Archivio per luglio, 2012

Adesso ci sono anche le prove! L’attentato del 13 febbraio 2012 a New Delhi, capitale dell’India, compiuto contro la macchina dell’attachè militare dello Stato di Israele è stato opera di operativi delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran. E’ questo il risultato, incontrovertibile, delle lunghe indagini compiute dalla polizia indiana. In merito alle responsabilità dell’attacco, forse lo ricorderete, parlammo già in un articolo del giugno scorso intitolato, molto significativamente, “Anatomia del terrorismo in salsa iraniana“. Nel rapporto delle autorità dell’India, quindi, si confermano in pieno le responsabilità del giornalista indiano Ahmad Kazmi, la sua appartenenza ai Pasdaran, e i suoi condatti decennali con agenti iraniani quali Houshang Afshar Iran e Sedaghatzadeh Masoud. Adesso Nuova Delhi ha emesso una rogatoria indirizzata all’Iran per avere maggiori informazioni sui terroristi, specialmente su una certa Leila Rohani parte attiva nella fase preparatoria dell’attacco, sparita nel nulla dopo l’attentato. C’è poco da sperare in una risposta positiva da parte di Teheran….

L’Iran ordina ad Hezbollah di inviare i suoi miliziani in Siria

Il conflitto in Siria sembra sempre più la cartina di tornasole attraverso la quale si capiranno i futuri equilibri del Medioriente. Come sappiamo, il regime iraniano si è ampiamente schierato in favore del dittatore Bashar al-Assad, responsabile sinora dell’uccisione di oltre 20.000 esseri umani dallo scoppio delle proteste popolari. Mentre scriviamo, il Ministro degli Esteri siriano Walid al-Muallem si trova proprio in Iran, ove ha ottenuto nuovamente il sostegno diplomatico che cercava e una serie di accordi economici vitali alla sopravvivenza del regime baathista. Per salvare il suo alleato fedele, la Repubblica Islamica sta mettendo in atto ogni sforzo possibile. Dopo l’invio diretto dei membri dei Pasdaran (confermato dallo stesso vice capo della Forza Quds), adesso il quotidiano libanese An Nahar ha confermato che Teheran ha ordinato ad Hezbollah di inviare immediatamente in Siria i membri dell’Unità 910, al fine di contribuire alle repressioni delle proteste nella città sunnita di Homs. Sinora, sempre secondo il giornale arabo, gli operativi del “Partito di dio” operativi in Siria sono più di 7000…

Intanto cresce la preoccupazione delle monarchie del Golfo

A riprova di quello che abbiamo sempre evidenziato – ovvero che il regime iraniano non fosse una minaccia unicamente per l’Occidente o Israele – riportato le crescenti preoccupazione delle monarchie del Golfo in merito alle azioni del regime iraniano all’interno dei loro Paesi. Qualche giorno fa, infatti, il capo della polizia di Dubai Dahi Khalfan, ha evidenziato come ci sia un ampio rischio che cellule iraniane e dei Fratelli Mussulmani, si attivino per destabilizzare le monarchie sunnite del Golfo. Una situazione che, in parte, sta già accadendo in Bahrain, ove una perte delle proteste è fomentata dal regime iraniano. Al di là del classico conflitto tra sciiti e sunniti, le monarche dell’area hanno di che preoccuparti, soprattutto l’Arabia Saudita. Va ricordato che, proprio in questi giorni, l’ex Ministro dell’intelligence iraniana Ali Fallahian ha chiesto una dura punizione verso Riyadh per i suoi crimini in Bahrain, Siria e Yemen. Fallahian, per la cronaca, è ricercato dall’Interpol per l’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires del 1994, ove morirono 84 innocenti civili…

