Sudan e Iran, una storia di armi e di morte. Come abbiamo letto su tutti i giornali, Omar al-Bashir non la smette di commettere i suoi massacri. Dopo quanto commesso in Darfur, dove centinaia di migliaia di persone hanno perso la vita, al-Bashir ha dichiarato guerra al Sudan del Sud con lo scopo di riannettere il territorio e riprendere il controllo delle risorse petrolifere. In pochi giorni, senza pietà, oltre 1200 esseri umani sono morti, ovviamente nell’indifferenza della Comunità Internazionale. In questo triste gioco al massacro l’Iran occupa una posizione centrale, in quanto primo alleato di Khartum sin dal 1989. Di seguito, brevemente, la storia di questa “alleanza per il terrore”.

La nascita dell’alleanza tra Khartum e Teheran

Khartum – oggi capitale del Sudan del Nord – rappresenta da anni uno dei partner strategici più importante di Teheran. Questa alleanza è cominciata nel 1989 e dura, ancora di più, oggi che il Sud del Sudan si è separato dal Nord. Come suddetto, l’alleanza tra Teheran e Khartum, nasce nel 1989, quando Omar al-Bashir arriva al potere. Mentore di al-Bashir – un uomo ricercato a livello internazionale per i massacri commessi nel Darfur – è Hassan al-Turabi, il religioso fondamentalista che voleva esportare il modello rivoluzionario dello sciita Khomeini all’interno del mondo sunnita.  Nel 1991 Akbar Hashemi Rafsanjani, allora Presidente dell’Iran, visità il Sudan e mise le basi per la creazione – per mezzo di finanziamenti ed armi iraniane – di una milizia ispirata ai Pasdaran in Sudan (la “milizia di difesa popolare”). Lo stesso Presidente riformista Khatami, osannato da tutto l’Occidente, si recò in visita in Sudan nel 2004.

Le basi della partnership strategica

Alla base della partnership strategica tra Iran e Nord Sudan ci sono interessi di natura geopolitica: l’Iran è interessato ad avere il controllo deL territorio del Nord Sudan in considerazione del fatto che questo rappresenta la “porta” per l’Egitto e per Gaza. Grazie al territorio franco sudanese, infatti, l’Iran finanzia il terrorismo internazionale riusciendo ad inviare soldi ed armi ad Hamas, Hezbollah, al movimento tunisino di Al-Nahda, al FIS algerino, agli egiziani di Al-Jumaah al-Islamiyyah e ai movimenti appartenenti all’estremismo islamico in Marocco e Mauritania. Il Nord del Sudan, invece, ha bisogno dei finanziamenti di Teheran per continuare a sopravvivere. Oltretutto, sulla testa di Omar al-Bashir pende un  mandato di ricerca internazione per i massacri compiuti nel Darfur. L’Iran ha rigettato il mandato di cattura e ha offerto a Omar una via d’uscita per sfuggire all’isolamento internazionale. In cambio, come detto, il al-Bashir ha sempre lasciato mano libera all’Iran sul territorio sudanese e ha attivamente sostenuto il programma nucleare iraniano. Basti considerare che oltre il 90% degli armenti importati dal Sudan dal 1995 al 2005 sono di provenienza iraniana. Nel 2007, durante una visita in Iran, il Ministro della Difesa del Sudan dichiarò che l’Iran era uno dei maggiori fornitori di armamenti al Sudan.

Armi a Gaza e destabilizzazione dell’Egitto

Nel 2008 i media d’Egitto denunciarono un piano preparato a Teheran per destabilizzare l’allora regime di Hosni Mubarak. Il piano fu rivelato alla stampa nell’aprile del 2009 e venne provato il coinvolgimento dell’organizzazione libanese di Hezbollah. Sempre nel 2009, i media americani rivelarono che gli israeliani avevano bombardato dei camion nel porto di Port Sudan. I camion trasportavano armamenti appena giunti in Sudan tramite l’Iran, inviati per mezzo della Imam Khomeini Foundation e destinati ad armare l’organizzazione terroristica di Hamas a Gaza.

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