Archivio per luglio, 2012

Adesso ci sono anche le prove! L’attentato del 13 febbraio 2012 a New Delhi, capitale dell’India, compiuto contro la macchina dell’attachè militare dello Stato di Israele è stato opera di operativi delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran. E’ questo il risultato, incontrovertibile, delle lunghe indagini compiute dalla polizia indiana. In merito alle responsabilità dell’attacco, forse lo ricorderete, parlammo già in un articolo del giugno scorso intitolato, molto significativamente, “Anatomia del terrorismo in salsa iraniana“. Nel rapporto delle autorità dell’India, quindi, si confermano in pieno le responsabilità del giornalista indiano Ahmad Kazmi, la sua appartenenza ai Pasdaran, e i suoi condatti decennali con agenti iraniani quali Houshang Afshar Iran e Sedaghatzadeh Masoud. Adesso Nuova Delhi ha emesso una rogatoria indirizzata all’Iran per avere maggiori informazioni sui terroristi, specialmente su una certa Leila Rohani parte attiva nella fase preparatoria dell’attacco, sparita nel nulla dopo l’attentato. C’è poco da sperare in una risposta positiva da parte di Teheran….

L’Iran ordina ad Hezbollah di inviare i suoi miliziani in Siria

Il conflitto in Siria sembra sempre più la cartina di tornasole attraverso la quale si capiranno i futuri equilibri del Medioriente. Come sappiamo, il regime iraniano si è ampiamente schierato in favore del dittatore Bashar al-Assad, responsabile sinora dell’uccisione di oltre 20.000 esseri umani dallo scoppio delle proteste popolari. Mentre scriviamo, il Ministro degli Esteri siriano Walid al-Muallem si trova proprio in Iran, ove ha ottenuto nuovamente il sostegno diplomatico che cercava e una serie di accordi economici vitali alla sopravvivenza del regime baathista. Per salvare il suo alleato fedele, la Repubblica Islamica sta mettendo in atto ogni sforzo possibile. Dopo l’invio diretto dei membri dei Pasdaran (confermato dallo stesso vice capo della Forza Quds), adesso il quotidiano libanese An Nahar ha confermato che Teheran ha ordinato ad Hezbollah di inviare immediatamente in Siria i membri dell’Unità 910, al fine di contribuire alle repressioni delle proteste nella città sunnita di Homs. Sinora, sempre secondo il giornale arabo, gli operativi del “Partito di dio” operativi in Siria sono più di 7000…

Intanto cresce la preoccupazione delle monarchie del Golfo

A riprova di quello che abbiamo sempre evidenziato – ovvero che il regime iraniano non fosse una minaccia unicamente per l’Occidente o Israele – riportato le crescenti preoccupazione delle monarchie del Golfo in merito alle azioni del regime iraniano all’interno dei loro Paesi. Qualche giorno fa, infatti, il capo della polizia di Dubai Dahi Khalfan, ha evidenziato come ci sia un ampio rischio che cellule iraniane e dei Fratelli Mussulmani, si attivino per destabilizzare le monarchie sunnite del Golfo. Una situazione che, in parte, sta già accadendo in Bahrain, ove una perte delle proteste è fomentata dal regime iraniano. Al di là del classico conflitto tra sciiti e sunniti, le monarche dell’area hanno di che preoccuparti, soprattutto l’Arabia Saudita. Va ricordato che, proprio in questi giorni, l’ex Ministro dell’intelligence iraniana Ali Fallahian ha chiesto una dura punizione verso Riyadh per i suoi crimini in Bahrain, Siria e Yemen. Fallahian, per la cronaca, è ricercato dall’Interpol per l’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires del 1994, ove morirono 84 innocenti civili…

Ormai il fondo è stato toccato. Non soltanto il regime iraniano – ormai è ampiamente provato – è il primo sostenitore politico e materiale delle repressioni di Assad, ma adesso comincia anche ad agire affinchè la crisi siriana diventi un conflitto internazionale. La prova di quanto scriviamo è data da un articolo uscito sul quotidiano iraniano Kahyan, organo di stampa sotto il controllo della Guida Suprema Ali Khamenei. Kahyan, nell’editoriale del 21 luglio, “consigliava” al dittatore Bashar al-Assad di attaccare Israele al fine di “liberare i territori occupati”. L’articolo , in maniera assai vigliacca, si premoniva poi di evidenziare come l’Iran fosse “impossibilitato” dal lanciare un attacco diretto contro i nemici – tra cui non solo Israele, ma anche Stati Uniti, Arabia Saudita, le monarchie sunnite del Golfo e la Turchia – ma assicurava che avrebbe sostenuto i fratelli siriani in ogni modo possibile. Insomma, il regime iraniano invita praticamente la Siria al suicidio, con il solo fine di guadagnare tempo prezioso per costruire la bomba nucleare…Verrebbe da dire: begli amici…

Il programma nucleare iraniano prosegue a passo spedito

Nessuno può negare che le sanzioni internazionali hanno messo in difficoltà il regime iraniano. Purtroppo, però, non abbastanza da farlo desistere dai suoi pericolosi propositi. In questi giorni, infatti, il Presidente iraniano Ahmadinejad, ha annunciato che le centrifughe attive nell’impianto di Natanz sono ormai 11000, ben 1000 in più rispetto a quanto indicato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica-AIEA, il 25 maggio scorso. Non solo, bisogna anche rilevare che la Comunità Internazionale agisce in maniera assai pericolosa: un team di scienziati iraniani, infatti, farà parte di un gruppo per progetti relativi alla fusione nucleare. Un team che comprende Cina, Giappone, Corea del Sud, Russia, Stati Uniti ed Unione Europea. Il pericolo è molto chiaro: la fusione nucleare rappresenta il metodo per la costruzione della cosiddetta Bomba all’idrogeno, anche detta Bomba H. Questa bomba sfrutta la fusione fra nuclei di deuterio e di trizio. Il trizio è presente in natura e, sin dal 2005, la Repubblica Islamica ha fatto in modo di riceverlo dal Canada

Continuano le proteste sociali contro Ahmadinejad

“Morte ai prezzi alti!”. Questo è lo slogan che i cittadini iraniani hanno urlato nelle piazze di Neyshabour contro le politiche economiche del governo. Numerose volte, inoltre, si sono sentite voci che invitavano l’esecutivo iraniano a vergognarsi per le scelte politiche portate avanti in questi anni. Lo stesso Speaker del Parlamento iraniano Larijani, ha ammesso che solo il 20% dei problemi dell’economica iraniana derivano dalle sanzioni internazionali. Di chi è il restante 80% della colpa? La risposta è facile: di un regime corrotto, militarizzato, fanatico che, piuttosto di approvare leggi in favore della popolazione, continua a portare avanti un programma nucleare estremamente pericoloso ed a costruire ogni giorno nuove armi, buone solo a rafforzare la tenaglia dei Pasdaran all’interno della Repubblica islamica…