Ormai il fondo è stato toccato. Non soltanto il regime iraniano – ormai è ampiamente provato – è il primo sostenitore politico e materiale delle repressioni di Assad, ma adesso comincia anche ad agire affinchè la crisi siriana diventi un conflitto internazionale. La prova di quanto scriviamo è data da un articolo uscito sul quotidiano iraniano Kahyan, organo di stampa sotto il controllo della Guida Suprema Ali Khamenei. Kahyan, nell’editoriale del 21 luglio, “consigliava” al dittatore Bashar al-Assad di attaccare Israele al fine di “liberare i territori occupati”. L’articolo , in maniera assai vigliacca, si premoniva poi di evidenziare come l’Iran fosse “impossibilitato” dal lanciare un attacco diretto contro i nemici – tra cui non solo Israele, ma anche Stati Uniti, Arabia Saudita, le monarchie sunnite del Golfo e la Turchia – ma assicurava che avrebbe sostenuto i fratelli siriani in ogni modo possibile. Insomma, il regime iraniano invita praticamente la Siria al suicidio, con il solo fine di guadagnare tempo prezioso per costruire la bomba nucleare…Verrebbe da dire: begli amici…

Il programma nucleare iraniano prosegue a passo spedito

Nessuno può negare che le sanzioni internazionali hanno messo in difficoltà il regime iraniano. Purtroppo, però, non abbastanza da farlo desistere dai suoi pericolosi propositi. In questi giorni, infatti, il Presidente iraniano Ahmadinejad, ha annunciato che le centrifughe attive nell’impianto di Natanz sono ormai 11000, ben 1000 in più rispetto a quanto indicato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica-AIEA, il 25 maggio scorso. Non solo, bisogna anche rilevare che la Comunità Internazionale agisce in maniera assai pericolosa: un team di scienziati iraniani, infatti, farà parte di un gruppo per progetti relativi alla fusione nucleare. Un team che comprende Cina, Giappone, Corea del Sud, Russia, Stati Uniti ed Unione Europea. Il pericolo è molto chiaro: la fusione nucleare rappresenta il metodo per la costruzione della cosiddetta Bomba all’idrogeno, anche detta Bomba H. Questa bomba sfrutta la fusione fra nuclei di deuterio e di trizio. Il trizio è presente in natura e, sin dal 2005, la Repubblica Islamica ha fatto in modo di riceverlo dal Canada

Continuano le proteste sociali contro Ahmadinejad

“Morte ai prezzi alti!”. Questo è lo slogan che i cittadini iraniani hanno urlato nelle piazze di Neyshabour contro le politiche economiche del governo. Numerose volte, inoltre, si sono sentite voci che invitavano l’esecutivo iraniano a vergognarsi per le scelte politiche portate avanti in questi anni. Lo stesso Speaker del Parlamento iraniano Larijani, ha ammesso che solo il 20% dei problemi dell’economica iraniana derivano dalle sanzioni internazionali. Di chi è il restante 80% della colpa? La risposta è facile: di un regime corrotto, militarizzato, fanatico che, piuttosto di approvare leggi in favore della popolazione, continua a portare avanti un programma nucleare estremamente pericoloso ed a costruire ogni giorno nuove armi, buone solo a rafforzare la tenaglia dei Pasdaran all’interno della Repubblica islamica…

Ahmadinejad gongola. E’ già, proprio così è possibile definire la reazione del Presidente iraniano dopo l’attentato ai turisti israeliani in Bulgaria. Parlanto davanti alle telecamere, infatti, il Presidente iraniano ha lodato indirettamente gli autori della strage di Burgas (molto probabilmente i libanesi di Hezbollah teleguidati dagli uomini della Forza Quds), evidenziando come questo fosse il prezzo da pagare quando si decide di colpire la Repubblica Islamica. Che dire? Il burattino negazionista, probabilmente, non merita neanche un commento. Rimanendo sul tema Bulgaria, però, è interessante riportare alla mente un articolo del bravo Guido Olimpio. In questo pezzo dell’aprile scorso, infatti, Olimpo menzionava l’esistenza di un dossier preparato dai servizi segreti sauditi a proposito delle azioni del Pasdaran fuori dal territorio iraniano. Ecco quindi spuntare fuori il nome di Hassan Boromand, responsabile Pasdaran per le azioni in territorio europeo. Chissà che le indagini non rivelino presto un suo diretto coinvolgimento nell’attentato terroristico di Burgas…

