Archivio per settembre, 2014

Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia (sinistra)

Quella chi vi lanciamo è una richiesta di aiuto disperata. Vi chiediamo di divulgare questo articolo e denunciare la prossima, probabile, esecuzione dell’Ayatollah Hossein Kazamani Boroujerdi, noto anche in Occidente, ma clerico di prima importanza all’interno del mondo sciita. La colpa di questo Ayatollah iraniano è quello di non aver condiviso la visione khomeinista dello sciismo e di aver chiesto – pubblicamente – la fine della corruzione in Iran, l’apertura alle libertà politiche e civili per il popolo e, soprattutto, la separazione tra lo Stato e la religione. La tradizione sciita, si badi bene, non è quella rappresentata dal khomeinismo: l’Ayatollah Khomeini, in nome del suo ego personale, ha stravolto lo Sciismo, portando questo ramo dell’Islam dal classico quietismo, fondato sul sostegno sociale al popolo senza entrare nel dibattito politico, per farlo diventare una ideologia maramente politica, fondata sulla conquista delle istituzioni e, ovviamnente, del potere politico, militare ed economico.

L’Ayatollah Borojerdi si è ribellato a tutto questo: al contrario di molti altri, però, questo coraggioso Ayatollah lo ha fatto pubblicamente. Lo ha pubblicamente gridato dalla sua città, Qom, ove nel 2006 solamente il sostegno dei suoi ammiratori lo ha salvato dall’arresto da parte dei Pasdaran. Lo ha fatto, in passato, con lettere aperte all’Ayatollah Ali Khamenei – il dittatore successore di Khomeini – e con lettere di richiesta pubblica di aiuto al precendente Pontefice Benedetto XVI e ai vertici dell’Unione Europea. In tutte queste missive, coraggiosamente, l’Ayatollah Boroujerdi non ha solamente denunciato il regime iraniano e il suo comportamento, ma ha anche chiesto il sostegno per una indagine neutrale sulla morte di suo padre, l’Ayatollah Mohammad Ali Kazemi Boroujerdi, ucciso dai miliziani di Teheran nel 2002.

Ovviamente i Mullah non hanno gradito la voce fuori dal coro, quella che rischiava di riportare il loro potere solamente all’interno delle moschee. L’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e ha speso gli ultimi otto anni della sua vita in carcere. Le sue condizioni di salute, come anche la perdita di peso dimostra (foto in alto), sono il chiaro simbolo della drammatica condizione di questo uomo di fede. Ora, alla tragedia del deperimento fisico, il regime vuole aggiungere quella della pena di morte: proprio mentre Hassan Rouhani si apprestava a parlare davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Ayatollah Boroujerdi riceveva  infatti la visita del Procuratore Generale della Corte Speciale riservata ai Clerici.

Il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato Boroujerdi il 23 settembre del 2014 nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, non a caso certamente, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che l’Ayatollah Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato di nuovo la corruzione del regime iraniano e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.

Come suddetto, vi chiediamo aiuto: diffondere questo articolo, denunciate il regime e la volontà di uccidere le voci libere presenti in Iran. Soprattutto, però, firmate e diffondere la petizione per chiedere il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi. Grazie a tutti!

Firma la petizione internazionale: http://bit.ly/1mJLPh9

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Ban Ki-Moon meets Matteo Renzi

Il 25 settembre scorso, il Primo Ministro italiano Matteo Renzi interveniva, per la prima volta, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Emozionato, il Premier ha fatto uno speech di circa 20 minuti in cui, chiaramente, ha delineato la linea che l’Italia intende seguire in politica estera. Così, mentre il Ministro degli Esteri Mogherini descriveva l’Iran come un alleato prezioso contro Isis (ha parlato di Iran come di “game changer“), il suo capo di Governo descriveva esattamente l’opposto, ovvero tutte le ragioni per cui un paese democratico come l’Italia non può allearsi con un regime spietato e omicida come la Repubblica Islamica dell’Iran. Abbiamo voluto ripercorrere il discorso di Renzi all’ONU, per darvi la riprova – con i fatti – della non naturalità di questa vicinanza tra Roma e Teheran. Seguiteci!

