Archivio per Maggio, 2012

Sarebbe proprio il caso di dire ci risiamo”. Ormai, quotidianamente, sembra di rivivere sempre lo stesso film con un finale che, purtroppo va – come direbbero a Napoli – “sempre più a schifio”. Mentre in Italia dormivamo, in America il think tank ISIS – Institute for Science and International Security – ha pubblicato nuove foto satellitari provenienti dal complesso militare di Parchin. Ancora una volta le immagini parlano chiaro: l’Iran sta ripulendo – precisamente sanificando – il sito di Parchin, al fine di eliminare ogni traccia di connessione con il programma nucleare militare del regime iraniano. Poche ore prima, invece, un alto comandante dei Pasdaran ha ammesso la presenza dei militari iraniani in Siria. Di seguito i fatti.

Le immagini satellitari pubblicate dall’ISIS

Sono state diffuse in queste ore nuove immagini satellitari pubblicate dall’ISIS che dimostrano – in maniera davvero imbarazzate – come il regime iraniano stia cancellando tutte le prove che connettono il complesso militare di Parchin con gli esperimenti relativi a ricerche in materia di esplosivo ad alto potenziale. Gli esperimenti, come abbiamo già descritto, sono stati portati avanti grazie al contributo dello scienziato Vyacheslav Danilenko, formatosi nell’Unione Sovietica. Per mezzo di Danilenko, quindi, l’Iran ha acquisito il know-how relativo al processo di “iniziazione” della carica esplosiva in grado di generare una reazione a catena. Lasciamo, però, la parola nuovamente alle foto pubblicate dall’ISIS:

La prima fotografia satellitare, come si può notare, evidenzia come l’Iran abbia già distrutto due piccoli complessi connessi con i test nucleari. Sulla destra, quindi, è ancora possibile vedere le tracce lasciate dal macchinario usato dagli iraniani per distruggere i due complessi.  La seconda fotografia, in basso, rappresenta invece un ingrandimento della precedente e mette ancora più in risalto le tracce lasciate sul terreno dai macchinari usati dai tecnici del regime.

Adesso facciamo invece un salto indietro per evitare che, i classici figli delle “teorie del complotto” possano dire che la “lobby massonica” ha ordito – ancora una volta – un piano per colpire l’Iran. Ecco allora, terza immagine,  la fotografia della stessa parte del complesso di Parchin scattata il 9 aprile 2012. Come è possibile vedere, ad occhio nudo, i due piccoli complessi rasi al suolo erano in piedi in quel periodo e servivano ai progetti clandestini della Repubblica islamica:

Infine, nelle immagini cinque e sei, vi mostriamo le fotografia satellitari delle prime attività di pulizia del sito di Parchin, pubblicate dall’ISIS qualche settimana addietro:

L’Iran ammette ufficialmente la presenza dei suoi uomini in Siria

Non accontentiamoci, però. Non possiamo, infatti, non menzionare quanto accaduto nelle stesse ore: l’Iran ha ammesso ufficialmente la presenza dei suoi uomini in Siria, inviati dal regime per uccidere i manifestanti nelle strade di Homs, Dara’a e Damasco. A rivelare questa notizia, già pubblicamente provata, è stato nientedimento che Ismail Gha’ani, vice capo della “temibile” Forza Quds, corpo speciale dei Pasdaran responsabile delle attività “esterne” del regime. In pratica l’Unità responsabile del finanziamento del terrorismo internazionale da parte dell’Iran

Ismail Gha’ani fa parte della cerchia di comandati più vicina a Qasem Suleimani, il capo della Forza Quds, praticamente ormai l’Ambasciatore di Teheran in Iraq, Afghanistan, Libano e Striscia di Gaza. Le dichiarazioni di Gha’ani sono state pubblicate sull’agenzia di stampa iraniana ISNA e precisamente riportavano le seguenti parole del comandante dei Pasdaran: “se la Repubblica Islamica non fosse presente in Siria, il massacro di persone sarebbe avvenuto in scala molto più grande”. E ancora: “prima della nostra [dell’Iran, N.d.A] presenza in Siria, troppe persone sono state uccise dall’opposizione. Con la presenza fisica e e non-fisica della Repubblica Islamica, però, grandi massacri in Siria sono stati prevenuti”. La notizia è stata cancellata poche ore dopo la pubblicazione e, in tutta fretta, il Capo dello Stato Maggiore congiunto dell’Iran Hassan Firouzabadi, ha dichiarato che l’Iran “non interferisce negli affari interni della Siria, ma supporta la Siria nella sua resistenza contro Israele, perchè uno dei principi guida dell’Iran è la questione palestinese”.

