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Il prossimo 20 luglio scadrà il cosiddetto “Accordo temporaneo di Ginevra”, ovvero l’accordo sul nucleare raggiunto tra l’Iran e il gruppo del 5+1 lo scorso novembre. Nonostante qualche commento incoraggiante e l’apparente inizio della scrittura del testo dell’accordo definitivo, Teheran e la Comunità Internazionale sono ancora ben distanti dall’arrivo a posizioni comuni. Questo, soprattutto a fronte del fatto che la Repubblica Islamica non sembra sinceramente interessata a firmare un vero compromesso, basato sulla fine del programma nucleare militare. Non soltanto, infatti, l’establishment iraniano ha chiarito di non voler ridurre il numero di centrifughe sinora installate (20000), ma di volerle aumentare 150000. Peggio ancora, secondo il think tank americano ISIS, tutto l’uranio arricchito al 20% trasfromato in questi mesi da Teheran in ossido, sarebbe facilmente riconvertibile in pochissimo tempo, permettendo agli Ayatollah di arrivare al “livello di soglia” in massimo 3 mesi.

Non basta: durante il periodo appena trascorso, ovvero quello dell’accordo temporaneo, l’Iran ha palesemente violato i patti sottoscritti con il gruppo del 5+1. Secondo quanto concordato, infatti, durante questi mesi gli iraniani avrebbero potuto esportare 1 milione di barili di petrolio al giorno. Al contrario, la Repubblica Islamica ha drammaticamente aumentato l’esportazione di greggio, ottenendo incassi superiori al previsto di ben 5,27 miliardi di dollari. Cifre usate non per aiutare i giovani iraniani a vivere meglio, ma destinate a finanziare brutali dittatori come Bashar al Assad, impegnati ad uccidere il popolo siriano.

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C’è di peggio: da quando Hassan Rouhani è divenuto Presidente dell’Iran, lo stato dei diritti umani nella Repubblica Islamica è davvero pessimo. Mentre gli insider del regime si combattevano (e combattono) tra modernisti e conservatori, la forca del boia ha lavorato senza tregua: dalle elezioni presidenziali iraniane del 2013, oltre 700 persone sono state impiccate, nella quasi completa indifferenza della Comunità Internazionale (impegnata a parlare del nuovo Iran ed inviare delegazioni commerciali e politiche a Teheran). Nel grafico sotto, per quanto concerne le esecuzioni del 2014, il numero va aggiornato a 342…

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Tra le altre cose, il Presidente Rouhani non ha nemmeno rispettato la promessa di ridurre le restrizioni all’uso dei social networks per gli iraniani. Dopo aver bloccato Facebook, Instagram e WahtsApp e dopo il caso degli arresti per la canzone “Happy in Teheran”, recentemente il regime iraniano ha arrestato due autori di un video divertente dedicato ai mondiali di calcio in Brazile.Anche questo video, come il precedente, non rispettava la “moralità” dei Mullah…La repressione, come si può vedere, non ha fine…

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