intervista alla scimmia inviata dall'iran nello spazio

Il 28 gennaio 2013, tra l’eurofria generale, l’Agenzia Spaziale Iraniana ha announciato l’invio nello spazio di una scimmia. L’evento, da alcuni esperti giudicato un fallimento, è stato innalzato a simbolo del progresso della Repubblica Islamica, tanto che lo stesso Ahmadinejad si è proposto per essere il primo essere umani iraniano ad essere inviato nello spazio (e noi lo speriamo tanto…).

Al di là della propaganda, però, l’evento ha suscitato anche parecchia ilarità nella disillusa società iraniana, in cerca di maggiore libertà dalla repressione del regime. In tal senso, vogliamo riportarvi qui una esilerante quanto significativa intervista simulata alla scimmia inviata dal regime iraniano nello spazio. L’intervista è stata pubblicata da un blogger iraniano di nome Mustapha Nik Kerdar e rappresenta davvero una immagine unica della realtà iraniana, delle sue contraddizioni e dei suoi drammi.

Premessa: nell’intervista la scimmia è chiamata “Aftab“, nome che in farsi significa “sole“.

Di seguito il testo dell’intervista:

D: Il suo nome è “Aftab” (sole)? Possiamo chiamarla così?

R: Sono stata inviata nello spazio da una strada nel nome della Gloria dell’Islam, al costo di 3 miliardi di Toman, per portare la benedizione della pace a tutto lo spazio, all’Iran, ai martiri, ai supporters del programma spaziale nella Repubblica Islamica e a tutte le scimmie diventate martiri per la conquista dello spazio. Il mio lancio è avvenuto 10 giorni prima del Fajr, le celebrazioni per la Rivoluzione iraniana, i giorni che la gente chiama “i 10 giorni di soffrenza”…Si, può chiamarmi Aftab.

D: Quando ha deciso di diventare un astronauta?

R: Onestamente, noi scimmie siamo non comprese in merito alla nostra intenzione di diventare astronauti. Cosa ha in comune una scimmia con lo spazio? Noi apparteniamo alle cime degli alberi!  Ma, dopo che sono stata rapita da un soldato peccatore – fratello dell’Imam Zaman (ovvero del Mahdi, riferimento forse anche alla Guida Suprema Khamenei, N.d.A.) – sono stata trasferita nel carcere di Evin, dove sono rimasta sei mesi in isolamento. Successivamente sono venuti per interrogarmi e, alla fine, hanno chiamato un orso che mi ha urlato contro “coniglio”. Non ho retto e sono divantata un volontario per divenire un astronauta dell’Islam, con l’obiettivo di distruggere Israele e l’America imperialista.

D: Quanto tempo ti chi è voluto per diventare un astronauta?

R: Se kei conta il tempo passato in isolamento nel carcere di Evin e l’addestramento, circa un anno. Voglio ringraziare il fratello Mahmoud Ahmadinejad, Presidente dello Stato e servo dell’Imam Zaman (il Mahdi), che rappresenta il mio modello per questa missione divina (riferimento sarcastico alla proposta di Ahmadinejad di essere inviato nello spazio, N.d.A).

D: Ci parli dell’addestramento?

R: Dopo le preghiere del mattino, sono stato trasferito in una stanza speciale con un soffitto molto alto. Dopo aver recitato la preghiera Ja’far al-Tayyar (eroe del mattino, N.d.A), ho messo le mie gambe in un posto speciale e, dopo un Allah Akhbar, le ho agitate in aria. In un primo momento non sono riuscita a guadagnare neanche un metro, ma grazie alla frusta di uno dei fratelli, sono riuscita a battere il record ed a saltareper 15 metri e 37 centrimetri…Ovviamente grazie anche all’aiuto delle preghiere, dei migliori Marjaya e degli Ayatollah….Certamente ho digiunato ogni giorno. Nello spazio, infatti, non è possible purificarsi. Come è noto l’eccesso di cibo provoca secrezione di sporcizia e l’intero progetto rischiava diventare impuro…

D: Cosa ha fatto mentre era nello spazio?

R: Come lei sa io ero legato ad una sedia, quindi potevo osservare solamente il monitor, da dove potevo vedere i miei fratelli. Grazie al monitor potevo recitare le preghiere e fare il mio dovere nell’orario esatto. Durante il mio tempo libero, venivano mandati in onda i sermoni degli Ayatollah Mesbah-e Taqi Yazdi e Ahmad Jannati. Mentre dormivo, quindi, venivano mandati in onda i sermoni dell’Ayatollah Ahmad Khatami – che hanno avuto sicuramente un certo effetto…

D: Può condividere le sue memorie con i nostri lettori?

R: Il mio ricordo più importante ha a che fare con i miei dubbi religiosi in merito ai miei doveri nello spazio: nel Corano, infatti, è scritto che le preghiere sono destinate ad essere recitate sulla Terra e un umano è stato designato come Messaggero di Allah sulla Terra. Io, come scimmia nello spazio, non ero obbligata a rispettare ciò e quindi sono entrata in una crisi spirituale. Per questo, via chat, i fratelli mi leggevano dei versi degli Ayatollah Safi Golpaygani e Makerem Shirazi, in aggiunta alle spiegazioni in merito alle punizioni previste per il peccato di eresia. Ciò ha riportato la luce del credo di nuovo nel mio cuore…

D: Domanda finale: Cosa ha in mente di fare adesso?

R: Ho diversi progetti: il primo è quello di spedire un Mussulmano vivo nello spazio e da lì direttamente nel Paradiso. Poi, ovviamente, voglio trovare un pianeta con tutte le condizioni necessarie per organizzare preghiere pubbliche.

D: Grazie mille. C’è qualcos’altro che vuole dire ai nostri lettori?

R: Le mie parole per le giovani generazioni è quello di mantenere saldi questi slogans davanti alle loro vite rivoluzionarie: “La via di Gerusalemme passa per Marte”, “Guerra, Guerra, fino a quando il sole nello spazio non sarà conquistato”, “Uranio, Uranio, noi stiamo arrivando”, “Missile, Missile, la vittoria”, “Signore, Signore, proteggi l’Ayatollah Jannati nella prossima galassia…”

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