Archivio per luglio 19, 2012

La Siria è ormai sull’orlo del baratro. Solo ieri, infatti, un attacco dei ribelli contro un palazzo dei servizi di sicurezza del regime, ha ucciso in un solo colpo tre alti esponenti del regime di Assad. Tra i morti ci sono il Ministro della Difesa Dawoud Raijaha e il cognato dello stesso Bashar, Assaf Shawkat. Pare, perciò, che Bashar al-Assad sia in una situazione disperata e con lui l’Iran ed Hezbollah, legati a doppio filo con il regime baathista. Assad, infatti, garantisce all’Iran l’accesso al Mediterraneo e rappresenta un canale perfetto per far arrivare armi e soldi all’organizzazione terrorista di Hassan Nasrallah. La fine del regime siriano, quindi, rappresenterebbe un duro colpo per Teheran e per il “Partito di dio”. Di qui, la decisione degli Ayatollah di provare ad allargare il conflitto…

L’attentato contro i turisti israeliani in Bulgaria

In questi ultimi mesi il regime iraniano, per mezzo dei suoi operativi della Forza Quds, ha inviato terroristi in giro per il mondo ad organizzare attentati contro obiettivi israeliani e americani. Nelle ultime due settimane, solo per fare un esempio, membri dei Pasdaran sono stati arrestati in Kenya e Cipro. Purtroppo, ieri pomeriggio, uno di questi terroristi è riuscito a farsi saltare in aria nella città bulgara di Burgas, colpendo un autobus colmo di turisti israeliani e uccidendo sette di loro (34 persone sono rimaste gravemente ferite). Il Primo Ministro israeliano Biby Netanyahu ha immediatamente puntato il dito contro l’Iran, molto probabilmente a ragione. Il senso dell’attacco è molto chiaro: al di là della controversia nucleare, una chiara ragione è che l’Iran ed Hezbollah vorrebbero trascinare Israele nel conflitto con il preciso scopo di divergere l’attenzione internazionale dalla Siria. Cosi facendo, quindi, Assad ritroverebbe respiro per le sue repressioni e l’Iran potrebbe continuare ad inviare armamenti al ditattore alawita senza troppi controlli. Israele ha annunciato una reazione e staremo a vedere cosa succederà.

La guerra del pollo in Iran

In Iran, intanto, è scoppiata la guerra del pollo. Esmail Ahmadi-Moghaddam, capo delle LEF – Forze di Sicurezza responsabili dell’ordine interno – ha avvisato i media di non diffondere immagini di persone che mangiano il pollo. La ragione è semplice: considerando il fatto che il prezzo del pollo negli ultimi mesi è triplicato, vedendo immagini del “pregiato” uccello le classi più povere potrebbero essere spinte ad attaccare i ricchi. Si tratta solamente dell’ultimo dei divieti imposti dal regime ai media. Nei mesi precedenti, infatti, il regime aveva vietato ai giornalisti di parlare di sanzioni e aveva fatto cancellare del sito dell’organo mediatico di Stato (IRINN), un sondaggio che evidenziava come il 63% degli iraniani fosse contrario all’arricchimento dell’uranio e ad azioni unilaterali del regime nello Stretto di Hormuz.

A quanto pare il regime appare estremamente preoccupato dalla situazione economica interna e delle possibili rivolte popolari. L’inflazione è ai massimi livelli e il rial, la moneta locale, ormai è cartastraccia. Secondo quanto detto da Ali Lairjani, Speaker del Parlamento iraniano, solamente il 20% della crisi economica dell’Iran è derivata dalla sanzioni internazionali. Il restate 80%, quindi, sarebbe frutto delle politiche errate del Governo Ahmadinejad. Appurato che Ahmadinejad è un pessimo politico (oltrechè un criminale) resta il fatto che la Repubblica Islamica – sotto la benedizione di Ali Khamenei e di buona parte del clero sciita – continua a spendere milioni di dollari per organizzare esercitazioni militari, produrre nuovi missili a corta-media-lunga gittata, costruire la bomba nucleare e finanziare il terrorismo internazionale. Tutto ciò, a dispetto della povertà diffusa nel paese.

Che dire: come concetto di democrazia e di pace non c’è male…che sia magari solo un pochino corrotta e dittatoriale questo poi è un altro discorso…