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Lo ricorderete, perchè ne abbiamo già parlato: il 17 agosto scorso, nella prigione di Ghezel Hesar (Karaj) dei carcerati si erano ribellati al regime, denunciando il sistematico uso della pena di morte. Tra coloro che avevano protestato, per la cronaca, c’erano anche molti detenuti non condannati alla pena capitale, ma semplicemente solidali con i loro compagni. Di quella protesta, tra le altre cose, fu mostrato un video esclusivo diffuso dall’agenzia HRANA, specializzata nei diritti umani in Iran.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=VS0QI4N–Qg%5D

Orbene, anzi, “ormale”: il regime iraniano non ha scordato quell’affronto, capace di mostrare la vera faccia dei Mullah davanti a tutto il mondo. Per questo, secondo quanto reso noto da Fars News, una dura punizione aspetta coloro che hanno preso parte alla dimostrazione. Parlando con l’agenzia di stampa vicina ai Pasdaran, Asghar Jahangiri – Responsabile delle Prigioni di Stato e delle Misure Correttive – ha affermato che la polizia ha già identificato i nomi dei dimostranti dalle immagini girate durante la protesta e una dura reazione arriverà delle autorità iraniane. Cosa si intenda per dura reazione, quando riguarda la Velayat-e Faqih, è ben noto. Secondo le informazioni giunte agli attivisti, l’intelligence del regime sta fermando, con la scusa, numerosi detenuti, trasferendoli coattivamente in isolamento nelle Unita 1 e 2 del carcere di Ghezel Hesar. L’Unità 2 del carcere, è quella ove vengono trasferiti i prigionieri prima di essere impiccati.

L’obiettivo, secondo gli attvisti e quello di generare il panico tra i prigionieri. Per questo, tra i trasferiti in isolamento, ci sono anche diversi detenuti che si trovavano fuori dal carcere con un permesso delle autorità e non direttamente ricollegati alla protesta del 26 agosto. Per ora, sempre secondo quanto reso noto dalla HRANA, tra i 20 e i 32 prigionieri sono stati trasferiti in isolamento. Nell’intervista rilasciata a Fars News, Asghar Jahangiri, ha anche dichiarato che, già nei giorni successivi alla protesta, almeno 14 detenuti sono stati impiccati: questi prigionieri sono, probabilmente, quelli trasferiti il 17 agosto scorso nell’Unità 2 del carcere di Ghezel Hesar. Proprio il loro trasferimento, aveva scatenato la protesta generale degli altri detenuti.

Con l’occasione vogliamo ricordare che, anche dopo la protesta nel carcre di Evin nel scorso, ben 11 detenuti furono impiccati – tra l’indifferenza internazionali – come punizione per aver alzato la testa.

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