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La corte di Isfahan, senza pietà, ha deciso di confermare la condanna a morte di Farzaneh Moradi, una giovane donna di 26 anni accusata di aver ucciso il marito. La pena, addirittura, doveva essere eseguida ieri, ma gli avvocati di Farzaneh hanno ottenuto una proroga di un mese, allo scopo di dimostrare l’innocenza della loro assistita. Farzaneh Moradi è una vittima del brutale regime sessista e fondamentalista che domina oggi l’Iran: costretta a sposarsi a 15 anni con un parente paterno, Farzaneh è diventata madre appena un anno dopo. Ovviamente, non ha mai amato il marito impostole dalla famiglia e non ha mai avuto la possibilità di godere dei diritti che le permettessero di potersi separare da colui che la teneva prigioniera legalmente. A 19 anni, finalmente, Farzaneh incontra l’amore in un ragazzo di nome Saeed. Ed è proprio questo amore che la porterà in carcere: secondo le ricostruzioni, infatti, Saeed avrebbe ucciso il marito di Farzaneh e sarebbe successivamente scappato. Il regime iraniano, immediatamente, ha arrestato Farzaneh, accusandola in un primo momento di essere l’autrice dell’omicidio. L’avvocato di Farzaneh, Abdolsamad Khorromshahi, ha rivelato che l’innocenza di Farzaneh è stata dimostrata poco dopo, ma che la donna ha cercato di coprire il suo amante nella speranza di essere perdonata, assolta e di poter finalmente sposare l’uomo che amava. Purtroppo le cose sono andate diversamente: con Saeed in fuga, Farzaneh è rimasta in carcere ed è stata condannata quindi alla pena capitale per quanto accaduto. Nessuno, neanche la sua famiglia, ha voluto ascoltare le sue ragioni, cercando di capire cosa significasse essere data in sposa obbligatoriamente ad un uomo anziano e praticamente sconosciuto.

Il dramma di Farzaneh si inserisce nella tragedia più grande delle ragazze giovanissime date spose in giovanissima a uomini anziani e praticamente sconosciuti. Secondo un rapporto pubblicato nell’ottobre scorso dall’associazione Justice fo Iran, tra il 2007 e il 2012, il numero di matrimoni forzati di bambine tra i 10 e i 15 anni è cresciuto a dismisura. Il dato allarmante, tra l’altro, corrisponde anche ad una generale diminuzione della popolazione femminile in età adolescenziale all’interno della Repubblica Islamica. Si tratta di “spose bambine” la cui vita e libertà viene cancellata in un attimo e alle quali il regime non garantisce alcun diritto reale di separazione. Non è raro, quindi, che queste donne trovino spesso degli amanti con cui poter condividere piccoli attimi di felicità.

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Come abbiamo già denunciato, nel sistema della Repubblica Islamica le donne – pur avendo un livello culturale molto elevato – hanno davanti alle legge una posizione inferiore rispetto ai maschi. Una donna, infatti, senza il consenso del padre o del marito non può ottenere un passaporto o lasciare il Paese. Nei casi di separazione, quindi, per una donna è difficulissimo potersi rifare una vita od ottenere l’affidamento dei figli senza un preciso consenso dell’ex consorte. Solamente pochi mesi fa, tra l’altro, il regime iraniano ha legalizzato la pedofilia, permettendo ai padri di poter sposare le figlie adottate anche quando queste hanno appena 13 anni.

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