Cronache da Baghdad, alla vigilia della fine del nuovo round negoziale tra l’Iran e il Gruppo del 5+1. Come avevamo preannunciato, il tutto si è chiuso con tante strette di mano, eleganti pranzi e un sonoro nulla di fatto a livello diplomatico. Unico risultato forse che è stato raggiunto, anche questo ampiamente previsto da No Pasdaran e da altri, è stato quello di dare altro tempo all’Iran per portare avanti il suo programma nucleare e per giocare ancora una volta alla parte della povera vittima. Mentre nella capitale irachena i diplomatici chiaccheravano, infatti, l’AIEA ha denunciato che l’Iran ha installato altre 350 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio nell’impianto sotterraneo di Fordow (Qom). Vediamo, però, che cosa è successo a Baghdad.

Il gioco del pollo

Dopo Baghdad qualcuno ha scritto che nei negoziati, le parti hanno messo in atto “il gioco del pollo“. In pratica, sembrava di trovarsi in una gara in cui i due contendenti guidavano l’uno contro l’altro a tutta velocità. Ovviamente, se nessuno dei due si ferma, lo scontro è sicuro. Fermarsi, però, è davvero difficile soprattutto se, durante il negoziato, si parlando due lingue completamente differenti. La proposta del Gruppo 5+1, infatti, era molto chiara: l’Iran deve dimostrare di essere davvero impegnato a risolvere il problema nucleare. Deve aprire il sito di Parchin, deve fermare l’arricchimento dell’uranio al 20%, chiudere l’impianto sotterraneo (e fino al 2009 clandestino di Fordow) e inviare i 100 kg di uranio al 20% che attualmente possiede all’estero, da dove avrebbe presto ricevuto indietro barre di combustible già preparate. Solo allora, come normale, le sanzioni internazionali verranno gradualmente cancellate. Peccato che, l’Iran non si sia presentato a Baghdad per trovare un accordo, ma solo per prendere tempo. La posizione di Teheran, infatti, era completamente opposta a quella del 5+1 e potrebbe essere sintetizzata cosi: “alleviate subito le sanzioni internazionali e poi parliamo dell’arricchimento dell’uranio. Ovviamente, il nostro diritto di poter arricchire l’uranio, però, non è in discussione il programma nucleare va avanti”. Insomma, l’esatto opposto…

La tattica del diversivo usata dall’Iran

Il negoziato di Baghdad, a futura memoria, è però una buona occasione per capire come negoziano gli iraniani. Sugli inganni della diplomazia di Teheran, come ricorderete, abbiamo già scritto in un articolo di qualche mese addietro. La pratica dell’inganno e la tattica del diversivo è stata, quindi, prontamente reiterata a Baghdad, con buona pace di Lady Ashton e delle sue illusioni. Sul tavolo negoziale, quindi, non è finito solo il tema del nucleare, ma l’Iran ha iniziato a parlare dei problemi della pirateria, del narcotraffico e, soprattutto del Bahrain. Tutti argomenti di assoluto interesse, per carità, ma che come unico scopo avevano quello di allargare la questione a problematiche che, con il nucleare iraniano, non c’entrano davvero nulla. Non solo: la delegazione iraniana ha usato a Baghdad anche la tattica della minaccia, accusando l’Occidente di voler sabotare il negoziato e dimostrandosi – ovviamente solo a parole – pronta a ritornare immediatamente a casa. Poi è arrivata l’ora di pranzo…e Jalili ha pensato che era meglio rimandare il palloso momento della preparazione delle valigie…

Cosa ci rimane del negoziato di Baghdad?

Quindi, tirando le somme, cosa  ci rimane del negoziato di Baghdad? Bella domanda. Alla Comunità Internazionale un pugno di mosche e 350 centrifughe in più nell’impianto di Fordow. Non male come risultato….Pochi giorni prima del negoziato in Iraq, il Segretario generale dell’AIEA, Amano ha visitato Teheran e pare si sia trovato un accordo per una nuova visita degli ispettori internazionali in Iran, questa volta con accesso al sito militare di Parchin, dove il regime compie i test per la detonazione dell’ordigno nucleare. Staremo a vedere. Per intanto, in puro stile propagandario, Jalili dopo aver rilasciato una intervista alla CNN è tornato a casa vantandosi di aver ottenuto un accordo con l’Occidente per l’arricchimento dell’uranio al 20%. Sul dopo Baghdad si legga anche questo pezzo da secondoprotocollo.org, davvero azzeccato.

Il prossimo round di questo, praticamente quasi inutile, negoziato sarà a Mosca il 18-19 giugno prossimo, pochi giorni prima dell’entrara in vigore delle sanzioni americane ed europee che colpiscono il settore petrolifero dell’Iran. Mosca, quindi, sarà l’ennesima occasione per gustare ottimi pranzi e, perchè no, assaporare degli ottimi alcolici.

Mentre scriviamo l’Iran possiede già 102 kg di uranio arricchito al 20%. Per costruire un’arma atomica ne bastano 141 kg, praticamente un gap che – secondo uno studio uscito proprio in questi giorni – il regime iraniano potrebbe coprire, nel peggiore dei casi, in appena novanta giorni.

Che dire? Come soleva dire Henry Kissinger “la moderazione è una virtù solo per quelle persone che pensano di avere un’alternativa…

commenti
  1. […] Digitando Sabatino Finzi in youtube è possibile trovare l’intera intervista. Qui un altro importante articolo da leggere. E per non dimenticare che le minacce che incombono sugli ebrei non sono terminate con l’apertura dei cancelli diAuschwitz, andate a leggere anche questo. […]

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