al-Haq – finanziata e addestrata dalla Repubblica Islamica – si è pubblicamente vantato di aver contribuito alla morte del 70% dei militari americani uccisi in Iraq tra il 2003 e il 2007.

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