VIVERE IN IRAN:COME AI TEMPI DELLA STASI…

Pubblicato: novembre 22, 2012 in Iran Diritti Umani, Iran Pena di Morte, Iran Proteste, Iran Regime, Iran repressioni, Iran terrorismo
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Vivere in Iran, oggi come oggi, assomiglia molto a come si viveva nella Germania Este ai tempi della Stasi, il servizio segreto della Germania dell’est, durante la guerra fredda. Non intendiamo parlare del sistema politico o di quello economico, ma del terrore imposto alla popolazione da parte delle forze di sicurezza del regime. Negli anni della RDT, come detto, c’era la Stasi, oggi in Iran ci sono i Pasdaran, i Basij e le unità della Cyber Police che diffondono la paura verso tutti coloro che intendono esprimere liberamente le loro opinioni. Vi facciamo un piccolo esempio per farvi capire di cosa stiamo parlando.

Nel 2007 le Guardie Rivoluzionarie, con la benedizione di Ali Khamenei, creano una organizzazione denominata “Centro per l’Investigazione del Crimine Organizzato” , meglio noto come “Cyber Crime Office“. Il primo importante progetto su cui il Centro ha lavorato è il progetto denominato “Muzllin“, una parola araba che significa “essere perso” o “ribelle” (notare il fatto che il regime iraniano, per descrivere un nemico, usa un termine arabo e non farsi). Il progetto, molto presto, venne ribattezzato Gerdab, ovvero “vortice” e portò all’arresto di oltre 90 attivisti del Web accusati di pornografia e attività contro il regime. I prigionieri vennero rinchiusi nel carcere di Evin, nel braccio 2A, controllato direttamente da Pasdaran.

Con lo scoppio delle proteste del 2008, l’unità Cyber responsabile del Progetto Gerdab, usò i suoi mezi repressivi per individuare, colpire ed incarcerare gli attivisti che erano scesi in piazza contro Ahmadinejad e Khamenei. Il risultato furono centinaia di arresti e ben sette condanne a morte. Ancora oggi nel carcere iraniano restano rinchiusi prigionieri come Ahmad Reza Hashempour, Mehdi Alizadeh, Saeed Malekpour e Vahid Asghari, tutti accusati di alto tradimento e in attesa di essere impiccati…

La cosa più macabra di questo Progetto Gerdab è il sito Web: nel sito, infatti, esiste una pagina appositamente dedicata a coloro che intendono denunciare un qualsiasi concittadino per “attività contro lo Stato” (in Iran praticamente tutto ciò che non è gradito al regime è contro lo Stato…) e la pagina in cui appaiono, senza alcuna censura, i volti delle persone ricercate e accusate di essere dei “nemici pubblici”. Qui di seguito i links delle due pagine:

– la pagina Web per denunciare un “traditore”: http://www.gerdab.ir/fa/pages/?cid=407

– la pagina Web con i volti dei ricercati: http://www.gerdab.ir/fa/pages/?cid=407

Insomma, nonostante la diversa tecnologia, i risultati sono gli stessi dei tempi della Stati: un regno del terrore generalizzato creato ad arte da un regime terrorista e corrotto!

P.S: Per chi volesse sapere tutto sul “Progetto Gerdab”, segnaliamo questo bel report (scaricabile e stampabile) dell’Ong “Justice for Iran”: http://bit.ly/WlzjRz

Gerdab.ir

 

Ahmad Reza Hashempour, condannato a morte

 

Saeed Malekpour, condannato a morte

 

Mehdi Alizadeh, condannato a morte

 

Vahid Asghari, condannato a morte

 

 

 

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