Una nuova Unità speciale per arrivare alla Bomba nucleare

Mentre i suoi terroristi vanno in giro per il mondo ad uccidere innocenti, il regime prosegue, a dispetto delle sanzioni internazionali, la costruzione della bomba nucleare. Il Consiglio Nazionale di Resistenza, movimento iraniano di opposizione che nel 2002 svelò l’esistenza dell’impianto nucleare di Natanz, ha denunciato la creazione di una nuova Unià di scienziati totalmente dedicata agli studi sulla bomba nucleare. L’Unità, denominata “New Defence Reasearch Organisation“, sarebbe costituita da 60 scienziati e posta sotto il diretto controllo delle Guardie Rivoluzionarie (come l’intero programma nucleare e missilistico dell’Iran). L’Unità è divisa in varie sezioni al suo interno e opera principalmente dall’impianto sotterraneo di Qom. Come se non bastasse, il Capo dell’Agenzia Atomica dell’Iran Fereidoun Abbasi-Davani, ha evidenziato la capacità dell’Iran di costruire sottomarini e navi a propulsione nucleare…

L’Iran ribadisce ancora il suo sostegno incondizionato ad Assad

Mentre il numero di vittime civili in Siria ha raggiunto il livello record di 19000 esseri umani uccisi (tra loro numerose donne e bambini) il 12 luglio scorso, a Teheran, l’organizzazione “Cyber Hezbollah” (creata nel 2011) ha organizzato una conferenza per ribadire il forte sostegno della Repubblica Islamica al regime di Bashar al-Assad. Tra gli oratori della conferenza c’erano anche l’Ambasciatore siriano in Iran, Hamed Hassan e Hassan Abbasi,  Capo del “Iran’s Doctrinal Analysis Center for Security Without Borders”, centro di ricerca ultraconservatore affiliato ai Pasdaran. Proprio Abbasi era l’ospite più atteso per capire la direzione che le Guardie stanno prendendo nei riguardi di Assad. Abbasi ha attaccato indiscriminatamente l’Occidente, i Paesi Arabi (particolarmente il Qatar e l’Arabia Saudita) e la Turchia, indicando molto chiaramente che il regime iraniano è pronto a tutto per veder sopravvivere il suo proxie siriano. Pochi giorni dopo, incredibilmente, il Ministero degli Esteri iraniano Salehi dichiarava alle agenzie di stampa che a Damasco la situazione era completamente “normale”…

Va rilevato infine che, nello stesso momento in cui Teheran invitava i Paesi “imperialisti” a non intromettersi negli affari siriani, lo Yemen denunciava la scoperta di una rete di spie iraniane diretta dall’Ambasciatore iraniano a Sanaa e sostenuta anche dalla locale Ambasciata siriana. Insomma, una vera e propria spy-story che vede Teheran e Damasco coinvolte nel finanziamento dei gruppi secessionisti sciiti nel sud del Paese. D’altronde, però, ha ragione l’Iran: questa qui non è proprio possibile chiamarla “interferenza negli affari interni di un Paese”. Questo, più che altro, è vero e proprio terrorismo internazionale…

La Siria è ormai sull’orlo del baratro. Solo ieri, infatti, un attacco dei ribelli contro un palazzo dei servizi di sicurezza del regime, ha ucciso in un solo colpo tre alti esponenti del regime di Assad. Tra i morti ci sono il Ministro della Difesa Dawoud Raijaha e il cognato dello stesso Bashar, Assaf Shawkat. Pare, perciò, che Bashar al-Assad sia in una situazione disperata e con lui l’Iran ed Hezbollah, legati a doppio filo con il regime baathista. Assad, infatti, garantisce all’Iran l’accesso al Mediterraneo e rappresenta un canale perfetto per far arrivare armi e soldi all’organizzazione terrorista di Hassan Nasrallah. La fine del regime siriano, quindi, rappresenterebbe un duro colpo per Teheran e per il “Partito di dio”. Di qui, la decisione degli Ayatollah di provare ad allargare il conflitto…

