david-sipress-i-m-north-korea-he-s-iran-new-yorker-cartoonIl nuovo charm diplomatico del regime iraniano sta ottenendo discreti successi. Come abbiamo scritto si tratta – almeno finora – di parole a vuoto, tese solamente a promuovere l’immagine del regime e far uscire l’Iran dall’isolamento internazionale e dalla crisi economica. La questione centrale da risolvere tra la Comunità Internazionale è l’Iran, come noto, è quella del programma nucleare, il fattore da cui scaturiscono le sanzioni e senza la cui rimozione sarà difficile per l’Iran ripartire.

In queste settimane si è parlato diverse volte di nucleare e di un nuovo round negoziale tra la Repubblica Islamica e il Gruppo del 5+1. Secondo le ultime notizie di stampa, fonte Wall Street Journal, l’Iran sarebbe pronta a “limitare” il suo programma nucleare in cambio dell’allentamento delle sanzioni internazionali. La notizia, senza una attenta riflessione, rischia di dare l’idea che la Repubblica Islamica sia sinceramente pronta a mettere in discussione il suo programma nucleare ed a rinunciare all’obiettivo della costruzione della bomba nucleare.

Prima di tutto non fatevi ingannare: da quando il Presidente iraniano è tornato dagli Stati Uniti, tutti i politici – Rohani compreso – hanno fatto a gara nel ribadire che il programma nucleare iraniano non è discutibile, così come il diritto di Teheran di arricchire l’uranio. Il Capo della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica Estera Boroujerdi ha smentito l’intenzione di chiudere il sito nucleare di Qom (dove Teheran arricchisce l’uranio al 20%) e lo stesso Presidente iraniano Rohani ha sempre detto che l’Iran non è disposto a scendere a compromessi in merito al programma nucleare. Anche un altro parlamentare iraniano, membro anch’egli della Commissione Sicurezza Nazionale e Politica EsteraEsmayeel Kosari – ha ribadito che l’arricchimento dell’uranio al 20% non è tema di discussione tra l’Iran e la Comunità Internazionale. 

Un secondo punto, quindi, lascia diversi dubbi in merito alle reali intenzioni dell’Iran. Per capirlo bisogna spostarsi in estremo Oriente e tornare indietro con la mente: come tutti sanno, la Corea del Nord è un Paese in possesso della bomba nucleare e, per la cronaca, è uno dei migliori alleati della Repubblica Islamica. La Corea del Nord ha testato il suo primo ordigno nucleare nel 2006. Il test di Pyongyang causò una drammatica crisi nel mondo e i diplomatici di primo livello – Stati Uniti in testa – si prodigarono per far accettare al regime comunista un accordo internazionale. Con grande enfasi, nel 2007, venne annunciato un compromesso che – secondo la carta – prevedeva la fine del programma nucleare nordcoreano, in cambio di aiuti materiali al regime comunista. Tra le altre cose, vennero anche scongelati diversi beni del regime nordcoreano all’esterno, tra cui 25 millioni di dollari che il regime della Corea del Nord teneva nel Banco Delta Asia di Macao. Stati Uniti e Corea del Nord sembrarono sul punto di normalizzare le relazioni diplomatiche e Washington quell’anno non inserì Pyongyang tra i responsabili del finanziamento del terrorismo internazionale. Morale della favola, il risultato è noto: nessuno si procurò di eliminare veramente il materiale nucleare presente in Corea del Nord e il regime comunista – colto in fallo nel suo bluff – decise di interrompere le trattative e di riattivare l’impianto di Yongbyon. Nell’aprile del 2009, quindi, Pyongyang accolse l’elezione di Obama con un test di un nuovo missile balistico e, nel luglio dello stesso anno, con un secondo test di un ordigno nucleare. Insomma, il mondo rimase con in mano un inutile mazzo di carote…

Il caso iraniano, ovviamente, ha le sue particolarità: l’alleanza tra l’iran e la Corea del Nord, però, è cosa nota e lo stesso Rohani, da capo dell’avizione iraniana e ora da Presidente, ha sempre lavorato per rafforzare le relazioni con Pyongyang. L’Iran, inoltre, proprio dalla Corea del Nord ha ottenuto il know-how per la costruzione dei suoi missili balistici. Lo stile diplomatico nordcoreano, quindi, pare oggi ispirare l’azione iraniana; firmare un compromesso al ribasso, che non intacchi quanto Teheran ha sviluppato sinora in tema di nucleare. Una sospenzione parziale del programma nucleare che, alla fine, potrà sempre permettere alla Repubblica Islamica di recedere dall’accordo, accusando l’Occidente di imperialismo e “sionismo”. 

Se il mondo firmerà con l’Iran un simile accordo, segnerà il primo passo per l’ingresso – presto o tardi – di un altro stato dittatoriale nel club delle potenze nucleari. Ai posteri l’ardua sentenza…

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