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In questi giorni si è tenuto il secondo vertice di Ginerva tra l’Iran e il Gruppo del 5+1, organizzato al fine di risolvere il contenzioso sul nucleare iraniano. Il vertice si è concluso senza successo, ancora non è chiaro se per via dell’opposizione della Francia o per la ritrosia del regime iraniano ad accettare un valido compromesso. Al di là delle responsabilità, però, c’è da essere soddisfatti che dal vertice in Svizzera non sia uscito un accordo definitivo che, non solo non avrebbe risolto l’annosa questione nucleare, ma avrebbe anche violato tutte le risoluzione internazionali sinora approvate.

Se da un lato non è dato sapere precisamente il contenuto del negoziato tra Iran e 5+1, quello che è certo è che Teheran ha posto come redline il diritto ad arricchire l’uranio sul suolo della Repubblica Islamica. Secondo indiscrezioni, quindi, i negoziatori si sarebbero focalizzati sulla sospensione dell’arricchimento dell’uranio al 20% e sul reattore ad acqua pesate di Arak, ove l’Iran potrebbe produrre una bomba al plutonio. Purtroppo, però, un negoziato fondato su questi termini, non garantisce in alcun modo la fine della minaccia nucleare iraniana e – come suddetto – non rispetta le risoluzioni e i trattati internazionali sinora approvati.

Per quanto concerne l’arricchimento dell’uranio, va immediatmente chiarita una cosa: una eventuale sospensione o interruzione dell’arricchimento dell’uranio al 20% da parte dell’Iran, non fornirebbe le garanzie necessarie per essere certi che, nel prossimo futuro, il regime iraniano non possa nuovamente avviare i processi per costruire la bomba atomica. Teheran, infatti, oggi dispone di ben 19000 centrifughe IR-1 e sta installando nuovi modelli di centrighe IR-2, molto più veloci. Nessuno, quindi, potrebbe assicurare che un domani la Repubblica Islamica non decida di arricchire l’uranio al 3,5% già in suo possesso sino al 90%, percentuale necessaria per costruire un ordigno nucleare. Vogliamo precisare che, quanto qui sostenuto, è stato affermato persino da Gary Samore – già consigliere del Presidente americano Barack Obama durante il suo primo mandato – in una intervista al New York Times nell’ottobre di quest’anno.

L'Intervista di Gary Samore al New York Times

L’Intervista di Gary Samore al New York Times

Non solo: un accordo che Teheran che non includa una totale sospensione dell’arricchimento dell’uranio, violerebbe le risoluzioni sinora approvate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Queste risoluzioni, si badi bene, sono state votate anche da Russia e Cina, tradizionali alleati dell’Iran. La risoluzione 1696, approvata dal Consiglio nel luglio del 2006, domanda al regime iraniano di “sospendere tutte le attività di arricchimento” dell’uranio, incluse quelle di ricerca e sviluppo. Lasciare libero l’Iran di continuare ad arricchire l’uranio al 3,5%, quindi, annullerebbe di fatto una decisione presa dalle stesse Nazioni Unite, delegittimando di fatto quanto sinora affermato dallo stesso Consiglio di Sicurezza.

La risoluzione Onu 1696, approvata nel luglio del 2006 dal Consiglio di Sicurezza

La risoluzione Onu 1696, approvata nel luglio del 2006 dal Consiglio di Sicurezza

La Repubblica Islamica, da parte sua, non intende rinunciare al diritto di arricchire l’uranio e ritiene che questo diritto sia scritto nel Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Quest’affermazione, si badi bene, è falsa: sebbene il TNP riconosca agli Stati il diritto di sviluppare un programma nucleare pacifico, tale diritto è concesso solamente a chi non ha aspirazioni militari e a chi apre gli impianti al controllo degli ispettori internazionali dell’AIEA. Questa condizione è ben esemplificata dagli articoli I e II del Trattato di non Proliferazione Nucleare, a cui l’Iran si è volontariamento sottoposto, pur rigettando successivamente di ratificare il Protocollo Aggiuntivo del Trattato stesso.

Il Trattato di non Proliferazione Nucleare

Il Trattato di non Proliferazione Nucleare – TNP

Teheran, invece di sviluppare un nucleare pacifico (a basso costo) in collaborazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA, ha scelto da trent’anni di portare avanti un programma nucleare clandestino e chiaramento orientato alla costruzione della bomba atomica. Per arrivare al suo obiettivo, invece di accedere al know how praticamente gratuito dei Paesi del TNP, la Repubblica Islamica si è rivolta a networks clandestini come quello del pakistano A. Q. Khan, alle conoscenze dei tecnici sovietici e al regime comunista nordcoreano. Una riprova delle intenzioni non pacifiche degli Ayatollah. La dimensione militare del programma nucleare iraniano, ancora una volta, è stata denunciata direttamente dalla stessa AIEA che, invano, ha chiesto più volte di visitare impianti sospetti come Qom, Natanz e Parchin. Oggi l’Iran ha accettato di firmare un accordo con l’AIEA, ma si tratta di una vittoria di Pirro, considerando che – come provato dai satelliti – il regime iraniano ha già ripulito bene le tracce delle sue attività clandestine.

Il report dell'AIEA, pubblicato nell'agosto del 2013

Il report dell’AIEA, pubblicato nell’agosto del 2013

Quanto sinora detto prova, senza ombra di dubbio, che il negoziato di Ginevra deve assolutamente prevedere la sospensione definitiva di ogni arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, la fine dell’installazione delle centrifughe e una apertura totale del regime iraniano al controllo degli ispettori internazionali. Le stesse quantità di uranio arricchito, anche al 3,5%, già in mano al regime iraniano, devono essere monitorate dalla Comunità Internazionale, perchè già sufficienti per produrre un ordigno nucleare in meno di un mese. Il regime iraniano, al contrario, continua a portare avanti una politica di falsa apertura, parlando da un lato di “confidence and prudence” nei negoziati, ma minacciando di installare nuove centrifughe, nel caso in cui la diplomazia fallisca. Per capire la strategia diplomatica iraniana, basta ascolatare la recente intervista del Ministro degli Esteri iraniano Zarif, che vi proponiamo con sottotitoli in inglese. Le parole di Zarif, come leggerete, si focalizzano solamente sul provocare divisioni all’interno della diplomazia Occidentale e non forniscono alcuna prova concreta delle reali buone intenzioni del regime iraniano.

Ci auguriamo solamente che i diplomatici occidentali rispettino le normative internazionali sinora approvate e non accettino un accordo al ribasso, buono solo a salvare le reali aspirazioni degli Ayatollah…

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