L’attentato contro i turisti israeliani in Bulgaria

In questi ultimi mesi il regime iraniano, per mezzo dei suoi operativi della Forza Quds, ha inviato terroristi in giro per il mondo ad organizzare attentati contro obiettivi israeliani e americani. Nelle ultime due settimane, solo per fare un esempio, membri dei Pasdaran sono stati arrestati in Kenya e Cipro. Purtroppo, ieri pomeriggio, uno di questi terroristi è riuscito a farsi saltare in aria nella città bulgara di Burgas, colpendo un autobus colmo di turisti israeliani e uccidendo sette di loro (34 persone sono rimaste gravemente ferite). Il Primo Ministro israeliano Biby Netanyahu ha immediatamente puntato il dito contro l’Iran, molto probabilmente a ragione. Il senso dell’attacco è molto chiaro: al di là della controversia nucleare, una chiara ragione è che l’Iran ed Hezbollah vorrebbero trascinare Israele nel conflitto con il preciso scopo di divergere l’attenzione internazionale dalla Siria. Cosi facendo, quindi, Assad ritroverebbe respiro per le sue repressioni e l’Iran potrebbe continuare ad inviare armamenti al ditattore alawita senza troppi controlli. Israele ha annunciato una reazione e staremo a vedere cosa succederà.

La guerra del pollo in Iran

In Iran, intanto, è scoppiata la guerra del pollo. Esmail Ahmadi-Moghaddam, capo delle LEF – Forze di Sicurezza responsabili dell’ordine interno – ha avvisato i media di non diffondere immagini di persone che mangiano il pollo. La ragione è semplice: considerando il fatto che il prezzo del pollo negli ultimi mesi è triplicato, vedendo immagini del “pregiato” uccello le classi più povere potrebbero essere spinte ad attaccare i ricchi. Si tratta solamente dell’ultimo dei divieti imposti dal regime ai media. Nei mesi precedenti, infatti, il regime aveva vietato ai giornalisti di parlare di sanzioni e aveva fatto cancellare del sito dell’organo mediatico di Stato (IRINN), un sondaggio che evidenziava come il 63% degli iraniani fosse contrario all’arricchimento dell’uranio e ad azioni unilaterali del regime nello Stretto di Hormuz.

A quanto pare il regime appare estremamente preoccupato dalla situazione economica interna e delle possibili rivolte popolari. L’inflazione è ai massimi livelli e il rial, la moneta locale, ormai è cartastraccia. Secondo quanto detto da Ali Lairjani, Speaker del Parlamento iraniano, solamente il 20% della crisi economica dell’Iran è derivata dalla sanzioni internazionali. Il restate 80%, quindi, sarebbe frutto delle politiche errate del Governo Ahmadinejad. Appurato che Ahmadinejad è un pessimo politico (oltrechè un criminale) resta il fatto che la Repubblica Islamica – sotto la benedizione di Ali Khamenei e di buona parte del clero sciita – continua a spendere milioni di dollari per organizzare esercitazioni militari, produrre nuovi missili a corta-media-lunga gittata, costruire la bomba nucleare e finanziare il terrorismo internazionale. Tutto ciò, a dispetto della povertà diffusa nel paese.

Che dire: come concetto di democrazia e di pace non c’è male…che sia magari solo un pochino corrotta e dittatoriale questo poi è un altro discorso…

Finalmente oggi sul quotidiano La Stampa è stato pubblicato un articolo che riporta le modalità attraverso cui la Forza Quds, unità speciale dei Pasdaran iraniani, invia armamenti al dittatore siriano Assad per compiere i suoi massacri quotidiani. Scriviamo finalmente perchè, parte di questa triste storia, circola nell’informazione anglossassone da almeno un mese. Meglio tardi che mai…Comunque, nel pezzo del bravo Maurizio Molinari, viene sottolineato che l’Iran invia armi alla Siria per mezzo di aerei di linea iraniani, in special modo i vettori appartenenti alla compagnia di bandiera Iran Air. La maggior parte delle armi passa da Beirut (grazie al sostegno dell’organizzazione terrorista Hezbollah) ma, negli ultimi tempi, dato l’aumento dei rifornimenti vengono usate anche le rotte tedesche di Francoforte, Amburgo e Colonia. Oltre alla Iran Air, altre due compagnie iraniane servono a questo scopo: la Yas Air e la Mahan Air. Speriamo che la Germania e tutta l’Unione Europea (Italia in testa) seguano presto l’esempio americano sanzionado le compagnie aeree iraniane, utili strumenti per i progetti eversivi degli Ayatollah.

