Qualche settimana fa avevamo ampiamente anticipato il fallimento del round negoziale di Baghdad, tenutosi il 23 maggio scorso. Nell’articolo – chi ci segue lo ricorderà bene – avevamo riportato la notizia della condanna a sette anni di carcere dell’ex negoziatore iraniano Shahin Dadkhah e avevamo evidenziato come, questa sentenza, rientrava nella strategia della Guida Suprema di non aprire realmente alla diplomazia internazionale e proseguire senza indugi nel programma nucleare militare. Adesso, alla vigilia del prossimo incontro di Mosca (previsto per il 18 di questo mese), vi dimostreremo come niente sia cambiato e come l’Occidente rischi di fare – ancora una volta – il gioco di Teheran.

Obiettivo numero uno: dividere la Comunità Internazionale

Nell’ottobre scorso Hassan Rowhani- ex capo negoziatore nucleare ai tempi di Khatami – rilasciò una intervista clamorosa ad un settimanale iraniano. Nel pezzo, di cui abbiamo già parlato, Rowhani  descriveva senza peli sulla lingua il motivo per cui l’Iran decise, nel 2003, di aprire ad un negoziato diretto con gli Europei, senza il coinvolgimento degli Stati Uniti: quella mossa, affermava Rowhani, rientrava nella volontà del regime di guadagnare tempo per completare la costruzione dell’impianto di Isfahan. Un vero e proprio inganno a cui parte dell’Occidente si prestò benvolentieri. Oggi, a quanto pare, la strategia iraniana rimane la stessa. Lo dimostra un’agenzia di stampa battuta dall’iraniana Isna: secondo l’agenzia del regime, infatti, Ali Bagheri – vice di Saeed Jalili, potente uomo a capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale  – ha scritto all’ufficio del rappresentate per la politica estera dell’UE Lady Ashton, invitandola ad aprire a negoziati bilaterali diretti! Insomma, stesso identico copione che – sfortunatamente – potrebbe avere anche una identica conclusione permettendo alla Repubblica Islamica di raggiungere il suo obiettivo numero uno: dividere la Comunità Internazionale e guadagnare tempo prezioso. Tutto ciò, senza tenere in alcuna considerazione le paure espresse in queste ore dal Ministro degli Esteri saudita Saud al-Faisal che, da Jeddah, ha espresso la preoccupazione degli Stati arabi del Golfo per il programma nucleare iraniano e ha chiesto a Teheran di fermare l’arricchimento dell’uranio immediatamente.

Intanto in Iran si continua a morire

Mentre il Gruppo del 5+1 si appresta ad illudersi nuovamente nella capitale russa, in Iran si continua a morire o ad essere perseguitati per il proprio orientamento politico, religioso o sessuale. Mentre scriviamo il blogger Hossein Ronaghi Maleki – condannato a 15 anni di carcere dopo essere stato arrestato in seguito alle proteste del 2009, lotta per sopravvivere in nell’ospedale Hashemi-Nejad i Teheran. Hossein è stato portato in ospedale dopo mesi di attesa e dopo aver contratto una malattia che rischia di fargli perdere i reni. A poco sono valsi i suoi appelli diretti alla Guida Suprema Ali Khamenei. Per richiamare l’attenzione Hossein, nonostante la malattia, ha dichiarato lo sciopero della fame e ora rischia di fare la fine di Hoda Saber, giornalista e oppositore politico morto un anno fa dopo aver smesso anch’egli di mangiare e bere. Nel frattempo, nel carcere di Karaj, il prigioniero politico curdo Zalieh Naghshbandian è deceduto per “serie complicazioni alla salute”.

E intanto a Mosca apparecchiano, i bravi camerieri, apparecchiano la tavola per ricevere presto gli assassini….

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