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Martedì scorso è stato un giorno nero per i diritti umani in Iran. Un gruppo di Pasdaran ha fatto irruzione nel braccio 350 del carcere di Evin, area ove sono rinchiusi i prigionieri politici, iniziando a massacrare di botte i detenuti presenti. Secondo il comunicato ufficiale rilasciato dai prigionieri del carcere di Gohardasht, ovest di Teheran, oltre 100 agenti dell’unità di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, hanno compiuto un vero e proprio raid punitivo contro i prigionieri politici, lasciando sul pavimento della prigione, decine di corpi feriti e doloranti. Ovviamente il regime ha ufficialmente preso una posizione contraria ai diritti umani, difendendo gli aggressori e negando l’accaduto. Nonostante le parole del responsabile del centro di detenzione di Evin, Gholamhossein Ismaili, i famigliari dei detenuti hanno denunciato di aver visitato i loro parenti e di averli trovati spaventati e pieni di escoriazioni. Parlando con BBC Persian, uno dei prigionieri politici testimoni dell’attacco ha dichiarato che l’aggressione delle guardie è stata talmente violenta da far temere l’inzio di un omicidio di massa. In seguito al gravissimo accadimento, 28 prigionieri politici hanno scritto – purtroppo inutilmente – una lettera al Presidente Rohani, denunciando l’attacco. Come detto, il Presidente Rohani non si è pronunciato. Per lui ha parlato il Ministro della Giustizia Mostafa Pourmohammadi, il quale ha dichiarato che si è trattato unicamente di un incidente isolato (sic), smentento ogni tipo di confronto fisico. Mostafa Pourmohammadi, vogliamo ricordarlo, è stato il protagonista del Massacro delle Prigioni nel 1988, mandando a morte decine e decine di prigionieri, unicamente per la loro posizione contraria alla dittatura di Khomeini.

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Nonostante il diniego del regime, i famigliari dei detenuti hanno deciso di protestare contro l’accaduto. Un folto gruppo di persone, quindi, si è raccolto di fronte all’ufficio del Presidente iraniano Rohani a Teheran, urlando slogan di protesta e chiedendo la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici. La risposta del regime, ancora una volta, è stata la repressione: tre persone sono state arrestate e tutti i presenti sono stati minuziosamente schedati. Della protesta gli attivisti hanno diffuso diverse fotografie (vedi sopra) ed un video (sotto) che, in poco tempo, ha fatto il giro del mondo. Non solo, proprio nel carcere di Gohardasht, il boia degli Ayatollah è tornato al lavoro: cinque persone sono state impiccate, tra cui un uomo di 68 anni…

Nonostante i fatti risalgano ormai ad una settimana e nonostante le condanne internazionali, dal Governo italiano, nessuno ha battuto ciglio. Il Ministro degli Esteri Mogherini, in una intervista a Il Foglio, ha ripetuto il matra del coinvolgimento del regime iraniano – primo finanziatore e sostenitore di Bashar al Assad – nel processo di pace in Siria, ammesso che questo esista. Il rumoroso silenzio della Farnesina ferisce e sicuramente non aiuta il popolo iraniano nella sua battaglia per la libertà e per i diritti umani.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=MkaqxAQQh_k%5D

 

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