IRAN NUCLEARE: ECCO PERCHE’ E’ GIUSTO PRECCUPARSI!

Pubblicato: maggio 23, 2013 in Iran Regime

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA ha diffuso ieri il nuovo report sullo stato del Programma Nucleare della Repubblica Islamica dell’Iran. Pubblicato il report, diversi analisti internazionali si sono affrettati a rilevare che – rispetto al report diffuso nel febbraio 2013 – il regime iraniano non ha varcato la “linea rossa”, ovvero non ha ancora prodotto il quantitativo di uranio arricchito al 20% per la realizzazione di un ordigno nucleare.

In questa sede ricordiamo che per produrre un ordigno nucleare è necessario arricchire l’uranio dal 20% al 90%. Parlando in termini numerici – per essere pratici – per produrre una bomba atomica sono necessari 250 kg di uranio arricchito al 20% sino al 90%. Apparentemente si tratta di un processo difficile, ma è bene ricordare che la vera difficoltà nella costruzione di un ordigno nucleare sta nella fase iniziale dell’arricchimento dell’uranio, ovvero quella tra il 3,5% e il 20%. La seconda fase, dal 20% al 90% è in realtà molto più veloce, visto che le tecniche di arricchimento restano le stesse (ergo, tutto sta ad acquisire il know how necessario).

Ma cosa dice il report dell’AIEA? Vediamolo schematicamente:

Tra l’impianto di Natanz e quello Fordow (Qom), l’Iran ha prodotto 325 kg di uranio arricchito al 20%. Di questi, Teheran ne ha estratti 143 per usarli nell’impianto di Esfahan a scopi civili. Tirando le somme, oggi l’Iran ha 182 kg di uranio arricchito al 20%;

Teheran ha prodotto, nell’impianto di Natanz, 8960 kg di uranio arricchito al 3,5%;

L’Iran ha installato, nel sito di Natanz, 700 nuovi modelli di centrifughe IR-2, più veloci del vecchio modello IR-1;

– Senza fornire ulteriori spiegazioni, il regime iraniano ha anche installato, sempre a Natanz, centrifughe avanzate del modello IR-6 e IR-6S;

– Nonostante la preoccupazione della Comunità Internazionale, l’Iran sta completando la costruzione dell’impianto di Arak, utile per il riprocessamento dell’uranio e la produzione di una bomba al plutonio. Secondo le autorità iraniane, l’impianto sarà completato nel 2014;

Le autorità iraniane continuano a negare agli ispettori internazionali l’accesso all’impianto militare di Parchin ove il regime avrebbe: – compiuto esperimenti relativi alla miniaturizzazione degli ordigni nucleari (al fine di caricarli sui missili balistici) – eseguito simulazioni di esplosioni nucleari; – avviato la produzione di armamenti chimici; – sviluppato la produzione missili balistici.

Concretamente, però, cosa significa tutto questo? C’è davvero motivo di essere positivi?

Beh, essere positivi è sempre una buona cosa e sicuramente le pressioni internazionali, il rischio di un conflitto militare, la crisi economica interna e le prossime elezioni presidenziali, hanno prodotto effetti diretti sulla strategia impressa dal regime iraniano al suo programma nucleare. Purtroppo, però, i problemi restano e adesso vi spieghiamo fattualmente quali sono:

1- La produzione di uranio al 20% non è stata fermata dal regime, anzi. Tale arricchimento non ha motivo di esistere per gli scopi civili (come il regime pretende di far credere al mondo). Ergo, resta un dato di fatto che il programma nucleare militare va avanti spedito, nonostante le pressioni internazionali. Ed è bene che nessuno si inventi la storia dell’arricchimento al 20% per motivi medici, perchè un tale quantitativo di uranio arricchito al 20% da usare tutto per il reattore nucleare di Teheran (TTR) non ha veramente alcun senso;

2- Qualche analista si è affrettato ad evidenziare come, nonostante il completamento dell’impianto di Arak vada avanti, Teheran non possiede ancora le capacità di riprocessamento dell’uranio per la produzione di Plutonio. A questi analisti ricordiamo che Teheran ha ottenuto le necessarie conoscenze tecniche per via indiretta: l’Iran, infatti, ha un alleato centrale che si chiama Corea del Nord e il regime di Pyongyang ha già da tempo testato la bomba nucleare al plutonio. Inoltre, i comunisti nordcoreani sono famosi per il ruolo attivo che svolgono nella proliferazione delle armi di distruzione di massa ai Paesi amici. A tal proposito si legga il nostro lavoro (scaricabile) sulle relazioni tra Iran e Corea del Nord;

3- Nonostante le pressioni internazionali, il regime è riuscito ad installare ulteriori centrifughe IR2, più veloci ed efficienti delle IR1. Senza pudore, quindi, Teheran ha ottenuto anche il know how per la costruzione di centrifughe IR6, certamente capaci di arricchire in poco tempo grandi quantità di uranio. Sebbene queste nuove centrifughe siano ancora in fase di sperimentazione, finita la fase dei test il regime potrà arricchire l’uranio ad un ritmo più veloce e pericoloso;

4- Niente si sa di quello che è successo e succede a Parchin. L’unica cosa che si conosce – grazie ai satelliti – è che Teheran fiutato il rischio di una visita degli ispettori internazionali ha buttato una bella colata di cemento lì dove sarebbero avvenuti gli esperimenti in merito alle esplosioni nucleari…Come presupposto non lascia certo ben sperare…

Insomma, come si potrebbe dire in termini medici, la cura prescritta potrebbe aver determinato qualche primo giovamento, ma il paziente è ben lungi dall’essere guarito…In altre parole, per qualsiasi genere di motivo, il regime ha rallentato l’arricchimento mensile dell’uranio, ma viaggia ancora spedito verso il suo obiettivo centrale: la produzione di una bomba nucleare! Speriamo che questo report, quindi, serva alla Comunità Internazionale per mantenere alta la guardia e continuare a premere contro il regime criminale iraniano, e non diventi una scusa per riaprire con Teheran canali diplomatici preferenziali (magari con la giustificazione della crisi siriana). Ricordiamo qui, per chiudere, che la diplomazia iraniana è fatta di inganni e che, per quanto concerne la Siria, l’Iran non è la soluzione del problema, ma la causa principale del problema stesso…

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