Archivio per agosto, 2012

Uno degli insegnamenti più importanti che una persona riceve è di solito il seguente “non dire le bugie, soprattutto se non sai dirle…”. Questa massima potrebbe essere applicata all’establisment iraniano per quanto concerne la falsa storia della “fatwa contro le armi nucleari” emessa dall’Ayatollah Khamenei. Ricordiamo, brevemente, la storia: secondo la diplomazia iraniana il programma nucleare della Repubblica Islamica è pafico e l’ipotesi della costruzione di una bomba nucleare è in contraddizzione con l’editto religioso emesso dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Come abbiamo già evidenziato è ormai provato che si tratta di una favola e che nessuna fatwa del genere è stata mai emessa in Iran. Il mito della fatwa sulle armi nucleari è stato creato ad arte dai diplomatici iraniani nel 2005, quando la tesi della fatwa è stata portata davanti ai membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA. Secondo di diplomati di Teheran, quindi, la fatwa sarebbe stata emessa nell’agosto del 2003. Purtroppo per loro, però, la storia è talmente falsa che determina confusione anche nella stampa iraniana.

Ieri, 28 agosto, l’agenzia di stampa iraniana Fars News, gestita dai Pasdaran, ha pubblicato ben due pezzi in inglese relativi alla fatwa nucleare. Lo scopo era chiaro: una attività di disinformazione volta a dare una percezione positiva del programma nucleare iraniano. Peccato, però, che nell’articolo “Iran Supreme Leader’s fatwa on Nulcer Weapons, dove veniva riportato l’ipotetico testo della fatwa stesso, l’autore indicava come data di pubblicazione dell’editto religioso da parte di Khamenei il 17 aprile del 2010, ben sette anni dopo quanto sostenuto dai diplomatici iraniani nel contesto internazionale. Inoltre, andando a controllare nella pagina in farsi dell’agenzia Fars News, non era possible rintracciare nessun articolo del genere dedicato ai lettori iraniani…

Il Parlamento iraniano in mano ai Pasdaran

Ieri il sito Iran Briefing ha pubblicato alcuni interessanti grafici che dimostrano chiaramente che il nuovo Parlamento iraniano è totalmente nelle mani dei Pasdaran o di gruppi dipendenti dalle Guardie Rivoluzionarie. Riportiamo di seguito i due grafici pubblicati dal Iran Briefing:

Nell’articolo, inoltre, viene evidenziato che 20 dei 29 componenti della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, sono membri dei Pasdaran, della Forza Quds e dei Basij. Di seguito riportiamo i loro nomi:

1- Seyyed Hossein Naghavi Hoseini
2- Javad Jahangirzadeh
3- Mansour Haghighatpour
4- Mohammad Ashouri
5- Avaz Heidarpour
6- Fathollah Hosseini
7- Hossein Sobhaninia
8- Kazem Jalali
9- Alaeddin Broujerdi
10- Mohammad Hassan Asfari
11- Seyyed Ahmad Reza Dastgheib
12- Vahid Ahmadi
13- Mehdi Davatgari
14- Ebrahim Agha Mohammadi
15- Ahmad Shouhani
16- Safar Naeemi
17- Mohammad Esmaili
18- Hojjatollah Khodai Souri
19- Hadi Shoushtari
20- Mohammad Reza Mohsen Sani

L’Iran ammette nuovamente la presenza dei suoi militari in Siria

Mesi fa era già arrivata una indiretta ammissione che i Pasdaran erano attivi in Siria nel sostenere Assad e i suoi massacri. Dalle pagine del nostro sito vi avevamo riportato le parole del vice Comandante della ” Forza Quds Ismail Gha’ani che testualmente dichiarava all’Agenzia iraniana Isna:  “se la Repubblica Islamica non fosse presente in Siria, il massacro di persone sarebbe avvenuto in scala molto più grande”. E ancora: “prima della nostra [dell’Iran, N.d.A] presenza in Siria, troppe persone sono state uccise dall’opposizione. Con la presenza fisica e e non-fisica della Repubblica Islamica, però, grandi massacri in Siria sono stati prevenuti”. La notizia venne cancellata poche ore dopo la pubblicazione.

