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Il 20 gennaio il cosiddetto Joint Plan of Action è entrato in vigore. In poche parole, l’accordo raggiunto tra il 5+1 e Teheran a Ginevra nel novembre del 2013 è diventato operativo e parte delle sanzioni internazionali verso il regime degli Ayatollah verrà gradualmente ammorbidita. Secondo la diplomazia occidentale, questo lifting porterà nelle casse del regime “solamente 7-8” miliardi di dollari ma, come ammesso dallo stesso regime, i soldi che entranno nelle mani dei Pasdaran e della Guida Suprema saranno molti di più. Basti ricordare che, il 30 novembre scorso, il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha candidamente ammesso che Teheran otterrà 15 miliardi di dollari solamente dagli introiti derivanti dala riduzione delle sanzioni sul settore petrolifero.

Il problema, purtroppo, è che questo ammorbidimento delle sanzioni sta generando – come abbiamo visto in questi ultimi mesi – una corsa al business con la Repubblica Islamica. Come sempre, Teheran sta diffondendo grandi sorrisi, illudendo il mondo sulle sue reali intenzioni di fermare il programma nucleare. La verità, però, è ben diversa e sono gli stessi rappresentanti del regime a rivelare la loro intenzione di non adempiere seriamente agli obblighi previsti dall’accordo di Ginevra. Leggendo il testo del Joint Plant of Action, infatti, l’Iran si impegna nei seguenti sei mesi ad eliminare le sue riserve di uranio al 20% e non aumentare il quantitativo di uranio arricchito al 5% in forma di Uf6 (esafloururo di uranio, utilizzato per la produzione della bomba nucleare). Secondo quanto stabilito in Svizzerà, infatti, Teheran deve convertire metà dell’uranio arricchito al 20% in ossido per la fabbricazione di combustibile per il reattore di Teheran (noto come TRR). La metà dell’uranio al 20% rimanente, quindi, andrà convertità dagli scienziati in uranio arricchito non oltre il 5%. Aspetto centrale, da non dimenticare, tutto il nuovo uranio arricchito al 5% prodotto dall’Iran nei prossimi sei mesi – compreso quello ottenuto con la conversione dell’uranio al 20% – dovrà essere convertito in ossido (UO2), utilizziabile unicamente per la produzione di barre di combustibile per i reattori nucleari.

Qui sotto riportiamo, precisamente ed in lingua originale, quanto previsto in merito dal Joint Plan of Action:

iran nuclear

Dove sta il problema? Il problema, grave, sta nel fatto che l’Iran non ha alcuna intenzione di conformarsi realmente a questo accordo, rinunciato alla crescita della quantità di uranio arricchito in suo possesso. Il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana, il già Ministro di Ahmadinejad Ali Akbar Salehi, ha affermato che la  metà dell’uranio al 20% che Teheran dovrebbe convertire in uranio al 5%, verrà lasciato in forma di Uf6 e non verrà convertito in ossido (agenzia Isna). Così facendo, quindi, Teheran andrà ad aumentare di 400 kg l’uranio al 5% prodotto, raggiungendo una riserva totale di circa 7,150 Kg. Secondo il regime infatti, l’accordo non obbliga Teheran a convertire anche quel nuovo uranio prodotto al 5% in ossido. Si tratta, chiaramente, dell’ennesima lettura unilaterale di un accordo internazionale da parte del regime iraniano. A questo punto, aspetto fondamentale, bisogna capire una cosa: perchè avviene questo? Perchè, se Teheran vuole davvero un programma nucleare pacifico, ha problemi a convertire tutto l’uranio Uf6 in suo possesso in ossido UO2? Lo scopo non dovrebbe essere solo quello di produrre barre di combustibile per i reattori?

salehi

La risposta è, come sempre, davanti ai nostri occhi ed è molto chiara: la Repubblica Islamica non ha affatto volontà di rinunciare a costruire la bomba nucleare. Mantenere l’uranio in forma di Uf6, anche se arricchito solamente solamente sino al 5%, permetterà sempre al regime di far ripartire l’arricchimento al 20% in qualsiasi momento, utilizzando tra l’altro centrifughe 15 volte più veloci delle precedenti (in merito si legga questa agenzia iraniana: Iran’s new centrifuges 15 times more powerful than old ones, says Salehi). Questa hudna (tregua) con l’Occidente, quindi, è meramente funzionale al bisogno del regime di uscire dall’isolamento internazionale e far ripartire una economia praticamente al collasso. Senza contare che, grazie a questo appeasement, gli Ayatollah avranno anche modo di sbarazzarsi delle sacche, sempre più rilevanti, di opposizione interna.

Pensare veramente che un regime come quello iraniano – fondamentalista, khomeinista, terrorista e corrotto – voglia davvero rinunciare a diventare la super potenza mediorientale solamente per far felici gli odiati nemici occidentali, è davvero irrealistico, ingenuo e soprattutto pericoloso…Come riprova di quanto scriviamo, vi riproponiamo un video del 2010 in cui Hassan Rahimpour Azghadi membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale – organo che opera da Qom sotto il diretto controllo della Guida Suprem Ali Khamenei – dichiara senza peli sulla lingua i veri fini della Repubblica Islamica creata da Khomeini. 

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=1tXEA8vdc44%5D

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commenti
  1. mike hermantraut ha detto:

    Guardate, io non ho alcuna simpatia per il regime dei preti, ma se fossi nei loro panni farei esattamente lo stesso. Sicuramente hanno visto quel che è successo ad Afghanistan e Iraq, e quel che NON è successo a Corea del Nord e Pakistan, e si sono fatti due conti. Casomai un domani un certo “faro di libertà” dovesse decidere di “esportare la democrazia” nella terra che fu degli Acheminidi, con la bomba non potrebbero farlo. Ripeto, gli ayatollah sono nel migliore dei casi dei pezzi di m. fanatici, ma che facciano di tutto per la propria conservazione è comprensibile.

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    • GeertWilders4President ha detto:

      Voi antioccidentali ignorate sempre che le prime vittime dei fanatici ayatollah e compagnia sono LE LORO STESSE GENTI (Gli iraniani, per l’appunto). E anche se non lo fossero? Nulla giustifica certi propositi.

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  2. No Pasdaran ha detto:

    Al di la’ delle singole opinion politiche, in quello che lei ha scritto c’e’ un errore FONDAMENTALE. Lo stesso errore che, continuamente, compie l’Occidente guardando a Teheran. Gli Ayatollah non conservano nulla. Nella concezione della Repubblica Islamica, il termine conservazione puo’ al massimo essere applicato all’Occidente stesso, ad Israele o ai paesi sunniti, considerati tutti – in maniera piu’ o meno diversa – delle pietre da estirpare.
    L’Iran Khomeinista non e’ nato per conservare ma per esportare la rivoluzione. Il fatto che gli Ayatollah scendano a patti, nei loro interessi, con i nemici cio’ rappresenta unicamente una tregua nell’unico interesse dell’IRI: la diffusione del khomeinismo, con ogni mezzo lecito e illecito, nel mondo.

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