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Sempre piu’ lanciato nel panorama mondiale, il Presidente Rohani ormai si diverte anche ad imitare Obama e lancia un video ispirato direttamente a quello intitolato “Yes We Can“, girato dal Presidente americano. Nel video, rilasciato in occasione dei primi 100 giorni di Governo, è possibile ascoltare Hassan Rohani parlare di amicizia, moderazione e pacifica convivenza tra tutti gli iraniani, senza distinzione di sesso, etnia o religione. Indubbiamente si tratta di belle parole, accompagnate da un piacevole sottofondo musicale. Peccato però che, ancora una volta, si tratta solamente di pura propaganda. Infatti,  mentre lo staff di Rohani si impegna per vendere l’immagine del Presidente al mondo, nella Repubblica Islamica continuano senza sosta le persecuzioni e le condanne a morte

Bastano pochi, drammatici, esempi per far capire la realtà che si vive sotto il potere degli Ayatollah. Solamente a novembre in Iran sono state impiccate ben 37 persone. All’inizio del mesein differenti carceri iraniani, ben 15 persone sono state ammazzate dal regime in soli due giorni . Tra questi 15 sfortunati, purtroppo, c’era anche anche il prigioniero politico curdo Shirko Moaferi, impiccato nel carcere di Saghez. Negli stessi giorni in cui veniva ucciso Moaferi, cinque prigionieri venivani impiccati presso Kerman. Non contento di questa mattanza, il regime ha continuato ad eseguire condanne a morte senza tregua. Dieci persone, tra cui una donna, sono state impiccate presso Karaj il 26 novembre. Lo stesso giorno, riferisce la stessa agenzia, un cittadino afghano è stato impiccato in pubblico nella città di Khonj (Provincia di Fars). Ieri, invece, le organizzazioni umanitarie hanno dato notizia dell’impiccaggione di cinque persone presso Bandar AbbasInsomma, una vera e propria strage senza fine, sulla quale il mondo tace

impiccaggioni

Purtroppo non basta: il regime non solo uccide, ma continua a perseguitare tutti coloro che esprimono un pensiero non gradito in Rete. A dispetto della charm diplomacy dell’establishment iraniano in Facebook e Twitter, nella Repubblica islamica la mano della repressione si abbatte ancora duramente su tutti coloro che usano Internet per criticare gli Ayatollah. In questi giorni, ad esempio, otto persone sono state arrestate presso Kerman, con l’accusa di aver pubblicato in Rete contenuti blasfemi, ovvero di aver criticato il regime o aver messo in discussione l’Islam. Si tratta di una accusa gravissima che, tanto per chiarirci, può determinare una condanna a morte. Vogliamo ricordare che, appena qualche settimana fa, il Presidente iraniano Rohani ha risposto ad un tweet del fondatore di Twitter Jack Dorsey, affermando di voler assicurare a tutta la popolazione iraniana il diritto di navigare in Rete liberamente.

La notizia dell'arresto di 8 giovani iraniani per aver pubblicato "contenuti blasfemi" in Rete (Fonte: Fars News)

La notizia dell’arresto di 8 giovani iraniani per aver pubblicato “contenuti blasfemi” in Rete (Fars News)

La risposta di Rohani alla domanda del fondatore di Twitter, Jack Dorsey

La risposta di Rohani alla domanda del fondatore di Twitter, Jack Dorsey

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