A Ginevra è, per il momento, fallito il negoziato tra l’Iran e il 5+1. Teheran ha puntato l’indice contro Parigi per il fallimento, sostenendo che il Governo francese faccia gli “interessi dei sionisti”. In effetti l’accordo è saltato per l’opposizione del Ministro degli Esteri Fabius, ma i motivi reali dell’opposizione dell’Eliseo sono altri. Tralasciando le naturali ambizioni politiche della Francia, Parigi ha chiesto all’Iran maggiori assicurazioni in merito all’impianto nucleare di Arak – dove Teheran potrebbe produrre una bomba al plutonio – ed in merito alla quantità di uranio arricchito già in possesso del regime iraniano. La risposta dei diplomatici della Repubblica Islamica è stata negativa e il negoziato è terminato senza una firma. Il prossimo round, quello forse decisivo, si terrà probabilmente il 20 novembre sempre a Ginevra.

Nel frattempo, l’Iran ha ribadito chiaramente che non intende retrocendere sulle sue red lines. Davanti al Parlamento iraniano, il Presidente Rohani, ha chiaramente detto che sull’arricchimento dell’uranio e sulla continuazione del programma nucleare, Teheran non ha intenzione di discutere con l’Occidente. Ovviamente, subito dopo il suo intervento, Rohani ha cinguettato su Twitter, divulgando ai media internazionali il verbo. Come si legge, il Presidente iraniano ha la faccia tosta di parlare di diritto internazionale, lo stesso che l’Iran da oltre trent’anni viola quotidianamente…

Il tweet di Hassan Rohani

Il tweet di Hassan Rohani

La questione delle red lines, è stata ribadita anche da altri rappresentanti del regime iraniano, tutti tesi ad evidenziare come Teheran non sia in alcun modo disposto a venire incontro alle richieste internazionali. Un secco no ad ogni sospensione dell’uranio è arrivata dal rappresentante della Guida Suprema presso i Pasdaran, l’Hojjatoleslam Ali Saeedi. Parlando all’agenzia Tasnim, Saeedi ha affermato che il tema dell’arricchimento dell’uranio fa parte delle redline di Teheran è che tale arricchimento deve avvenire all’interno del territorio iraniano.

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Sulla stessa linea si è espresso Hossein Naqavi Hosseini, rappresentante della potente Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera del Parlamento iraniano. Parlando all’agenzia Irna, Hosseini ha affermato che i negoziatori iraniani non supereranno mai le red lines del regime, chiudendo la porta ad ogni possibile cambiamento di posizioni politiche da parte iraniana.

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All’intransigenza politica del regime, si aggiungono anche altre notizie che devono far preoccupare. Teheran ha annunciato che presto metterà in orbita un nuovo satellite (dopo il lancio di Omid nel 2009). Il nuovo satellite arriverà nello spazio per mezzo del vettore Safir B-1. Si tratta di un missile balistico a due stadi, alimentato con propellente liquido: il primo stadio è essenzialmente una riproduzione del missile Ghadr 1 (missile iraniano con 2000 km di gittata), mentre il secondo stadio usa una tecnologia simle al missile sovietico SSN-6. Il nuovo progetto iraniano dovrebbe preoccupare enormemente la Comunità Internazionale, considerando che il missile Safir B-1 può portare un carico variabile tra i 30 e i 50 chilogrammi e potrebbe essere usato facilmente dall’Iran come vettore per lanciare la bomba nucleare.

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Oltre a questa notizia, anche un’altra storia deve impensiere gli osservatori internazionali: Il Vice Ministro degli Esteri iraniano con delega ai rapporto con l’Africa e i Paesi Arabi, Hossein Amir Abdollahian, ha affermato che Teheran intende approfondire i rapporti con il Congo. La notizia deve preoccupare per diversi motivi: il Congo è un paese ricco di risorse naturali, tra cui anche riserve di importanti riserve di uranio. Si pensi addirittura che, durante la Seconda Guerra mondiale, lo stesso Albert Einstein scrisse alla regina Elisabetta – la regina madre del Belgio all’epoca – per invitarla a non vendere l’uranio ai nazisti paventando il rischio che questi potessero usarlo per costruire un ordigno atomico. Una lettera simile venne inviata da Einstein anche al Presidente americano Roosvelt. In anni meno lontani, nel 2007, il Professore congolese Fortunat Lumu, commissario per l’energia atomica del Congo, venne arrestato con l’accusa di aver venduto illegalmente 100 barre di uranio. Secondo gli osservatori internazionali, l’acquirente delle barre di uranio fu proprio l’Iran, interessato ad usarle per il suo programma nucleare.

Una espansione delle relazioni tra l’Iran e il Congo, quindi, aumenta i dubbi in merito alla reale disponibilità di Teheran a firmare un accordo reale sul nucleare con il gruppo del 5+1. 

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