Khamenei agente del SAVAK?

In Iran sta facendo discutere una nuova biografia sulla vita della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. La biografia, un mattone grande oltre 700 pagine, rivelerebbe anche informazioni in merito alla vita di Khamenei prima della rivoluzione Khomeinista e il suo ruolo nella sconfitta dello Shah. E qui emerge un particolare rilevante: nonostante le belle parole, infatti, Khamenei non avrebbe gradito che l’autore del testo, lo storico iraniano Hedayatollah Behboudi, rivelasse al pubblico il fatto che Khamenei fece delle rivelazioni al servizio segreto dello Shah (il Savak) durante il periodo della cosiddetta Rivoluzione Bianca (1963). Il sito della Guida Suprema spiega l’accaduto come una azione rientrante nella cosiddetta Taqiyya, ovvero la “dissimulazione”: in pratica, Khamenei avrebbe rivelato delle informazioni per avere salva la vita e per sviare il regime. Al di là delle spiegazioni, però, qualche dubbio rimane…Nel frattempo, un ex agente dei Pasdaran pentito, ha pubblicamente dichiarato che Ali Khamenei “ha le mani sporche di sangue” per quanto accaduto nelle repressioni delle manifestazioni popolari del 2009. Questo, però, già lo sapevamo…

Nuove minacce sulla chiusura dello Stretto di Hormuz

Per concludere vi riportiamo le ultime minacce del regime iraniano sulla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Tutto l’establishment politico e militare iraniano sta producendo una serie di pubblici annunci in serie su un prossimo blocco dello Stretto di Hormuz, da cui circolano buona parte delle petroliere che riforniscono l’Europa di petrolio. Si tratta, per la maggior parte, di dichiarazioni di propaganda. Purtoppo, però, spesso da una scintilla può scoppiare un incendio, soprattutto se si considera che, negli ultimi cinque anni, il regime iraniano ha costruito una flotta di 19 mini sommergibili, Ancora una volta, quindi, la compattezza della Comunità Internazionale è necessaria per isolare Teheran ed evitare drammatiche ed imprevedibili conseguenze…

Come abbiamo sempre sottolineato, i negoziati sul nucleare iraniano stanno andando avanti a rilento e attraverso un susseguirsi di fallimenti. Il prossimo incontro tra i diplomatici si svolgerà il prossimo 24 luglio in Turchia e, senza essere dei maghi, è possibile prevedere che l’unico esisto sarà quello di far guadagnare ulteriore tempo utile al regime iraniano per il suo programma nucleare militare. Una dei punti forti dell’Iran – e dei suoi difensori – durante i negoziati è il supposto diritto ad arricchire l’uranio previsto dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TPN), di cui Teheran è uno dei firmatari. In questo articolo dimostreremo che non è così e che, al contrario,  proprio secondo quanto previsto dal TPN il regime iraniano ha commesso (e sta commettendo) una serie consecutiva di gravissimi crimini internazionali.

Le maggiori violazioni del TPN da parte del regime iraniano

Il Trattato di non Proliferazione Nucleare è stato firmato nel 1968 allo scopo di evitare la proliferazione nucleare nel mondo. Gli Stati firmatari, sottoscrivendo liberamente il testo, non si sono impegnati solamente ad una serie di obblighi internazionali, ma hanno ottenuto anche il diritto, se richiesto, di ottenere l’accesso alla tecnologia nucleare pacifica ad un costo bassissimo. Il Trattato consta di undici articoli che prevedono meccanismi di controllo e di garanzia per i Paesi contraenti.

