FARE POLITICA E’ UN NOSTRO DIRITTO, PAROLA DI PASDARAN

Pubblicato: maggio 2, 2012 in Iran Diritti Umani, Iran militare, Iran Nucleare, Iran Regime
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Ormai i Pasdaran – le ben note Guardie Rivoluzionarie – lo dicono chiaro: “fare politica è un nostro diritto“. Ormai da tempo è stato riconosciuto, da tutti gli osservatori, il ruolo che i Pasdaran stanno avendo all’interno della Repubblica Islamica, una azione che ormai non si limita più a “tutelare l’ideologia khomeinista”, ma si estende ormai nel campo dell’economica, della giustizia e della politica. Qui di seguito, riportiamo le parole che l’Hojjat al-Eslam Ali Saidi – Rappresentante della Guida Suprema Ali Khamenei, presso i Pasdaran – ha detto in occasione della settimana dedicata all’indottrinamento delle Guardie Rivoluzionarie.

Un Paese nelle mani dei fondamentalisti

Quanto detto dal Rappresentante di Khamenei presso le Guardie Rivoluzionarie, dimostra chiaramente come l’Iran oggi sia un Paese nelle mani dei fondamentalisti. Ecco alcuni passi delle ripresi dal discorso pronunciato dall’Hojjat al-Eslam Ali Saidi in occasione, lo ripetiamo nuovamente, della settimana dedicata all’indottrinamento politico ed ideologico dei Pasdaran. Come vedremo, le parole di Saidi evidenziano il diritto dei Pasdaran non soltanto di intervenire direttamente nella sfera politica, ma anche di condannare qualsiasi clerico, anche il più importante, che si distanzi minimamente dalle linee guida imposte dal regime. Vediamo, quindi, cosa ha detto il Rappresentante della Guida Suprema:

  • “Alcuni dicono che le Guardie non devono intervenire in politica, ma l’Imam [Khomeini] non ha mai detto che le Guardie non hanno il diritto di avere un ruolo nella politica…l’Imam [Khomeini] ha detto che ai Pasdaran è vietato formare un partito politico che presenti dei loro condandidati”
  • “I membri dei Basij e delle Guardie si attengono alle parole della Guida Suprema e a quelle dei loro comandanti per formarsi una loro opinione e solo successivamente esprimono la loro posizione personale. Il dovere dei Basij non è solamente quello di combattere durante la notte; il loro dovere è anche quello di stare tra la gente e chiarire loro le questioni quotidiane…”
  • “E’ certo che l’intervento nelle elezioni è proibito, ovvero ciò significa che alle Guardie è vietato presentare un loro partito o una loro lista di candidati. Va detto, però, che se per intervento si intende la lotta contro le correnti deviazioniste e i controrivoluzionari, le Guardie devono intervenire. Noi dobbiamo evidenziare se il popolo si sta distanziando dai principi, se sta diventando deviazionista…”
  • “Non ci sono distanze tra le Guardie e le fonti di emulazione (i teologi più importanti della traduzione sciita, N.d.A). Certamente, però, le Guardie devono evidenziare chi sono quelle fonti di emulazione che si distanziano dal regime…”

Infine, va rilevato che Remezan Sharif, Responsabile delle relazioni esterne dei Pasdaran, ha dichiarto che “la posizione delle Guardie i partiti, movimenti e gruppi politici, è totalmente trasparente. I Pasdaran si considerano i difensori della Rivoluzione Islamica e della giustizia…Alcune volte le Guardie ritengono loro dovere di chiarire le posizioni presso l’opinione pubblica…”

Le mani sul Ministero del Petrolio

Recentemente l’analista Hossein Alizadeh ha denunciato il tentativo dei Pasdaran di prendere il controllo totale del Ministero del Petrolio. Il Ministero, lo ricordiamo, garantisce all’Iran l’80% delle entrate economiche e da ciò ben si capisce che la partita non ha un effetto solo a livello politico, ma anche e soprattutto a livello economico. Alizadeh, infatti, ha denunciato che le in numerosi incontri con Ali Khamenei, le Guardie hanno chiesto che il Ministero del Petrolio venga posto formalmente sotto il diretto controllo della Guida Suprema e non del Governo. Una scelta che, se messa in atto, metterà in condizione i miliziani iraniani di ottenere fondi illimitati per portare avanti il reclutamento di nuovi adepti, il programma nucleare e missilistico e l’enorme livello di corruzione che ormai attanaglia la Repubblica Islamica. Per la cronaca, ricordiamo che già ora, il Ministero della Difesa e quello del Petrolio sono guidati da due ex comandanti dei Pasdaran: Ahmad Vahidi, terrorista ricercato internazionalmente per l’attentato al centro ebraico di Buenos Aires nel 1994, e Rostam Ghasemi.

Come finirà questa nuova battaglia politica non è ancora noto, ma è ben chiaro che gli effetti sarebbero deleteri per tutto il Paese, determinando una maggiore militarizzazione e limitando, ancora di più se possibile, la libertà di pensiero e di azione del popolo iraniano.

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