SPECIAL REPORT – IRAN: CON ROHANI AUMENTATE LE PERSECUZIONI CONTRO I CRISTIANI

Pubblicato: febbraio 26, 2014 in Iran, Iran cristiani, Iran Diritti Umani, Iran notizie, Iran Onu, Iran Pasdaran, Iran politica, Iran Regime, Iran Religione, Iran repressioni, Iran Rohani, Iran Società
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Hassan Rohani è divenuto Presidente dell’Iran soprattutto grazie alle sue promesse di creare un Iran diverso, basato anche sul rispetto delle minoranze presenti nella Repubblica Islamica. Di quelle promesse, che illusero anche gli oltre 700000 cristiani presenti in Iran, oggi resta ben poco. Dal primo report sulla condizione dei cristiani in Iran dopo l’elezione di Rohani, infatti, emerge una situazione drammatica, addirittura peggiore di quella della Presidenza Ahmadinejad. Sotto il “moderato” Hassan Rohani, infatti, il regime iraniano ha dato solo l’illusione del cambiamento riuscendo, in tal modo, a spostare l’attenzione della Comunità Internazionale su temi diversi dai diritti umani.

Solamente negli ultimi sei mesi, numerose chiese legate all’Assemblea di Dio – ovvero le chiese evangeliche in Iran – sono rimaste chiuse o costrette praticamente a funzioni meramente marginali, sotto il controllo dei miliziani dell’intelligence. Le chiese evangeliche di Teheran (Centrale e Jannat Abad), di Ahvaz, di Shahin Shahr presso Esfahan e la chiesa Pentecostale di Kermanshah, sono rimaste chiuse nonostante il permesso di apertura ottenuto dalle autorità locali. Tutte queste chiese erano già state chiuse da Ahmadinejad e con Rohani, come si vede, la situazione non è mutata. Non soltanto: presso Esfahan e Orumiyeh, le persecuzioni degli scagnozzi del regime, hanno costretto tutti Pastori evangelici locali ad abbandonare l’Iran per paura di finire in carcere.

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Nelle chiese evangeliche e presibiteriane che, con fatica, riescono a rimanere aperte (ad esempio presso Esfahan e Shiraz) le restrizioni del regime sono tali da non permettere una normale attività religiosa. Secondo quanto denunciato dai fedeli all’interno della Repubblica Islamica, infatti, le chiese sono costrette a:

  • fornire al Ministero dell’Intelligence una lista dei fedeli che frequentano la Chiesa, con nomi e documenti allegati;
  • servire messa solamente la domenica, ovvero in un giorno lavorativo nella Repubblica Islamica. Al contrario, durante il giorno di riposo il venerdi, alle chiese è proibito servire messa. Questa restrizione, tra l’altro, viene estesa anche alle chiese armene e assire;
  • pronunciare la messa obbligatoriamente non in lingua farsi. Negli ultimi sei mesi, in particolare, le restrizioni ai cittadini iraniani che conoscono solamente la lingua Farsi, sono state pesantemente ristrette. Le messe, quindi, debbono essere svolte in lingue diverse, come l’armeno o l’assiro;
  •  impedire l’insegnamento della fede cristiano evangelica
  • vietare la vendita dei testi letterari cristiani.

Insieme alle restrizioni verso le chiese, anche gli persecuzioni dei fedeli si sono fatti più ingenti. Prima del suo viaggio a New York per l’apertura dei lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Rohani aveva strategicamente concordato la liberazione di due cristiani, ormai prossimi alla fine naturale della loro pena detentiva. Nel frattempo, però, numerosi altri cristiani sono stati fermati e diversi processi contro importanti Pastori iraniani sono andati avanti. E’ impossibile fare una lista completa delle persecuzioni, basti qui ricordare che:

  • il Pastore Saeed Abedini, in possesso anche della cittadinanza americana, è stato definitivamente condannato ad 8 anni di carcere. Trasferito presso la prigione di Karaj, ha subito pesanti maltrattamenti;
  • il Pastore Behram Irani, condannato a cinque anni di carcere, è stato costretto ad una operazione urgente per le sue drammatiche condizioni di salute. Il regime gli aveva negato, a più riprese, l’accesso ai trattamenti medici;
  • due blogger iraniani, Kiavosh Sotoodeh e Jamshid Jabbari, sono stati arrestati di fronte all’Università di Kerman e accusati di propagandare i valori della fede cristiana. La loro situazione, ad oggi, resta ignota;
  • il 9 agosto del 2013, un giorno dopo l’insediamento di Rohani, i Pasdaran hanno fatto irruzione in una chiesa domestica nella parte occidentale di Teheran, arrestando quattro persone: Parham Farzmand, Sara Sardisian, Sedigheh Kiyani e Mona Fazali. Anche di loro non si hanno notizie;
  • nell’ottobre del 2013, quattro cristiani sono stati condannati a 60 frustate per aver bevuto vino. Il loro arresto è avvenuto nel nordest dell’Iran. Vogliamo ricordare che, teoricamente, in Iran ai cristiani iraniani, non è proibito bere vino (il divieto vale solo per i mussulmani, almeno in teoria);
  • poco prima di Natale, il 24 dicembre in piena vigilia, gli agenti del regime hanno fatto irruzione nella casa di un uomo chiamato Hussein presso Teheran, arrestando lui  e altre quattro persone di nome Ahmad Bazyar, Faeghe Nasrollahi, Mastaneh Rastegar e Amir Hussein Ne’matullahi.

Insomma, mentre l’Occidente fieramente “cristiano” invia quotidiamente delegazioni di imprenditori a fare affari con i Pasdaran, i veri cristiani in Iran vengono perseguitati, arrestati o costretti al silenzio e all’esilio. Tutto questo, sotto il regime di Hassan Rohani, falsamente moderato, buono solo a garantire la sopravvivenza della velayat-e faqih e proteggere gli interessi economici degli Ayatollah dei Pasdaran.

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