Adesso, una nuova conferma arriva dal Wall Street Journal che, riprendendo la Daneshjoo News Agency, ha riportato le parole del Comandante dei Pasdaran Salar Abnoush. Abnoush ha testualmente detto: “Oggi noi [l’Iran, N.d.A.] siamo coinvolti in ogni aspetto della guerra in Siria, sia sotto il profilo militare che sotto quello culturale”. Insomma, che altro dire? Sul ruolo dell’Iran nei massacri siriani abbiamo già scritto molto, spiace solo constatare come questo non serva a far cambiare idea a tutti quelli che, spesso in malafede, propugnano tesi relative al coinvolgimento del regime iraniano in fantomatici piani di pace o credono che il dialogo sia la strada per rabbonire gli Ayatollah. Il prezzo che il Medioriente pagherà per questa “ingenuità” sarà, purtroppo, durissimo…

Lo avevamo scritto a chiare lettere: il meeting del Movimento dei Non-Allineati-NAM apertosi in Iran il 26 agosto sarebbe stato solamente un vetrina utile al regime di Teheran per uscire dall’isolamento internazionale e bypassare le sanzioni internazionali. Così è stato: all’apertura dell’incontro, infatti, il Ministro degli Esteri iraniano Salehi ha chiesto ai rappresentanti dei Paesi convenuti nella capitale iraniana di opporsi alle “sanzioni unilaterali” imposte nei confronti della Repubblica Islamica. Non solo: in cambio di questo sostegno, inoltre, il regime iraniano si è detto favorevole a trasferire il know-how nucleare in suo possesso verso tutti i Paesi interessati facenti parte del NAM.

A dispetto della linea politica oltranzista di Teheran, purtroppo, molti leaders internazionali hanno deciso di prendere parte al meeting dei Non Allineati. Tra loro anche il Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Al Segretario dell’ONU, in queste ore, molti attivisti dell’opposizione iraniana hanno chiesto una dimostrazione di coraggio e hanno firmato una petizione affinchè Ban Ki-moon si rechi in visita al leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi, ricoverato in queste ore in ospedale e da oltre un anno agli arresti domiciliari. L’appello, probabilmente, si perderà nel vuoto, anche perchè il regime ha usato il meeting del NAM per aumentare la repressione e compiere arresti a catena.

L’Iran sembre più vicino alla bomba

Al contrario di quante accade di solito, purtroppo, il mese di agosto è stato assai pieno di importanti notizie in merito al programma nucleare iraniano. Un diplomatico dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA, ha rivelato infatti che il regime degli Ayatollah ha accellerato le attività nel sito sotterraneo di Fordo, vicino alla città santa di Qom, installando centinaia di nuove centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. Non solo: il think tank americano ISIS ha pubblicato nuove immagini satellitari relative al sito di Parchin, in cui si vede chiaramente l’attività di “bonifica” che Teheran sta mettendo in atto nella base militare. A Parchin, va ricordato, sono stati svolti i test sulla detonazione di esplosivi ad alto potenziale. Mentre l’ISIS pubblicava le nuovo fotografie, falliva nuovamente il tentativo dell’AIEA di trovare un accordo con l’Iran per l’invio di nuovi ispettori internazionali nella Repubblica Islamica. Una nuova dimostrazione dello stallo della diplomazia internazionale in merito a questa pericolosa minaccia alla stabilità mondiale.

Sempre più forte il sostegno di Teheran ai massacre del regime in Siria

Il popolo siriano, da mesi ormai, continua ad essere vittima di uno dei massacri più feroci compiuti sinora nella storia mondiale. Oltre 20.000 persone sono sinora morte dall’inizio delle manifestazioni di massa nel Paese. Il regime iraniano, come sappiamo, è direttamente protagonista di questo terribile crmine: in Siria, per stessa ammissione dei Pasdaran, ci sono oggi membri della Forza Quds attivi per la repressione di ogni forma di opposizione ad Assad. In questi giorni, quindi, la Repubblica Islamica ha inviato una nuova nave carica di armamenti verso la Siria. La nave, purtroppo, è passata per il Canale di Suez con la benedizione delle autorità egiziane e del nuovo Presidente Morsi. Il Cairo, infatti, ha risposto picche alle richieste internazionali di intercettare il cargo e ha lasciato passare la nave senza alcuna ispezione. Purtroppo, possiamo stare certi che, “grazie” a queste nuove armi, tante altre persone innocenti troveranno presto la morte.