BENVENUTI A PARCHIN, DOVE IL TURISMO VA A “BOMBA”…NUCLEARE…

Pubblicato: maggio 14, 2012 in Iran armamenti clandestini, Iran Diplomazia, Iran militare, Iran Nucleare, Iran Politica Estera, Iran Regime
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Benevenuti a Parchin!!! Proprio così potrebbe essere accolto un ipotetico visitatore straniero (o anche locale…). Anzi, si potrebbe anche dire che qui il turismo va  a “bomba”. Ovviamente…nucleare. Purtroppo, infatti, non si tratta di secolari monumenti del grande Impero persiano, ma di una base militare che si sospetta sia il centro di ricerca dove l’Iran testa da anni il meccanismo esplosivo per realizzare la bomba nucleare. Insomma, una minaccia per la stabilità mondiale che Teheran tiene gelosamente custodita, vietando da quasi dieci anni l’ingresso agli ispettori internazionali.  Vediamo, quindi, di cosa stiamo parlando…

Parchin, tra armi chimiche, missili e ordigni nucleari

Il centro militare di Parchin nasce nel 1939 e rappresenta il centro principale dove il regime iraniano ha compiuto test inerenti ad armi chimiche, ai missili balistici e, come suddetto, all’esplosione di un ordigno nucleare. Un centro di eccellenza nel campo del settore militare dell’Iran, che si trova  in un’area collinosa a soli trenta chilometri dalla capitale Teheran. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica- AIEA, dal 2005 ha chiesto al regime iraniano di poter visitare il sito di Parchin, con il sospetto che la base nasconda una zona dedicata agli esperimenti sugli esplosivi ad alto potenziale, proprio come la bomba atomica. Di seguito, una immagine satellitare del sito di Parchin, presa dal Globalsecurity.org.

Le ricerche in campo chimico e missilistico

Secondo quanto è generalmente noto, nella base militare di Parchin sono stati condotti esperimenti nel campo chimico e missilistico.  Per quanto concerne la chimica, sin dalla guerra contro l’Iraq, il regime iraniano ha condotto in questo sito esperimenti volti alla costruzione di armamenti chimici. La Sazemane Sanaye Defa, nota anche come “SASAD”, rappresenta l’Organizzazione industriale iraniana del settore della Difesa, uno dei gruppi industriali più importanti dell’Iran, sotto il diretto controllo dei Pasdaran. Negli anni la SASAD ha svolto ogni sorta di esperimento chimico volto a creare un’arma di distruzione di massa (WMD), in particolare composti di nitrato, Nitrato di Sodio e TNT (ovvero tritolo). Oltre a Parchin, esperimenti simili vengono svolti anche nel centro di Damghan, Esfahan e Qazvin.

Per quanto concerne il settore dei missili, anche in questo caso il sito di Parchin è al centro di test di assoluto livello. Qui, sempre sotto il controllo della SASAD, l’Iran ha testato missili come l’AT-3B “Sagger” (in cooperazione con la Russia) e il suo successore, il I-Raad. Soprattutto, però, qui l’Iran ha costruito e testato missili balistici a propellente solido in grado di trasportare un ordigno nucleare. Tra questi il Farij-3, frutto della collaborazione con con il regime nordcoreano e il missile a Shahab-3, capace di raggiungere i 1200 chilometri di gittata.  IPer una generale conoscenza dell’arsenale missilistico iraniano si legga questa scheda.

L’impianto nucleare di Parchin

La base di Parchin, purtroppo, non è solamente dedicata alle ricerche nel settore chimico e missilistico. Le immagini satellitari, infatti, hanno rivelato l’esistenza di un impianto nucleare nell’area, precisamente un container isolato rispetto al resto della base dedicato, secondo quanto denunciato dai servizi segreti internazionali e dall’AIEA stessa, agli esperimenti su esplosivi ad alto potenziale: la bomba atomica per l’appunto. Le ricerche in questo settore sarebbero state favorite in Iran dalla collaborazione con Vyacheslav Danilenko, uno scienziato di scuola sovietica che si è messo a disposizione di Teheran e che ha lavorato nella Repubblica Islamica sino a poco tempo fa. Oggi Danilenko lavora per una società di nanotecnologie in Repubblica Ceka. Danilenko, in particolare, avrebbe insegnato a Teheran il processo di “iniziazione” della carica esplosiva in grado di generare una reazione a catena. Oggi, grazie alla rivelazione di alcuni diplomatici internazionali, abbiamo anche la possibilità di mostrare una ricostruzione dell’interno del container dell’impianto di Parchin, dove questi esperimenti vengono svolti.

Nel 2003, va ricordato, il parlamentare iraniano Ahmad Shirzad denunciò come i bambini iraniani morissero di fame, mentre gli Ayatollah riprocessavano l’uranio nell’impianto di Parchin. Come abbiamo detto, da anni l’AIEA chiede a Teheran di visitare Parchin, ma finora le pressioni sono valse a poco. Oggi, alla vigilia del negoziato di Baghdad (fine maggio), il regime sembra essersi detto disponibile ad aprire il sito agli ispettori internazionali. Peccato che come vi abbiamo già raccontato, mentre i diplomatici illudevano la Comunità Internazionale, i tecnici si affrettavano a ripulire l’impianto di tutte le possibili tracce pericolose. Di seguito la foto satellitare pubblicata dall’ISIS che mostra le attività di pulizia in atto a Parchin.

Insomma, per farla breve, l’Iran si riempie ancora la bocca di buone promesse, ma realizza ben pochi fatti. Intanto il tempo passa e le possibilità di poter risolvere seriamente questa crisi si riducono sempre di più.

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