L’Iran, all’epoca ancora non khomeinista, firmò il Trattato nel 1968 e lo ratificò nel 1970.  Nonostante la possibilità di ottenere l’intero know-how sul ciclo del combustibile nucleare praticamente gratis, nel 1984 il regime iraniano decise di riattivare il programma nucleare iniziato dallo Shah in maniera clandestina, perseguendo un chiaro orientamento militare, finalizzato alla costruzione della bomba atomica. Da quel momento il regime ha commesso una serie di violazioni del Trattato davvero incredibili. Di seguito, alcuni esempi di centrale importanza:

1- L’Articolo II del TPN prevede che “ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente; si impegna inoltre a non produrre né altrimenti procurarsi armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, e a non chiedere né ricevere aiuto per la fabbricazione di armi nucleari o di altri congegni nucleari esplosivi“. Il regime iraniano, al contrario, dal 1987 ha attivato contatti con il network clandestino dello scienziato pakistano A.Q.Khan, il padre della bomba nucleare del Pakistan. Per mezzo di Khan, l’Iran ha ottenuto il know-how per la costruzione delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio IR-I, una trasposizione delle centrifughe pakistane P-1. Grazie al contributo dello scienziato ucraino Vyacheslav Danilenko., esperto di nanotecnologie, l’Iran ha ottenuto quindi la conoscenza per provocare una reazione a catena e, nel 2003. proprio su queste basi ha condotto il primo test di detonazione (quello che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – AIEA, chiama “Progetto 110).

2- L’Articolo III del TPN, quindi, impegna ogni Stato ad “accettare le garanzie fissate in un accordo da negoziare e concludere con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica“. Gli accordi conclusi, anche dall’Iran, prevedono il libero accesso degli ispettori internazionali ai siti nucleari presenti nei vari Paesi. L’Iran, non soltanto non ha denunciato l’esistenza dei siti per l’arricchimentoo dell’uranio di Natanz e di Qom, ma ha anche impedito agli ispettori internazionali l’accesso al sito militare di Parchin, dove il regime porta avanti le ricerche sui missili ballistici e soprattutto dove sta ubicato il container per la simulazione delle esplosioni ad alto potenziale (nucleari). Dopo le polemiche, in questo periodo si parla di una possibile apertura del sito ma, come provato dall’ISIS, ormai è noto che Teheran sta ripulendo l’area da qualche mese…

3- Sempre secondo l’articolo III, seconda parte, “ogni Paese si impegna a non fornire: a) materie prime o materiali fissili speciali, o b) strumenti o materiali appositamente progettati o preparati per la lavorazione, l’impiego o la produzione di materiali fissili speciali, a qualsiasi Stato militarmente non nucleare che intenda servirsene per scopi pacifici, qualora tali materie prime o materiali fissili speciali non siano soggetti alle garanzie richieste dal presente articolo“. Anche in questo caso, l’Iran ha mancato verso il TPN rendendosi disponibile a trasferire tecnologia nucleare senza controllo dell’AIEA ai suoi alleati e firmando con il Venezuela (altro Paese parte del TPN) accordi, secondo diversi analisti, sarebbero volti alla proliferazione nucleare.

Agli esempi “diretti” vanno aggiunti quelli “indiretti”. Cosa significa? Molto semplice. L’Iran ha affiancato al programma nucleare, un programma di sviluppo di missili balistici davvero preoccupante e, per mezzo di quello che l’AIEA chiama “Progetto 111” sta studiando come caricare un ordigno nucleare all’interno di un vettore balistico. Altro dato rilevante: l’Iran sta arricchiendo l’uranio al 20% presso Natanz e Qom. Questa percentuale di arricchimento, non ha nessuna spiegazione “civile”. L’unica spiegazione concreta, quindi è quella che rimanda a una seconda fase di arricchimento, che precede la terza e ultima fase, quella dell’arricchimento dell’uranio al 99% per provocare la reazione a catena….

