IL PRESIDENTE DELL’IRAN AHMADINEJAD VISITA ABU MUSA E ATTACCA GLI EMIRATI ARABI UNITI

Pubblicato: aprile 19, 2012 in Iran Diplomazia, Iran Politica Estera
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L’11 aprile scorso il Presidente dell’Iran Ahmadiejad di è recato in visita ufficiale nell’isola di Abu Musa. L’isola è insieme alle Piccola e Grande isole di Tunb, è un territorio conteso tra Emirati Arabi Uniti e Iran. La reazione degli EAU non si è fatta attendere: Abu Dhabi ha immediatamente richiamato il suo Ambasciatore a Teheran e si è appellata al Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) che, in una riunione di emergenza svoltasi a Doha, ha espresso profonda preoccupazione per la “provocazione” iraniana. Per parte sua, l’Iran non ha fatto un passo indietro: 225 parlamentari iraniani hanno criticato la scelta degli Emirati di richiamare l’Ambasciatore e il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehman-Parast ha detto senza mezzi termini che l’Isola è parte “indiscutibile della sovranità iraniana”. Quanto accaduto è ben sintomatico delle caratteristiche della diplomazia iraniana e dei continui giochi al gatto e la volte di cui da sempre è maestra.

La battaglia diplomatica per Abu Musa

Piccolo intro: l’isola di Abu Musa, insieme alla Piccola e alla Grande isola di Tunb, si trova geograficamente nello Stretto di Hormuz, quasi ad equidistante distanza dall’Iran ed Emirati Arabi Uniti. Le isole sono sempre state contese tra i due Paesi, con Teheran che ne richiama la sovranità strorica risaltente ai tempi dell’Impero Persiano e Abu Dhabi che invece sottolinea come, prima dell’occupazione iraniana, le isole fossero territorio delle tribù di Shariah (Abu Musa) e di Ras al Khaimah (Isole di Tunb), entrambe oggi parte dei sette statarelli che compongono gli Emirati Arabi Uniti. Tale presenza è stata

Quando, nel 1968, la Gran Bretagna decise di abbandonare l’area del Golfo, un battaglia diplomatica iniziò tra l’Emirato di Shariah e l’Iran per l’isola di Abu Musa. Un accordo tra le parti venne trovato solamente nel Novembre del 2011, due giorni prima della nascita ufficiale degli Emirati Arabi Uniti: secondo l’accordo, l’Iran avrebbe potuto stanzare militari per metà dell’Isola, mentre l’altra parte sarebbe rimasta sotto la giurisdizione degli Emirati. Quando, però, il 30 novembre 1971 l’Iran inviò i suoi militari, non si limitò a occupare metà dell’isola, ma ne prese il controllo totale e cominciò a reclamare anche le isole di Tunb. A nulla, sinora, sono valsi gli appelli alle organizzazioni internazionali da parte degli Emirati Arabi Uniti.

Geografia e petrolio, la centralità strategica di Abu Musa

L’isola di Abu Musa, grazie alla sua geografia, ha sempre avuto una centralità strategica ai fini della politica estera ed economica dell’Iran. La Repubblica Islamica fece ampio uso dell’isola durante la guerra contro l’Iraq, dispiegando negli anni oltre quattromila soldati, missili SA-6, pezzi di artiglieria, elicotteri, sottomarini e costruendo addirittura un aeroporto. L’allora Segretario alle Difesa americano William Perry, accusò Teheran di aver portato ad Abu Musa armamenti chimici. Teheran, come se non bastasse, decise anche di espellere tutti gli stranieri dal territorio e di cacciare i responsabili di una scuola e di un centro medico finanziati dagli Emirati avviando, nel mentre, una campagna di popolamento.

Nel 1993, quindi, il Parlamento iraniano approvò una legge che estendeva il limite delle acque territoriali iraniane, una scelta estremamente importante, soprattutto perchè il territorio di Abu Musa è ricchissimo di petrolio e la sua posizione geografica lo rende fondamentale per controllare il transito delle petroliere nello Stetto di Hormuz. Va ricordato che per lo Stetto passano circa 15 milioni di barili di greggio al giorno. Controllare Abu Musa, quindi, significa avere il potere di chiudere lo Stretto e bloccare così l’economia mondiale.

“Lo Stretto di Hormuz è nostro”

L’Iran, soprattutto negli ultimi anni, ha reclamato più volte il totale controllo dello Stretto di Hormuz, facendo poi periodicamente un passo indietro davanti alle rabbiose reazioni internazionali. La libera navigazione dello Stretto, va chiarito, è regolata dalla Convezione per la Navigazione dei Mari redatta tra il 1973 e il 1982 e ratificata dall’Iran. Il traffico navale, quindi, è regolato tra Iran e Oman secondo un accordo del 1975. Nonostante ciò, la Repubblica Islamica continua, come detto, a reclamare il controllo totale dell’area. Basti qui ricordare che, pochi giorni dopo la visita di Ahmadinejad ad Abu Musa, il Comandante della Forza Navale delle Guardie Rivoluzionarie Alireza Tangsiri ha dichiarato che tutti le navi, per attraversare lo Stretto, “necessitano del permesso dell’Iran“, mentre il Generale dell’esercito iraniano Ataollah Salehi ha evidenziato come la Repubblica Islamica abbia avvertito gli Stati Uniti di come ogni azione nelGolfo Persico “rappresenti una minaccia per Teheran“.

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