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Ci svegliamo questa mattina con diverse brutte notizie che arrivano dall’Iran. La peggiore, però, questa volta viene dall’Occidente ed è rappresentata da un pubblico appello lanciato da sette rappresentanti internazionali in favore di una accordo sul nucleare con l’Iran. Un accordo che, secondo questi “leaders” in pensione, rappresenterebbe la via maestra per un dialogo sui diritti umani. I firmatari dell’appello sono, come detto, sette persone: Javer Solana, Ana Palacio, Carl Bildt, Jean – Marie Guehenno, Norbert Rottgen, Robert Cooper e…Emma Bonino. L’ex Ministro degli esteri italiano, colei che pur venendo da valori radicali si prostrò velata davanti a Rouhani, è tra le altre cose la prima firmataria di questo appello lobbista, volto unicamente a favorire le strategie dei Mullah e dei Pasdaran in Medioriente. Orbene: come abbiamo detto, questo appello vuole dimostrare che – per mezzo di una accordo con Teheran sul nucleare, da conseguire entro il 24 novembre – sarà possibile ottenere sviluppo positivi nel dialogo con la Repubblica Islamica, anche sui diritti umani. A tutto questo vogliamo rispondere direttamente, citando e contraddicendo il testo stesso dell’appello diffuso dal Corriere della Sera.

  • “Rimandare la decisione finale (sul nucleare, NdA), benchè difficile, offrirà agli oppositori della via diplomatica nuove opportunità per ostacolare tale processo”

Qui sorge una domanda, un pò all’Alberto Sordi: ma che ce state a pija per culo? Ovvero: ma di cosa stiamo parlando? Ma se è proprio l’Iran che sta dicendo no a qualsiasi proposta reale che permetta l’arrivo ad un vero accordo sul nucleare iraniano. Incredibilmente, e senza vergogna e pudore, una frase del genere arriva pochi giorni dopo che la stessa AIEA ha dichiarato che l’Iran non sta collaborando per dimostrare che il suo programma nucleare non ha un fine militare. Non solo: Teheran rifiuta di dialogare sul programma missilistico, inserito nelle sanzioni internazionali, e sul numero di centrifughe. Tra le altre cose, in queste ore, Teheran ha negato l’intenzione di spedire in Russia l’uranio arricchito. Semmai, il problema che i signori firmatari dovrebbero sollevare, è che l’AIEA non è parte del tavolo negoziale con l’Iran, il che fa ben capire come l’accordo sul nucleare non sia tecnico – ovvero orientato al risultato – ma meramente politico, ovvero orientato a salvare la faccia di qualcuno…

  • “Il mancato raggiungimento dell’accordo, seguito da una escalation delle sanzioni, delle tensioni e dell’isolamento dell’Iran potrebbe incentivare il Paese a produrre armi nucleari, a contrastare piu’ attivamente gli interessi Occidentali, a perpeturare una situazione di stallo militare altamente esplosiva”

Se cosi la pensano questi signori, allora l’appello dovevano andarlo a pubblicare su Fars News in Iran e non in Occidente. E’ Teheran infatti che da 20 anni porta avanti un programma nucleare segreto, un programma missilistico aggressivo e una politica di finanziamento al terrorismo regionale ed internazionale davvero abominevole. Semmai, inoltre, è vero il contrario: un accordo sul nucleare fatto tanto per farlo, per far felice qualcuno che deve finire un mandato zoppo, non farebbe che permettere all’Iran di rafforzare la sua politica aggressiva nella regione, costringendo i Paesi sunniti a difendersi, con un proprio programma nucleare. Una corsa all’atomo che potrebbe coinvolgere in breve tempo Turchia, Arabia Saudita ed Egitto. Quello che sembra, invece, è che in Occidente ci sia una azione lobbista favorita da personalità che vedono nella Repubblica Islamica la gallina dalle uova d’oro con cui firmare presto tanti bei contratti. Una lobby guidata negli Stati Uniti dalla Niac e da Mousavian, ex ambasciatore iraniano a Berlino, vero padre dell’eccidio di Mykonos..

  • “Un accordo finale sul nucleare infonderebbe fiducia e creerebbe lo spazio politico necessario agli europei per coinvolgere nuovamente l’Iran in quell’importante e tutt’ora estremamente necessario, dialogo sui diritti umani che era presente in passato”

Questa frase, proprio questa, rappresenta la fine dell’Occidente. Dopo l’inchino velato della Bonino davanti a Zarif, ecco un’altra perla che dimostra come il democratico Occidente, si stia gradualmente genuflettendo davanti ai Mullah e ai Pasdaran. A questi signori basterebbe rispondere che, dopo l’Accordo di Teheran del 2003, quello che la Comunità Internazionale ottene fu solo…Ahmadinejad. L’Occidente firmò un accordo su cui, come Rouhani stesso ha ammeso, l’Iran aveva bleffato per guadagnare tempo. L’Occidente lo sapeva, ma volle comunque un bad agreement per rafforzare i supposti moderati. Non solo i moderati finirono a culo scoperto, ma al potere in Iran arrivò un negazionista di nome Ahmadinejad, favorito dai Pasdaran e da Khamenei, che fece ripartire le centrifughe al massimo. Ecco oggi ripresentarsi lo stesso bluff: supposti intellettuali che propongono un accordo a tutti i costi, nella speranza di vedere un Iran diverso, una Repubblica Islamica buona. Poveri illusi, figli del Congresso di Vienna e completamente a digiuno del vero significato della Repubblica Islamica. La rivoluzione del 1979, rapita dal Khomeinismo, non permettere reali compromessi con i valori di libertà e democrazia dell’Occidente. Si tratta di valori che, se il regime promuovesse a Teheran, determinerebbero la caduta della Velayat-e Faqih in pochi minuti. Il Khomeinismo, come l’Unione Sovietica, non permette accordi reali, ma verrà sconfitto solo da una vittoria e netta dell’Occidente. Una vittoria da conseguire con l’isolamento del regime, l’empowerment della popolazione iraniana e soprattutto la fermezza delle posizioni Occidentali. Per quanto concerne i diritti umani, vogliamo ricordare che, in un solo anno, il caro Rouhani ha mandato a morte 900 prigionieri…

  • “Tutte le parti possono allontanarsi da un’intesa, ma lo farebbero con la consapevolezza che le alternative – in relazione ai rispettivi interessi strategici – sono molto peggiori e che un’opportunità come questa…potrebbe non ripresentarsi piu'”

Per firmare un accordo con Teheran sul nucleare, ci vorrebbero cinque minuti. Basterebbe che, come ogni Paese parte del Trattato di Non Proliferazione, l’Iran aderisse al contenuto dell’TNP, aprendo le sue centragli per vere ispezioni, rispondendo alle domande dell’AIEA e seguendo i protocolli previsti dalla Comunità Internazionale. In questo modo, non solo l’Iran avrebbe un accordo sul nucleare, ma anche il know how per svilupparlo pacificamente a costi bassissimi. La verità, però, è che l’unico accordo che interessa Teheran è quello che mantenga in vita la possibilità per la Repubblica Islamica di cotruire una bomba nucleare nel prossimo futuro. Uno stato di soglia, come si direbbe in termini tecnici, che non farebbe che provocare ansia nell’intera regione e, come suddetto, le reazioni dei Paesi vicini. Quello che questi firmatari stanno promuovendo, quindi, è un accordo fallimentare e pericoloso, che non rappresenta una opportunità, ma un rischio incalcolato…

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commenti
  1. Paolo Porsia scrive:

    L’ha ribloggato su Commentaria.

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