Archivio per agosto, 2014

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Il Medioevo e la barbarie non vivono solamente nei pazzi jihadisti dell’Isis. Vivono anche, purtroppo, in un regime brutale e dispotico come quello iraniano. In pochi giorni, infatti, Teheran ha amputato le dita ad uomo e ha impiccato altri due prigionieri. Il tutto, secondo le informazioni, è avvenuto in pubblico, senza alcun limite morale!

L’amputazione, per la precisione, è avvenuta presso la Provincia di Yazd, al centro dell’Iran. All’uomo,  identificato come M.N., sono state amputate quattro dita della mano destra. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa Isna. Le due impiccagioni pubbliche, invece sono avvenute presso Sari (nord dell’Iran) e Borazjan (sud dell’Iran): a Sari è stato impiccato in piazza un uomo identificato come Shoeil.

Dalla prima settimana di Agosto, ovvero in un solo mese, l’Iran ha impiccato almeno 60 prigionieri. Di queste esecuzioni, 15 sono avvenute in pubblico. Si tratta di un drammatico record senza precedenti nella storia!

L’ONG Iran Human Rights-IHR, ha denunciato l’uso da parte della Repubblica Islamica degli stessi metodi brutali dell’Isis. Con una piccola grande (anzi enorme) differenza: l’Iran continua ad essere un membro a pieno titolo delle Nazioni Unite e il suo Ministro degli Esteri Zarif, continua a viaggiare liberamente per il mondo (visiterà tra poco anche l’Italia). Si tratta di una vergogna per l’intera Comunità Internazionale, a cui speriamo si ponga presto rimedio!

Vi riportiamo qui sotto le parole di condanna del Portavoce dell’IHR, Mahmood Amiry-Moghaddam. Abbiamo lasciato volontariamente la versione originale in inglese.

Iran Human Rights (IHR) strongly condemned the public amputation and executions by the Iranian authorities. Mahmood Amiry-Moghaddam, the spokesperson of IHR said: ”Public amputation and executions are methods that the Iranian authorities use to spread fear in the society. These are the same methods as the group “ISIS” is using in Iraq and Syria. The difference is that Iran is a full member of the UN and has ratified many of UN’s Conventions. We urge the international community to strongly condemn the Iranian authorities’ use of barbaric punishments”.

Pubblica impiccagione in Iran

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Pubblica esecuzione dell’Isis

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Il “grande” Qassem Soleimani, notissimo comandante della Forza Qods, sta inziando la sua parabola discendente? L’uomo che invio’ un messaggio al Generale Petraeus dicendo senza mezzi termini “in Iraq comando io”, ha perso la fiducia della Guida Suprema Ali Khamenei? Difficile dirlo, considerando che per ora si tratta unicamente di indiscrezioni. Ma, se un indizio fa non fa una prova, lascia sicuramente aperta una discussione di assoluta importanza per l’area mediorientale. Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo Ashraq al-Awsat, molto vicino alla casa reale saudita, la Guida Suprema iraniana non avrebbe perdonato al potentissimo generale Soleimani la fine del Governo di al Maliki in Iraq. Maliki, per la cronaca, era considerato un puppet di  primo livello per Teheran, l’uomo che aveva praticamente concesso ai Pasdaran il controllo di buona parte del Paese, in cambio di soldi e potere. Tramite l’Iraq, lo ricordiamo, sono partiti indisturbati buona parte dei jihadisti sciiti che combattono al fianco del dittatore Bashar al Assad.

Nonostante questa libertà di manovra e questo potere, al Maliki ha fatto una brutta fine: con la conquista da parte dell’Isis di Raqqah in Siria e successivamente di Musul, l’ex Primo Ministro iracheno ha visto disgregarsi buona parte del suo esercito. La sua politica settaria, inoltre, ha determinato il passaggio di molte tribu’ sunnite tra le file dei jihadisti dell’Isis, sotto il controllo del terrorista al Baghdadi. Davanti a tutto questo, la Forza Qods di Qassem Soleimani, è rimasta praticamente immbile. Alla fine, boicotattati anche dall’Ayatollah al Sistani in Iraq (come sempre), gli iraniani hanno dovuto accettare la fine del Governo Maliki, sperando che l’Isis non si trasformi in un nemico simile a Saddam Hussein.

Secondo Asharq al-Awsat, quindi, la questione iraniana sarebbe passata dalle mani di Qassem Soleimani a quelle del Hossein Hamadani, nominato nel 2005 dal Ali Jafari come Vice capo dei Pasdaran. Hamadani è noto per aver represso la ribellione dei Curdi iraniani nel 1979 e per aver contribuito alla repressione delle proteste popolari del 2009 contro l’ex Presidente negazionista Ahmadinejad. Per il suo ruolo nel finaziamento internazionale del terrorismo, Hamadani è stato inserito nella lista delle sanzioni nel 2011 e, per questo motivo, gli è interdetta la possibilità di entrare in un qualsiasi Paese europeo. Hossein Hamadani, chiaramente, è stato coinvolto in tutti questi anni anche nella questione siriana. E’ sua la famosa dichiarazione con cui il regime iraniano affermava che la Repubblica islamica “ha creato un secondo Hezbollah in Siria”, una delle piu’ importanti ammissioni del coinvolgimento del regime iraniano nel conflitto siriano.

Nel frattempo, dal Bahrain, arriva la notizia di uno scontro a fuoco tra una imbarcazione americana e una iraniana. Secondo quanto riportato dal quotidiano Gulf Daily News, infatti, una motovedetta americana ha aperto il fuoco contro una imbarcazione iraniana. Secondo le informazioni rilasciate, l’imbarcazione iraniana era armata di mitragliatrice calibro 50 e all’avvicinamento della motovedetta americana avrebbe mostrato segni di aggressività, ovvero sembrava pronta ad aprire il fuoco. A quel punto, la motovedetta americana si sarebbe allontanata e avrebbe sparato un colpo verso l’imbarcazione iraniana, mettendola in fuga. Non si ha notizia di feriti. Per la cronaca, l’incidente è avvenuto molto vicino alle cose del Bahrain (anche se in acque internazionali), un segno evidente dell’interferenza dei Pasdaran iraniani nella crisi in corso a Manama.

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