SIRIA E HORMUZ, I FRONTI DELL’IMPERIALISMO IRANIANO

Pubblicato: aprile 23, 2012 in Iran Diplomazia, Iran Politica Estera, Iran terrorismo
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La Siria e lo Stretto di Hormuz, anche detto Golfo Arabico,  rappresentano sempre di più il fronte avanzato dell’imperialismo di matrice khomeinista. Damasco e le isole contese nell’area dello Stretto di Hormuz – Abu Musa e la Piccola e Grande isola di Tunb – costituiscono per Teheran dei territori centrali, da difendere ad ogni costo per salvare gli interessi della Repubblica Islamica, per proteggere la matrice rivoluzionaria propria dell’ideologia khomeinista e tutelare l’espansionismo classico dell’imperialismo persiano.

Siria, la porta del Mediterraneo

La Siria rappresenta per l’Iran la porta del Mediterraneo, un proxie  fondamentale per la Repubblica Islamica, che permette a Teheran non soltanto di evitare l’isolamento internazionale, ma anche di allungare il suo controllo sino al “Mare Nostrum”. Per questo, da quando sono scoppiate le rivolte contro il dittatore Bashar al-Assad, l’establisment militare e politico iraniano è stato totalmente coinvolto nel salvataggio del regime baahtista.

A tal fine, l’Iran ha impegnato oltre 15000 uomini in Siria, tutti membri dei Pasdaran e della Forza Quds, l’Unità speciale delle Guardie Rivoluzionarie che è responsabile per le azioni esterne dell’IRI (Islamic Republic of Iran). La Forza Quds risponde la comando di Qassem Suleimani, il responsabile della politica iraniana in Iraq, Siria, Libano e Territori Palestinesi. Come dimostrato anche da video girati dall’opposizione siriana, i miliziani inviati da Teheran hanno partecipato attivamente ai massacri di Homs, Dara’a e Damasco, applicando in Siria le stesse modalità repressive messe in atto nel loro Paese nel 2009.

Proprio in questi giorni, quindi, una nave carica di armamenti iraniani è stata intereccettata davanti alle coste siriane. La nave, denominata “Atlantic Cruiser”, era di proprietà di una compagnia tedesca ed era stata nolleggiata da una società ucraina. Le armi, per aggirare le sanzioni internazionali, erano state caricate nel porto di Djibuti.

In questi giorni, infine, un’altra notizia è stata meritevole di notevole attenzione da parte dei media internazionali: l’Iran ha deciso di creare “join war room” insieme ai membri dell’organizzazione libanese Hezbollah e alla Siria. La notizia è stata diffusa dal sito Mashregh News, controllato direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie. La “war room”, secondo quanto diffuso, servirebbe per coordinare le risposte siriane e iraniane alle “aggressioni americane”. Ricordiamo, infine, che la Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei ha definito i rivoltosi iraniani “dei nemici di dio”.

Le mani sul Golfo Persico, nel nome dell’Impero

Nel nome dell’impero: cosi si potrebbe definire l’azione della Repubblica Islamica per quanto concerne i territori contesi nell’area del Golfo Persico. Nonostante l’odio nutrito dalla Repubblica Islamica per l’epoca precedente la Rivoluzione del 1979, l’Iran usa proprio le parole dell’ex monarca iraniano per giustificare il controllo delle isole di Abu Musa e della Piccola e Grande isola di Tunb, aree contese tra Iran ed Emirati Arabi Uniti.

Dopo l’improvvisa visita di Ahmadinejad nell’isola di Abu Musa l’11 aprile scorso, davanti alle proteste ufficiali di Abu Dhabi, Teheran ha reagito evidenziando le ragioni storiche dell’Iran in merito ai territori contesi, argomentazioni che risalirebbero all’epoca della dinastia dei Qajari in Iran. Le argomentazioni, chiaramente, vengono contestate dagli EAU, per cui le isole sono sempre state sotto il controllo di due tribù arabe ora facenti parte dei sette emirati che compongono gli Emirati stessi. La cosa sorprendente, però, è vedere l’ “Iran khomeinista” giusificare la sua politica espansiva con termini e riferimenti lontani ben lontani dai caratteri rivoluzionari a cui l’IRI vanta di appartenere.

 Per evidenziare la serietà delle intenzioni iraniane, l’esercito e i Pasdaran si sono detti pronti ad agire per difendere Abu Musa, mentre il Parlamento ha announciato la creazione di una Commissione ad hoc per il Golfo Persico, al fine di dare un “pugno sulla bocca” a tutti coloro che intendono colpire la Repubblica Islamica. Non c’è che dire, un vero e proprio messaggio di pace…

Conclusioni

Quanto detto, dimostra chiaramente che le fantomatiche “intenzioni pacifiche” dell’Iran khomeinista espresse nel recente negoziato di Istanbul, sono tutt’altro che reali. Teheran, come dimostrato da diversi analisti, sta usando il negoziato sul nucleare per proseguire nella sua politica aggressiva ed espansiva. Ciò, sia nel campo del nucleare e della missilistica, che nella politica estera, di cui Siria, Iraq e Golfo Persico, ne sono la dimostrazione lampante. Tutto ciò, a diretto discapito dell’opposizione interna all’Iran che, vedendo il regime uscire dall’isolamento, perde forza e capacità di azione. Tale errore avrà, indubbiamente, delle drammatiche ripercussioni a livello regionale e internazionale altrerando, ancora di più, la stabilità geopolitica dell’intero Medioriente.

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