rohani khamenei

Tra pochi giorni la delegazione del Governo iraniano, Presidente Hassan Rohani in testa, si recherà a New York per l’apertura della sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Per un verso, finalmente, non rivedremo più la faccia del nazista Ahmadinejad, impegnato ad usare ogni palcoscenico internazionale, per attaccare l’Occidente e negare l’Olocausto.

Con Hassan Rogani, sicuramente, negli Stati Uniti atterrerà una rappresentanza iraniana diversa, apparentemente “più pulita”, pronta ad usare l’arma dell’apparenza per ingannare ancora la Comunità Internazionale. In realtà, infatti, a Teheran sono cambiati gli stili, ma non i metodi e l’ideologia di fondo. A dimostrare quanto scriviamo, si badi bene, non siamo noi, ma lo stesso Governo Rohani e le figure politiche di cui si è circondato.

Non soltanto nel Governo Rohani c’è una presenza record (ben quattro) di rappresentanti del MOIS – il Ministero dell’Intelligence – ma, anche in questi giorni, il neo Presidente ha favorito delle nomine che non lasciano porte aperte alle speranze di cambiamento. L’ammiraglio Ali Shamkhani, Pasdaran ed ex Ministro della Difesa sotto Khatami, è stato nominato Segretario del Comitato di Sicurezza Nazionale. Ancora un posto chiave, quindi, in mano alle Guardie Rivoluzionarie. C’è di peggio, purtroppo: l’ex Ministro della Difesa Ahmad Vahidi – Pasdaran ricercato per terrorismo internazionale – è stato nominato a capo del Consiglio del Discernimento, organo creato nel 1988 per dirimere le controversie tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani. Se consideriamo che anche il nuovo Ministro della Difesa Hossein Dehghan è un Pasdaran ed è stato tra i fondatori del gruppo terrorista di Hezbollah, il quadretto negativo è praticamente completo.

A proposito di Iran e Occidente, ci teniamo a riportarvi quanto detto l’altro ieri da Ali Khamenei, la Guida Suprema. Parlando ad un incontro con i responsabili della preghiera del Venerdi, Ali Khamenei ha detto testualmente: ” Se vogliamo difendere l’integrità dell’Islam, dobbiamo avere uno sguardo ampio alle questioni nazionali e globali. C’è un profondo conflitto tra Islam e Occidente che dura da secoli e noi siamo in mezzo alla continuazione di questo conflitto“. Insomma, in poche parole, il dittatore supremo dell’Iran ha chiarito il suo rapporto con il mondo esterno: nessuna pace reale, ma sostegno allo scontro fino alla fine, sino alla vittoria dell’Islam (khomeinista…).

Speriamo che, all’apertura della nuova sessione dell’AG dell’ONU, i diplomatici internazionali si ricordino bene di queste parole e si ricordino chiaramente che non sempre sciacquarsi con il sapone significa essersi davvero lavati…

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