Il regime non ferma il terrorismo

Il regime non ferma il suo programma nucleare e nemmeno il suo finanziamento al terrorismo internazionale. In questi giorni, in Kenya, due iraniani sono stati arrestati con l’accusa di voler compiere attentati terroristici contro rappresentanze israeliane e americane. Ai due il regime iraniano ha spedito, via mare, 100 chilogrammi di esplosivo!  La rete è parte della struttura che la Forza Quds sta costruendo in Africa, allo scopo di colpire obiettivi nemici e divulgare l’ideologia khomeinista. Non è un caso, quindi, che il Governo canadese – in una maniera assai inusuale – ha messo in guardia l’Ambasciata iraniana ad Ottawa dal reclutare cittadini iraniani residenti in Canada allo scopo di compiere azioni volte a favorire gli interessi del regime iraniano all’estero. Insomma, fuori dai termini diplomatici, si tratta di messaggio molto chiaro, volto a denunciare il terrorismo della Repubblica Islamica dell’Iran davanti a tutto il mondo! Su Iran e terrorismo vi rimandiamo ad un report da noi pubblicato qualche tempo addietro.

Il sistema delle relazioni internazionali è anarchico o quasi, come noto, ma che potesse raggiungere tale livello era davvero imprevedibile. Si potrebbe racchiudere questo articolo con la seguente frase: quando la Corte invita il killer ad uccidere. Eh già, proprio così e stavolta la Corte è rappresentata, ancora una volta, dalle Nazioni Unite, in teoria luogo simbolo del rispetto dei diritti umani a livello mondiale, ma ormai troppo spesso casa delle peggiori nefandezze. Questa volta, però, è stato raggiungo il limite e le Nazioni Unite hanno preso una decisione che – se non verrà annullata velocemente – rappresenterà una nuova onta difficilmente cancellabile. Vediamo che cosa è successo.

L’Iran eletto nella Conferenza per il Trattato sul Commercio delle Armi

Siete rimasti a bocca aperta dopo aver letto il titolo? Credete che sia sbagliato? Ci spiace, non è così! Il titolo è esattissimo: l’Iran è stato eletto all’interno della Conferenza per il Trattato sul Commercio delle Armi, una assise di importanza internazionale, volta a trovare una soluzione a questo drammatico problema. L’incredibile è successo il 3 luglio scorso, sotto la benedizione del Segretario delle Nazioni Uniti Ban Ki-moon. La storia, purtroppo, non è finita ancora: l’elezione dell’Iran alla Conferenza sul commercio delle armi è avvenuto meno di una settimana dopo che è stata resa nota la conclusione di un rapporto dedicato al contrabbando di armamenti. La Commissione speciale del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, udite udite, ha condannato proprio l’Iran, accusandolo di traffico internazionale di armi, soprattutto verso la Siria. La stessa Commissione, quindi, ha rimarcato i tentativi di Teheran di aggirare le sanzioni internazionali e ha chiesto l’inclusione di tre società iraniane – la Yas Air, la SAD Import Export Company e il Gruppo Chemical Industries and Development of Materials – nella lista delle realtà sanzionate a livello mondiale.  Che dire? Davvero assurdo…

Pillole dall’Iran

Per concludere, alcune pillole dall’Iran, in merito ai recenti avvenimenti. Prima di tutto una notizia positiva: Edison, grande società attiva nel settore energetico, ha deciso di concludere il suo business con l’Iran, anche se il regime racconta la storia esattamente all’opposto…E non è questa la sola storia che il regime si racconta: di recente, infatti, sull’agenzia iraniana Irinnews.ir un sondaggio che rilevava come la popolazione iraniana fosse favorevole alla sospensione dell’arricchimento dell’uranion. Bene, poche ore dopo, il regime ha fatto cancellare l’articolo, ha accusato gli hackers per quanto accaduto e ha ribadito che l’arricchimento dell’Uf6 non è in discussione…Questi accadimenti, però, ci stupiscono meno. A Teheran si sa chi gestisce la comunicazione…