  • Matteo Renzi ha descritto l’Assemblea Generale dell’Onu come un luogo ove “ha ancora un senso costruire un orizzonte dei diritti, di rispetto, di libertà e di pace”

Orbene: la Repubblica Islamica è l’anti diritto per eccellenza. Solamente nell’ultimo anno, da quando Rouhani ha preso il potere, gli abusi dei diritti umani sono ormai incontrollati. La Repubblica Islamica ha mandato a morte oltre 900 esseri umani e ha imprigionato sempre piu’ attivisti e giornalisti. Presto, quindi, il regime chiuderà i pochi spazi di libertà mettendo un freno all’uso di social networks a e applicazioni chat sui mobile. In Iran, come vi abbiamo già detto, si finisce in carcere per un commento sbagliato su Facebook o, se sei donna, per voler assistere ad una partita di pallavolo…Per quanto concerne la pace, Teheran è praticamente la prima fonte di instabilità della regione Mediorientale, finanziando terrorismo (Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica) e regimi assassini (Bashar al Assad). Senza contare il programma nucleare e missilistico iraniano, ancora oggi una fonte di preoccupazione di tutta la Comunità Internazionale (su cui Teheran ancora non intende dare serie risposte).

  • “La via d’uscita della politica è l’unica soluzione per impedire l’emorragia di sangue che sta causando tanti, troppi, lutti nel Mediterraneo e nel Medioriente”

Tra i Paesi che vanno annoverati come principali responsabili di questi lutti, c’è proprio l’Iran: Teheran ha mantenuto in vita Bashar al Assad, causando l’esodo di milioni di profughi siriani in tutto il mondo, Europa in primis. Gli stessi profughi disperati di Gaza, non sono solo il risultato della guerra tra Palestinesi e Israeliani, ma sono soprattutto il risultato del terrorismo di Hamas e della Jihad Islamica, organizzazioni addestrate dai Pasdaran e finanziate dai Mullah. Questa cappa khomeinista nella regione Mediterranea, ha sinora causato decine e decine di morti e, soprattutto, tanti troppi rifugiati.

  • Grazie all’operazione Mare Nostrum sono state salvate 80000 vite umane: “80.000 persone strappate dal Mediterraneo come cimitero”

Ha ragione il Primo Ministro Renzi ha sottolineare l’importanza dell’operazione Mare Nostrum. Non si può però di però dimenticare che, come suddetto, molti di questi disperati sono cittadini siriani a cui la vita normale è stata strappata da un regime brutale, quello di Bashar al Assad, tenuto in vita principalmente dai soldi della Repubblica Islamica e dal sostegno delle milizie sciite al servizio dei Pasdaran. Senza l’intervento dell’Iran al fianco di Assad, probabilmente, il regime Bhaatista non sarebbe sopravvisto e la Siria non sarebbe caduta in preda alla guerra civile ed ai jihadisti sunniti di Isis e di al Nusra.

  • “L’Isis non è semplicimente la minaccia terroristica in una determinata regione, ma è il rischio per l’intera comunità per le donne e gli uomini che si vogliono definire umani”

Giustissimo. Come già evidenziato, però, il male di Isis è figlio diretto del male iraniani, di quell’intervento settario dei Pasdaran a favore di Damasco e contro i sunniti in Siria. Pensare di sconfiggere il male assoluto di Isis, in alleanza con il male assoluto dei Pasdaran e salvando il male assoluto di Assad, finirà per ritorcersi contro l’intera stabilità mediorientale. Senza contare che, moltre tribu’ sunnite irachene, sono passate con Isis non per l’estemismo religioso che le caratterizza, ma come reazione alla politica filo iraniana di Al Maliki, ex Primo Ministro iracheno. Senza contare che, il Ministro Hadi al Amiri, ha espresso la sua ammirazione per Qassem Suleimani – capo della Forza Quds – e comandante delle Brigate Badr, braccio armato del partito iracheno sciita Isci, addestrate e finanziate direttamente dall’Iran…

  • “Davanti allo sguardo delle tante vittime del fanatismo non possiamo restare inermi”

Sante parole. Questa affermazione però deve valere sia per le vittime del fanatismo di Isis ad Erbil e sia per le migliaia di vittime del genicidio siriano portato avanti da Bashar al Assad, con la copertura dell’Iran…

  • “L’Italia ha contribuito e continuerà a contribuire in Libano con i nostri militari”

