khanemei iran nucleare

L’Iran e il nucleare, un tema che da anni rappresenta una minaccia per l’intera Comunità Internazionale. Ormai, anche coloro che difendono la Repubblica Islamica, non hanno il coraggio di negare il fatto che il programma nucleare iraniano è “military oriented“, ovvero indirizzato alla costruzione della bomba nuclere. In questi giorni ben due prove hanno rafforzato questa tesi: 1 – l’attivazione dell’impianto di Arak per il riprocessamento dell’uranio e la produzione di un ordigno atomico al plutonio; 2- Il nuovo report dell’Agenzia Atomica Internazionale – AIEA.

Per quanto concerne Arak vi abbiamo parlato in un precedente articolo, riportandovi le immagini pubblicate dal quotidiano inglese “The Telegraph“, in merito all’attivazione dell’impianto nucleare. Per quanto riguarda il nuovo report dell’AIEA, l’Agenzia internazionale dell’ONU ha pubblicato dati che non lasciano scampo al dubbio. Il regime iraniano, infatti, ha sinora:

– prodotto 8271 kg di Uf6 arricchito fino al 5% nell’mpianto di Natanz, indicato dall’AIEA come Fuel Enrichment Plan (FEP);

– prodotto 149,9 kg di Uf6 arricchito fino al 20% nell’impianto di Natanz (il Pilot Fuel Enrichment Plant – PFEP);

– prodotto 129,9 kg di Uf6 arricchito fino al 20% nell’impianto di Qom, segnalato dall’AIEA come Fordow Fuel Enrichment Plant (FFEP).

Se sommiamo l’uranio arricchito al 20% nell’impianto di Natanz a quello arricchito nell’impianto di Qom (ovvero 149,9 kg + 129,9 kg), otteniamo un totale di 279,8 kg di uranio arricchito al 20%. Se consideriamo quindi che, per costruire un ordigno atomico sono necessari 250 kg di uranio arricchito al 20%, scopriamo che la Repubblica Islamica ha già oggi in mano l’intera tecnologia necessaria per costruire la bomba nucleare. Adesso spetta solo al regime scegliere il momento del “breakdown”, ovvero la rottura che deteminerà il passaggio dell’Iran dalle parole ai fatti…

Purtroppo ci sono segnali di arrendevolezza da parte dell’Occidente: il 25 febbraio scorso l’ex Ministro degli Esteri britannico Jack Straw, in un articolo pubblicato dal Telegraph, ha auspicato per il caso iraniano la scelta del “contenimento”, applicando la stessa logica usata durante la guerra fredda. Bello da scrivere, soprattutto considerando la bruttezza della guerra. Resta però il fatto che, ancora oggi, nessuno ha saputo dire come si comporterà un regime religiosamente fanatico e rivoluzionario per natura quando avra in mano la bomba nucleare. Peggio ancora, se possibile, è stato il fatto che temi come la sospensione dell’arricchimento dell’uranio e l’attivazione dell’impianto di Arak, non sono stati praticamente neanche affrontati durante il vertice P5+1 di Almaty il 26-27 febbraio scorso.

Cosi, mentre il mondo passava il tempo a tendere la mano a Teheran, il capo dell’Agenzia Atomica Iraniana – AEOI Fereidoon Abbasi-Davani, con estrema tranquillità, annunciava soddisfatto l’installazione di altre 3000 centrifughe di nuova generazione (IR-2) nell’impianto di Natanz. Ancora una volta non resta che chiudere con il vecchio detto “ai posteri l’ardua sentenza…“.

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