Bene, saranno molto felici i palestinesi di sapere che i loro difensori sono gli stessi uomini che hanno compiuto il terribile massacro di Hula (qui un video da visionare solo se si ha lo stomaco forte:http://bit.ly/KLOeAW). Nel massacro sono morte oltre 100 persone…quasi 50 dei quali sono bambini…

E alla fine arrivò il nuovo report dell’AIEA confermando, se davvero ne avevamo bisogno, le reali intenzioni dell’Iran. Ancora una volta, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha provato la non pacificità del programma nucleare iraniano e ha dimostrato – numeri alla mano – che quello che il regime di Teheran persegue è il raggiungimento di un know-how che gli possa permettere di costruire diversi ordigni nucleari in poco tempo. Come avevamo preannunciato, quindi, il summit di Baghdad è stato un nuovo fallimento e ha permesso all’Iran di ottenere più tempo per le sue strategie diplomatiche e nucleari. Vediamo, però, nel merito cosa ha riscontrato il nuovo report dell’AIEA.

Il nuovo repor dell’AIEA sull’Iran

Come dicevamo, il nuovo report dell’AIEA sull’Iran ha comprovato le reali intenzioni nucleari della Repubblica Islamica. Senza entrare in tecnicismi che poco sono comprensibili ai più, basti qui riportare i dati principali rilevati nel report dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica: Teheran ha prodotto sinora nell’impianto di Natanz 6,196 Kg di U-235 arricchito al 3,5% e 145,6 Kg di U-235 arricchito al 19,75%. Secondo l’analisi fatta dall’Istituto americano ISIS – l’Institute for Science and International Security, un vero pilastro in materia – l’Iran ha già oggi un quantitativo di uranio che gli permetterebbe di costruire ben cinque bombe nucleari. Non solo: l’AIEA ha denunciato che l’Iran non ha interrotto i suoi lavori nell’impianto di Arak ove, secondo gli ispettori internazionali, Teheran starebbe lavorando con l’obiettivo di riprocessare l’uranio e di produrre un ordigno nucleare per mezzo dell’istotopo del Plutonio Pu-239. Dulcis in fundo, l’AIEA ha trovato tracce di uranio arricchito al 27% nell’impianto di Fordow, vicino alla città santa di Qom, ennesimo chiaro segnale della volontà di Teheran di portare avanti un programma nucleare non pacifico.

Le provocazioni di Teheran

In ultimo, tanto per non farci mancare nulla, il regime iraniano è tornato a provocare il mondo con progetti pericolosi e false promesse. Teheran, infatti, ha annunciato la costruzione di due altre centrali nucleari (una seconda a Bushehr e un’altra nel Golfo Persico).  In seguito, quindi, l’Iran si è rimangiato le promesse fatte al capo dell’AIEA Amano durante la visita di quest’ultimo a Teheran e ha dichiarato che non aprirà la base di Parchin agli ispettori internazionali. Infatti Fereydoun Abbasi, capo dell’Agenzia Atomica dell’Iran-AIOI, ha detto che non ci sono le condizioni per aprire la base militare di Parchin e che la Repubblica Islamica continuerà ad arricchire l’uranio al 20%, senza considerare le richieste della Comunità Internazionale. Insomma, per farla breve, l’Iran andrà avanti a modo suo, mentre la diplomazia americana ed europea continua a sperare in qualche cambiamento nei prossimi negoziati di Mosca (previsti per il 18-19 giugno).

Dieci anni di carcere per lo scienziato “eroe”

Mentre scriviamo in Iran fioccano le condanne. Stavolta la magistratura iraniana colpisce Shahram Amiri, scienziato nucleare, a lungo considerato dall’Iran un eroe per aver denunciato di essere sfuggito ad un tentativo di rapimento da parte degli americani e dei sauditi nel 2010 (vedi il video). In realtà Amiri è uno scienziato nucleare che ha tentato di fuggire dall’Iran per riparare negli Stati Uniti, passando per La Mecca. Il regime, quindi, ha minacciato di colpire la famiglia e, conseguentemente, Shahram Amiri è tornato in Iran accolto, in maniera scenografica, come un rivoluzionario. Adesso Teheran gli serve il conto e condanna a dieci anni di carcere lo scienziato “eroe”. Una condanna che segna la fine di Amiri e della sua ridicola e tragica storia.

 L’Italia aumenta le importazioni di petrolio dall’Iran

Al report dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica-AIEA l’Italia, come buona parte della Comunità Internazionale, ha reagito in maniera dura. Il Ministro degli Esteri Giulio Terzi, ha chiesto a Teheran di fermare l’arricchimento dell’uranio e di rispettare le risoluzioni internazionali approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Non solo, da Torino arriva anche la notizia che la FIAT ha deciso di sospendere – attenzione, non terminare ma solo sospendere – i suoi rapporti economici con Teheran. Peccato che, mentre Terzi e Fiat condannavano, l’Unione Petrolifera annunciava che nel mese di Marzo 2012 l’Italia ha aumentato del 6% le importazioni di petrolio dall’Iran. Nuovamente, quindi, troppi fatti e poche parole. Anche a Roma, purtroppo, non hanno capito che portare avanti il doppio gioco sulla questione iraniana si risolverà in un grande fallimento per gli interessi di buona parte della Comunità Internazionale.