In Iran la stanchezza della popolazione sembra farsi sempre più sentire e, come vi avevamo già informato, possibili tumulti sociali stanno allarmando da qualche mese il regime. Dopo la “crisi del pollo“, il livello di inflazione nel Paese ha raggiunto un livello altissimo toccando, secondo gli stessi dati della Banca Centrale dell’Iran, il 22,9%. Nonostante questi dati allarmanti, il regime continua ossessivamente a perseguire il fine di costruire la bomba nucleare e investe milioni di dollari per produrre nuovi missili a corto, medio e lungo raggio. Ovviamente, il tutto sotto il controllo politico e finanziario dei Pasdaran che, ormai, hanno in mano buona parte dell’economica del Paese.

Energia nucleare, a quale prezzo?

Come suddetto, il livello di insoddisfazione generale in Iran è altissimo. Nessuno mai, però, si sarebbe aspettato che la protesta investisse direttamente l’induscutibile programma nucleare. Dopo il sondaggio pubblicato (e successivamente rimosso) dal network di Stato IRINN – in cui il 63% della popolazione iraniana si dichiarava favorevole alla fine dell’arricchimento dell’uranio – adesso la protesta finisce sui muri. Sulla pagina Facebook del sito di “Sepidedam”, gruppo di opposizione iraniano, è stata pubblicata una foto di una scritta su un muro della città di Mashad in cui c’è scritto “Energia nucleare, a quale prezzo?”. La scritta, oltre che un moto di protesta, sembra quasi un disperato grido di aiuto contro un regime che rimane sordo alle reali necessità della popolazione iraniana. In questo stesso periodo, inoltre, Abdollah Nuri, ex Ministro dell’Interno iraniano, ha chiesto al regime di indire un referendum in merito al programma nucleare, a suo parere troppo gravoso per il Paese.

La moralità delle pubbliche esecuzioni in Iran

La protesta, però, non investe solamente la sfera economica e militare dell’Iran. Lo stesso potere giudiziario, nelle ultime settimane, è stato soggetto di aspre critiche legare alla moralità delle pubbliche esecuzioni quotidianamente messe in atto dal regime. Due importanti giornali conservatori, Asr-e Iran e Asr-e Emrooz, hanno messo in discussione il supposto “effetto positivo” che le esecuzioni capitali di piazza avrebbero sulla popolazione. Particolarmente, i due quotidiani, hanno attaccato il fatto che le esecuzioni siano messe in atto come spettacoli di massa, aperti anche ai bambini. Per tutta risposta, il regime ha attaccato i critici e ha risposto rincarando, se possibile la dose: Ebrahim Raisi, vice capo del sistema giudiziario, ha tenuto a precisare che “le condanne a morte vengono emesse valutando anche il clima sociale nel Paese” (come se ciò rappresentasse una giustificazione…), mentre il Governatore di Bushehr, Hossein Jajanbakhsh, ha chiesto al Governo di trasmettere le esecuzioni anche in televisione!

Per la cronaca, ancora una volta, l’Iran ha il più alto livello di pene capitali eseguite, appena dopo la Cina…

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