Il motivo principale per cui il Libano, oggi, non ha pace, è per l’occupazione che Hezbollah – organizzazione creata dall’Iran – fa del sud del Paese. Un vero e priprio Stato nello Stato, che prende ordini da Teheran e non da Beirut. Con le sue milizie, non a caso, Hassan Nasrallah è intervenuto in Siria al fianco delle forze lealiste di Bashar al Assad, contribuendo attivamente ad uccidere innocenti siriani, primi fra tutti donne e bambini. Su questi terroristi, purtroppo, neanche UNIFIL 2 ha potere: continuano a ricevere armi e soldi dai Mullah, senza spartire nulla con il Governo centrale, pur volendo comandare all’interno dell’esecutivo libanese. Senza mutare Hezbollah e renderlo un potere altro dall’Iran, nessuna stabilità sarà possibile per il Libano. Il Paese resterà sempre ostaggi di questi fanatici seguaci di Khomeini!

  • “Non ci sarà pace nella regione fino a quando quella che veniva chiamata la pace di Abramo, tra israeliani e palestinesi…Noi non ci stancheremo di domandare pace per Gerusalemme…il cessate il fuoco a Gaza sarà consolidato e rispettato soltanto se tutti saremo consapevoli del diritto per il popolo palestinese di avere una patria e…del dovere di Israele di esistere. Tutta la Comunità Internazionale deve sostenere questo processo”

La Repubblica Islamica è il primo nemico del processo di pace tra Israeliani e Palestinesi. Non soltanto non riconosce il diritto di esistere di Israele e nega la veriticità dell’Olocausto. C’è di peggio: sostenendo attivamente gruppi terroristi come Hamas e la Jihad Islamica, la Repubblica Islamica attacca direttamente quella leadership palestinese – attualmente guidata da Abu Mazen – su cui l’Occidente punta per firmare la pace con gli israeliani. Per quanto riguarda Gaza e Gerusalemme, poi, vogliamo ricordare che i missili di Hamas che hanno scatenato la recente crisi di Gaza, sono stati inviati ai jihadisti sunniti da Teheran (o l’Iran ha fornito il know-how); Gerusalemme, poi, ha visto protagonista lo stesso Hassan Rouhani di parole minacciose e terrificanti: il “moderato” Presidente iraniano ha promesso di “liberare la Moschea di al Aqsa”…

  • Stabilità del Sudan

Qui basti sapere che l’Iran ha usato il Sudan come base per il traffico di armamenti e predicazione dello sciismo nel Paese. Rencentemente, non a caso, il Sudan ha obbigato la Repubblica Islamica a chiudere i centri culturali nel Paese, colpevoli di diffondere il khomeinismo tra i giovani.

  • “Tutte le minoranze religiose hanno diritto di essere difese. Mai come in questo periodo tanti cristiani sono stati uccisi in ragione della loro fede”.

In Iran sono quotidianamente arrestati e torturati membri di minoranze religiose quali i cristiani evangelici e i Baha’i. Per loro, il regime usa l’accusa di apostasia o di minacci contro la sicurezza dello Stato. Entrambi crimini per cui, molto spesso, viene usata la pena di morte o la lunga detenzione. Per questi prigionieri di fede, il mondo resta zitto, in nome di un bigotto realismo che sacrifica i diritti stessi del popolo iraniano e i valori su cui l’Occidente – e le Nazioni Unite stesse – si basano. La sottovalutazione della persecuzione dei cristiani – definita da Renzi il “dramma del nostro tempo” – avviene in primis proprio chiudendo gli occhi davanti alle azioni dei Mullah contro i fedeli di Cristo.

  • Una nuova moratoria contro le esecuzioni capitali

Se l’Italia vuole seriamente essere portartice e promotrice di questa Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte, sicuramente non può avere rapporti stretti con la Repubblica Islamica, prima fruitrice della pena capitale come mezzo per punire i reati. Non è possibile incontrare Rouhani e Zarif, rappresentanti di un Paese che – in meno di un anno – ha impiccato 900 prigionieri. Un record drammatico su cui la diplomazia europea – e quella italiana – tacciono…

  • “Non aggiungiamo barbarie alle barbarie”

Esatto! Non leghiamo la democrazia antifascista italiana, al regime clerico-fascista dell’Iran. Non alleiamoci con Teheran in nome di Isis, non aggiungiamo barbarie alle barbarie!

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