E’ noto che l’Iran è un paese in mano a fondamentalisti autoritari che controllano la società iraniana dalla a alla z. A confermarcelo, adesso, è un documento pubblicato dal sito Kalame – vicino all’opposizione iraniana – che evidenzia le linee guida impartite ai giornalisti iraniani dal Dipartimento della Cultura e della Guida Islamica, in occasione della Conferenza dei Paesi non-Allineati (NAM), tenutasi a Tehran nei giorni scorsi. Una conferenza che, come vi abbiamo già detto, si è rivelata un vero e proprio fallimento per gli Ayatollah. Di seguito vi riportiamo i punti principali del documento diffuso ai giornalisti, una dimostrazione diretta del controllo che il regime impone ai mass media e dell’oppressione a cui costringe l’intera popolazione. Il Dipartimento della Cultura e della Guida Islamica, in occasione del summit NAM, ha diffuso ai media le seguenti disposizioni:

  1. dare il massimo risalto alle parole della Guida Suprema durante l’intero summit. Particolarmente in merito alla cosiddetta “fatwa sulle armi nucleari“, soprattutto sui media iraniani in lingua diversa da quella farsi (la fatwa come sappiamo non esiste e questa scelta è parte della politica distorsiva della diplomazia iraniana. Di questo vi abbiamo già parlato qualche articolo addietro). Ampio spazio deve essere dato anche al discorso del Presidente Ahmadinejad;
  2. enfatizzare il ruolo dell’organizzazione NAM nel bilanciamento del potere a livello internazionale, con particolare riferimento al ruolo dell’Iran e all’importanza del summit di Tehran;
  3. Massima diffusione in merito al diritto al nucleare dell’Iran, all’illegittimità delle sanzioni internazionali e agli attacchi contro l'”entità sionista” (Israele);
  4. Divieto di diffondere pubblicazioni che evidenzioni le divisioni all’interno della popolazione iraniana;
  5. Divieto di diffondere dichiarazioni di personalità estere in riferimento al mancato rispetto in Iran dei diritti umani e dei diritti di libertà;
  6. Nessuna pubblicazione relativa ad Egitto, Bahrain e Siria;
  7. Divieto di scrivere articoli che riportino le divisioni all’interno dell’establishment iraniano;
  8. Divieto di scrivere pezzi che evidenzioni i problemi attuali dell’Iran: il documento fornisce come esempio la carenza di sicurezza a Teheran e la mancanza di elettricità nella capitale;
  9. Divieto di pubblicare e scrivere articoli critici verso la Conferenza dei Paesi non-Allineati di Teheran.

Come si vede, quindi, si tratta di una somma di norme che praticamente tappano la bocca a qualsiasi concetto di libertà di informazione. D’altronde, cosa aspettarci da un regime che traduce la parola “Siria” con la parola “Bahrain” durante il discorso del Presidente egiziano Morsi?

Ecco come lavorano le spie iraniane

In questi giorni la tv turca ha diffuso un video in cui si vede la cellula iraniana scoperta in Turchia al lavoro. Nel video è possibile vedere agenti di Teheran impegnati a parlare con due donne dell’organizzazione PKK e con un militare turco. Il loro scopo è quello di raccogliere informazioni relative all’apparato militare di Ankara. Nel caso del dialogo con il militare turco, di nome Timur A., gli agenti iraniani lo convincono a lavorare per ottenere copie di documenti top secret, con la promessa di garantire una adeguata protezione al compiacente soldato. Obiettivo della cellula di Teheran, proveniente dalle parte dell’Azerbaijan iraniano (stessa zona da cui proviene Khamenei…), è quello di favorire una sommossa dei curdi per destabilizzare la Turchia e punire Erdogan per il suo supporto alla opposizione siriana.

La cellula, scoperta nella provincia turca di Igdir, era formata da due cittadini iraniani e otto turchi, oggi tutti agli arresti per cospirazione e alto tradimento. Da Teheran, ovviamente, è giunto solo un assordante silenzio….

L’Iran continua a rifornire Assad con la benedizione di al-Maliki

Il New York Times ha pubblicato ieri un articolo in cui viene sostenuto che Teheran sta continuando a rifornire di armamenti Bashar al-Assad, questa volta usando i cieli dell’Iraq. Una notizia che colpisce al cuore l’America, soprattutto considerando che le forze statunitensi hanno controllato per anni il territorio iracheno e che al-Maliki, nonostante i fatti dimostrino da tempo il contrario, è considerato un alleato di Washington. Sembra che a poco, almeno finora, sono servite le pressioni americane per far cambiare posizione al Primo Ministero iracheno. Che dire? Speriamo che la Casa Bianca trovi, prima o poi, la capacità di tornare a fare la voce grossa con gli alleati poco affidabili…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...