E ci risiamo! Ancora una volta siamo costretti a descrivere i risultati dell’ennesimo round negoziale tra l’Iran e il Gruppo del 5+1, impegnati nella ricerca di un accordo sul programma nucleare iraniano. Onestamente, per descrivere l’ultima riga della due giorni diplomatica tenutasi a Mosca, basterebbero cinque parole: l’ennesimo buco nell’acqua. D’altronde, però, lo avevamo già detto chiaramente riferendoci ai negoziati di Vienna e di Baghdad tenuti diverse settimane or sono. Piuttosto, il negoziato tenutosi in Russia ha dimostrato, senza alcun dubbio, il gap esistente tra le posizioni portate avanti dai rappresentati del regime iraniano e le richieste della Comunità Internazionale.

Il PowerPoint della discordia

Il negoziato di Mosca è durato 48 ore. Ancora una volta tante belle strette di mano e succulenti pasti pronti per le delegazioni diplomatiche invitate. Il focus centrale dell’incontro si è svolto quando l’Iran ha presentato espressamente la sua proposta e il gruppo del 5+1 ha ribattutto con un’offerta radicalmente diversa. La proposta iraniana è stata fatta per mezzo di quello che definiremo il “PowerPoint della discordia“. Per mezzo di una presentazione in PP, infatti, il capo negoziatore iraniano ha presentato i cinque punti su cui Teheran avrebbe accettato di firmare un compromesso. Analizziamo, quindi, brevemente ciò che Jalili ha preteso:  1. riconoscimento del diritto inalienabile dell’Iran di arricchire l’uranio, garantendo come assicurazione la presunta fatwa sul nucleare promulgata nel 2005 dalla Guida Suprema Khamenei…(intepretazione: l’unico problema è che, come vi abbiamo già detto, questa “fatwa” semplicemente non esiste); 2. allentamento delle sanzioni internazionali in cambio di una cooperazione con l’AIEA da parte dell’Iran (interpretazione:ergo, il regime vuole un alleviamento delle sanzioni in cambio di nulla di concreto…); 3. cooperazione internazione sul nucleare civile tra l’Iran e la Comunità Internazionale (interpretazione: l’Iran non solo non vuole fermare l’arricchimento dell’uranio, ma vuole anche il trasferimento del know-how nucleare degli altri Stati…); 4. un iter di “accrescimento della fiducia” tra le parti per sospendere l’arricchimento dell’uranio al 20% da parte dell’Iran (interpretazione: peccato però che, come riportato dalla stampa iraniana, il regime nelle stesse ore dichiarava, senza mezzi termini, che sul 20% di arricchimento “non c’è alcuna discussione…”); 5. Cooperazione tra Iran e Comunità Internazionale su altri argomenti come Siria e Bahrain (interpretazione:classico modo della diplomazia iraniana per uscire dall’isolamento internazionale e aumentare la sua influenza diplomatica).

Il Gruppo del 5+1 – con la Russia defilata verso gli interessi di Teheran – ha fatto a sua volta la sua proposta delineata in tre parole: “fermare, chiudere e spedire”, ovvero bloccare subito l’arricchimento dell’uranio al 20% (privo di alcuna utilità civile), chiudere l’impianto sotterraneo di Fordow presso Qom (dove il regime pianifica di trasferire tutto l’arricchimento dell’uranio utile per la bomba) ed inviare la quantità di uranio arricchito al 20% fuori dall’Iran in cambio di barre di combustibile già pronte (praticamente una manna per qualsiasi Paese realmente intenzionato a sviluppare un nucleare civile…quindi non l’Iran…).

Ahmadinejad in America Latina

Mentre a Mosca si discuteva sul nulla, l’Iran tesseva tranquillamente le sue tele diplomatiche. Ahmadinejad, infatti, ha cominciato un tour dell’America Latina profittando della Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro (anche detta Rio+20).  Mentre gli attivisti per i diritti umani protestavano contro il despota iraniano, Mahmoud Ahmadinejad incontrava gli alti rappresentati del governo brasiliano. Dopo il Brasile, il tuor del Presidente iraniano si è spostato in Bolivia – dopo l’Iran ha firmato un accordo di cooperazione militare – e toccherà successivamente il Venezuela, dove un ex manager dell’industria di Difesa dell’Iran, Ramin Keshavarz, è divenuto responsabile dello sviluppo del programma di droni del regime di Caracas. Il viaggio di Ahmadinejad si concluderà quindi con una visita in Ecuador, Nicaragua e – ovviamente – Cuba.

Insomma, ancora una volta, il regime iraniano – usando la sua tattica della carota e del bastone  – è riuscisto a guadagnare tempo prezioso per portare avanti le sue strategie improntate sull’instabilità e la minaccia! Complimenti…

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