Archivio per settembre, 2013

Rouhani

Rohani illude, il regime iraniano uccide. Mentre la notizia della liberazione delle sette detenute politiche in Iran fa il giro del mondo (tra loro anche l’attivista per i diritti umani Nasrin Sotoudeh), nella Repubblica Islamica le persecuzioni e le condanne a morte non si fermano. L’Ong “Iran Human Rights” pubblicato in questi giorni un articolo basato su quanto detto dal Presidente Rohani durante un incontro a New York con l’Asia Society and Council of Foreign Affairs: in quell’occasione, rispondendo ad una domanda a proposito dei prigionieri politici in Iran, Rohani ha testualmente dichiarato “noi non amiamo avere nessuno in carcere”.

A quanto pare, però, da quando Rohani è stato eletto il 14 giugno scorso, il regime iraniano ha messo a more più di 200 persone, tra loro un numero altissimo di ragazzi che hanno commesso il reato in età minorile. La loro condanna a morte, lo ricordiamo, trasgredisce la Convenzione sui diritti dei Minori approvata dalle Nazioni Unite e ratificata dalla stessa Repubblica Islamica. A quanto pare, quindi, il metodo in cui l’Iran sta svuotando le carceri impiccando la maggior parte di prigionieri possibile. 

C’è di peggio: in una intervista esclusiva con il sito Rooz, il responsabile della Commissione giustizia del Parlamento iraniano, Alahyar Malekshahi, ha testualmente detto che in “Iran non esistono prigionieri politici” e che le persone arrestate durante le proteste del 2009, sono detenute per ragioni di sicurezza. Parlando del tema dei prigionieri politici, Malekshahi, va ricordato, è colui che sta tentando di far approvare una legge che punisca direttamente il reato politoco. Il primo articolo di questa legge intenderebbe colpire tutti coloro che “commetto una azione che ha il proposito di criticare le scelte del regime o ogni tentativo di ottenere il potere, anche se la persona non ha l’intenzione di colpire i principi e le basi della Repubblica Islamica”. Praticamente, mentre Rohani parla del nuovo Iran moderato, il regime si appresta ad approvare una legge che permetterà l’arresto di ancora più dissidenti.

E sempre alla faccia della moderazione e dell’apertura al mondo, l’agenzia di stampa iraniana ISNA ha mostrato le immagini (che vi riportiamo sotto) della confisca di centinaia di antenne satellitari in Iran e della distruzione delle stesse in pubblico a scopo di avvertimento verso tutti coloro che intendono vedere i canali internazionali. Ricordiamo che, a dispetto del divieto imposto dal regime, circa il 70% della popolazione iraniana ha una antenna satellitare installata sul balcone, segno evidente del bisogno di libertà del popolo iraniano.


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Intanto, anche a livello politico, la situazione in Iran non sembra mutare. Sinora, infatti, ben poco di quello che era il Governo Ahmadinejad è stato smantellato, anzi. E’ di queste ore la notizia che l’ex Ministro della Difesa iraniano Ahmad Vahidi – ricercato a livello internazionale per la strage al centro ebraico AMIA di Buenos Aires nel 1994 – è stato nominato a capo del Centro di Ricerca Strategico, think tank centrale in Iran per la definizione delle linee politiche della Difesa. Vahidi, per la cronaca, è già a capo della Commissione di Politica, Difesa e Sicurezza del Consiglio del Discernimento, organo creato nel 1988 per dirimere le controversie tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani.

A livello internazionale, infine, diverse voci si continuando ad alzare contro le “timide aperture” fatte da Hassan Rohani: Ali Akbar Velayati, consigliere di Khamenei per la politica estera, ha dichiarato che non capisce il motivo della conversazione telefonica avvenuta tra Rohani e il Presidente americano Barak Obama. Velayati ha anche aggiunto che, nella sua opinione, non ci sono opportunità di arrivare un accordo con gli Stati Uniti, perchè Washington è contraria alla rivoluzione khomeinista. Nel frattempo, mentre il servizio segreto israeliano arresta un uomo di origine iraniana (ma con cittadinanza belga) incaricato di creare una cellula al servizio dei Pasdaran in Israele, il Presidente Rohani ha incontrato una delegazione del regime siriano e del regime nordcoreano (video sotto). Questo, tanto per chiarire da che parte sta (o meglio continua a stare) la Repubblica Islamica…

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Il Presidente iraniano Rohani, nell’intervista concessa a Christiane Amanpour e trasmessa dalla CNN, non ha mai riconosciuto la veriticità storica dell’Olocausto del popolo ebraico. A dirlo, si badi bene è lo stesso regime iraniano: Alaeedin Borujerdi, Capo della Commissione Esteri e di Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha infatti annunciato che Teheran intende portare in causa la CNN per la traduzione errata delle parole del Presidente iraniano. Per essere precisi, come scritto dall’Agenzia di stampa iraniana Fars News, Rohani ha riconosciuto che i nazisti hanno compiuto dei crimini durante la Seconda Guerra Mondiale, ma ha precisato che il tema della Shoa’ deve essere giudicato solamente dagli storici. In pratica, nessuna differenza sostanziale rispetto all’epoca di Ahmadinejad.

L’Agenzia Fars, quindi, ha pubblicato la versione esatta delle parole dette da Rohani al canale americano. Seconda la Fars, Rohani avrebbe detto testualmente: “Come ho detto prima non sono uno storico…ma in generale noi condanniamo ogni crimine commesso contro l’umanità dai nazisti, sia contro gli Ebrei che contro i non ebrei. Allo stesso modo condanniamo ogni crimine commesso contro ogni nazione, religione, persona o credo. Perciò, quello che i nazisti hanno fatto è condannabile, ma per gli aspetti di cui lei parla (la veriticità dell’Olocausto, NdA), si tratta di un aspetto che devono trattare degli storici e dei ricercatori“.

Una conferma indiretta in merito al pensiero di Rohani, ci arriva dalle parole espresse dal Presidente iraniano in un incontro tenutosi il 27 settembre a New York presso la Asian Society. In questa occasione, come si vede dal vide, rispondendo ad una domanda sull’Olocausto, Rohani non ha direttamente riconosciuto la veriticità delle camere a gas e dell’assassinio di sei milioni di ebrei, ma si è limitato ad una condanna generale dei crimini dei nazisti in cui (sic) “sono morti anche alcuni ebrei”. Insomma, come vi avevamo già detto qualche giorno fa, in Iran poco e niente è cambiato in merito al tema del negazionismo…purtroppo…

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