Una piccola vittoria: il Majles, sotto pressione del parlamentare Ahmad Tavakoli, affiderà ad una commissione parlamentare d’inchiesta il compito di indagare le cause della morte del blogger iraniano Sattar Beheshti, deceduto la scorsa settimana a causa delle torture subite nel carcere di Evin. L’inchiesta, per precisione, verrà affidata alla Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica estera, presieduta da Alaeddin Boroujerdi, uomo estremamente fedele al regime e alla Guida Suprema Ali Khamenei. Come abbiamo detto, si tratta del di una piccola vittoria degli attivisti iraniani e internazionali che, con tenacia, hanno denunciata la morte di Sattar in tutto il mondo. Probabilmente, purtroppo, non si tratta soltanto di rispetto dei diritti umani, ma di uno strumento che i nemici di Ahmadinejad all’interno del Parlamento iraniano, useranno contro il Presidente in vista delle prossime elezioni presidenziali nel 2013.

Mentre attendiamo l’esito di questa commissione d’inchiesta parlamentare, nuove importanti informazioni vengono divulgate in merito alla morte del blogger iraniano. Il sito d’opposizione Kalame ha riferito che 41 prigionieri iraniani rinchiusi ad Evin hanno denunciato che Sattar portava sul suo corpo i segni evidenti delle dure percosse subite durante gli interrogatori in carcere. Un altro sito vicino all’opposizione iraniana, Taavana, a pubblicato la traduzione dell’ultimo articolo pubblicato sul suo blog da Sattar Beheshti: ve ne riportiamo di seguito alcuni stralci, perchè riteniamo che rappresentino il modo migliore per descrivere l’inumanità del regime che governa oggi l’Iran.

Scrive Sattar:

Il regime islamico sta incrementando la sua pressione nei confronti di tutti gli attivisti indipendenti, al fine di prevenire il loro diritto ad esprimersi su quanto accade oggi in Iran….Proprio ieri, gli agenti del regime mi hanno detto che mia madre sarà presto costretta a mettere i suoi vestiti del lutto. ‘Io scrivo solo quello che vedo e sento’ – ho insistito – ma loro hanno risposto che faranno quello che vogliono e mi hanno avvertito che ‘nessuno saprà cosa mi succederà’. Telefonate minacciose mi sono arrivate durante il giorno e durante la notte. Ho detto loro che non sono un traditore, ma che non posso chiudere la mia bocca davanti a tutte queste tragedie.

Il regime islamico piange per le tragendie dei Palestinesi, in Bahrain e in altri Paesi, lamentandosi della scarsa informazione dei media in loro favore. Il regime, però, non dice una parola a proposito di tutta la propaganda nei canali tv nazionali….loro non dicono una singola parola in merito alle disastrose condizioni del loro popolo [il popolo iraniano, N.d.A], delle continue violazioni dei diritti umani, degli arresti, degli imprigionamenti, delle torture e delle esecuzioni di massa in Iran.

Signori!Mi potreste dire, per favore, che tipo di leggi sono queste? O da chi sono state stabilite? Credetemi, neanche nella peggiore dittatura del mondo è possibile trovare queste leggi….Perchè voi potete arrestare, torturare e uccidere la gente e le famiglie devono rimanere in silenzio?….Non arrestate le persone, non torturatele, non sgozzatele e loro non vi denunceranno! Non minacciateci ancora, la paura non ha ormai più posto nel nostro cuore!

‘Noi vi arresteremo! Noi vi tortureremo! Smettete di informare gli altri!’ Questi sono i vostri slogans. Il nostro slogan, invece, è questo: ‘Noi siamo entrati in questa arena e non torneremo indietro fino a quando non saremo liberi dalle catene dell’esistenza e dell’ingiustizia.

Lunga vita all’Iran e agli Iraniani! La mia vita per l’Iran

Sattar Beheshti

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