Nonostante nella Repubblica Islamica i social networks siano vietati alla popolazione, pare che i politici iraniani ormai non possono fare a meno di postare in continuazione le loro dichiarazioni in Rete. Questa mattina, ad esempio, il Presidente Hassan rohani ha cinguettato su Twitter questo messaggio:

UntitledIn pratica, sulle orme di Khamenei, il Presidente iraniano ha chiarito che i diplomatici di Teheran dialogheranno sul nucleare unicamente sulla base degli interessi nazionali, dell’indipendenza e della soviranità del loro Paese. Purtroppo, tra i punti considerati dalla Repubblica Islamica come “linea rossa”, c’è soprattutto l’arricchimento dell’uranio al 20%. Su questo tema, si badi bene, in Iran non esistono moderati o estremisti, ma esiste unicamente una comunione di intenti che unisce tutte le diverse fazioni. Per averne una riprova, basta leggere le dichiarazioni di alcuni rappresentanti del regime iraniano. 

Il Ministro degli Esteri Zarif, ad esempio, ha dichiarato che l’Iran continuerà ad arricchire l’uranio al 20%, pur negoziando con il Gruppo del 5+1 con “buone intenzioni e rispetto”. Non solo: il Ministro Zarif ha anche aggiunto che Teheran non è disposto a raggiungere alcun accordo in merito alla sospensione dell’arricchimento dell’uranio (nel 2003, pur bleffando, l’Iran accettò per un breve periodo di sospendere l’arricchimento dell’uranio). Lo stesso Abbas Araghchi, Vice Ministro degli Esteri iraniano e Capo negoziatore nucleare, ha affermato all’agenzia di stampa Mehr News, che l'”arricchimento dell’uranio al 20% non è materia di discussione tra l’Iran e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA“.

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L’arricchimento dell’uranio al 20%, come vi abbiamo già scritto, non ha alcuna motivazione “civile”, nel senso che non è spiegabile ai fini di un programma nucleare non orientato alla costruzione della bomba atomica. Teheran ha sempre giustificato questo arricchimento come necessario per alimentare il reattore di Teheran (TTR), al fine di svolgere esperimenti medici. Come ricorderete, però, lo stesso ex capo dell’agenzia nucleare atomica dell’Iran Abbasi Davani, sbugiardò i suoi stessi capi, affermando che l’Iran aveva ormai accumulato l’uranio necessario ad alimentare il TRR, ma che l’arricchimento al 20% sarebbe proseguito lo stesso in nome della rivoluzione khomeinista.

L'agenzia di stampa ISNA del 30-08-2011, con le parole di Abbasi Davani

L’agenzia di stampa ISNA del 30-08-2011, con le parole di Abbasi Davani

A quanto pare, quindi, sembra proprio che i negoziatori iraniani stiano puntando al “negoziato senza negoziare”, una strategia orientata a dimostrare alla Comunità Internazionale la buona volontà, pur evitando di arrivare ad un accordo vero e definitivo sul nucleare. Prima o poi, vedrete – dopo aver guadagnato il tempo necessario per mettere al sicuro tutta la tecnologia nucleare, l’uranio arricchito e il know how sinora acquisito – Teheran romperà il negoziato accusando l’Occidente di “connivenza con il nemico sionista” e “neocolonialismo”. Sarà in questo modo, purtroppo, che il mondo si ritroverà con un nuovo Stato nucleare in grado di minacciare tutto il Golfo Persico, di esportare terrorismo e di bloccare il commercio mondiale di risorse petrolifere.

Ai posteri l’ardua sentenza…

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