Archivio per aprile 10, 2012

Il 14 aprile, a Istanbul, riprenderanno i colloqui per trovare una soluzione sul programma nucleare iraniano, di chiaro stampo militare. L’Iran, apparentemente, avrebbe ceduto al peso delle sanzioni e si sarebbe quindi mostrato disponibile, previa anche la mediazione del Premier turco Erdogan di ritorno da Teheran, a scendere a più miti consigli. Il gruppo del 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania) s’incontrerà, come detto, prima nella capitale turca e poi, in un secondo round a data da definirsi, nella capitale irachena Baghdad.

Non soltanto: in questi giorni, si è parlato parecchio di un messaggio personale del Presidente americano Barack Obama alla Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Nella missiva, secondo indiscrezioni, il Presidente statunitense accetterebbe l’ipotesi di un Iran nucleare in cambio della dimostrazione, da parte di Teheran, del fatto che il programma nucleare è unicamente orientato a scopi civili.

Ancora una volta, però, sembra di rivedere una storia già vissuta più e più volte. Purtroppo, al di là delle più rosee aspettative, la diplomazia internazionale rischia di rifare un nuovo buco nell’acqua, garantendo di conseguenza a Teheran un tempo ancora più lungo per proseguire nell’arricchimento dell’uranio al 20% e nel trasferimento delle centrifughe IR-1 nel sito sotterraneo di Fordow (situato vicino alla città santa di Qom).

Purtroppo, le indicazioni negative sembrano parlare chiaro ed è bene che le potenze interessate siano ben coscienti delle conseguenze negative di questo costante temporeggiamento. Di seguito tre dei motivi centrali che rendono molto difficile l’arrivo a un reale accordo nei prossimi negoziati di Istanbul:

1. Teheran non ha alcuna intenzione di rispettare le richieste fatte dal Gruppo del 5+1 e dalla stessa Unione Europea, ovvero la chiusura del sito sotterraneo di Fordow (scoperto nel 2009) e la fine dell’arricchimento dell’uranio al 20% (del tutto inutile per un programma nucleare pacifico). L’Iran ha immediatamente risposto picche a questa richiesta: il Ministro degli Esteri Ali Akhaber Salehi ha detto che il suo Paese andrà a negoziato senza precondizioni, mentre il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana-AEOI Fereydoun Abbasi, ha subito chiarito che l’Iran non chiuderà mai il sito di Fordow e che le richieste del 5+1 sono inaccettabili;

2. Quando tra il 2003 e il 2004, all’epoca del Presidente riformista Mohammad Khatami, l’Iran sembrava scendere a patti sul nucleare, il petrolio costava 25 dollari al barile. Oggi, invece, il petrolio costa 100 dollari a barile e, nonostante le sanzioni e la crisi economica in cui versa l’Iran, il regime non si sente ancora con l’acqua alla gola. I fondi ricavati dal greggio, nonostante non arrivino al popolo (l’inflazione e la disoccupazione in Iran sono alle stelle), riescono comunque ad alimentare la corruzione dell’establishment iraniano e le Guardie Rivoluzionarie che oggi controllano buona parte dell’economia iraniana e il programma nucleare per intero;

3. Khamenei non intende in alcun modo scendere a patti con gli Stati Uniti e l’Occidente. Il rischio di un’occidentalizzazione della società iraniana, infatti, è troppo alto e il regime rischierebbe di esplodere sotto la pressione del malcontento popolare. Proprio in questi giorni, va ricordato, l’Ayatollah Ali Akhbar Hashemi Rafsanjani (ex Presidente, oggi a capo del Consiglio per il Discernimento) aveva aperto a possibili relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Le reazioni in Iran sono state furenti e “lo squalo” è stato ridotto al silenzio. La leadership iraniana, Khamenei e Pasdaran in testa, preferiscono l’idea di affrontare un conflitto militare, piuttosto che rischiare di affrontare direttamente gli effetti del calo costante di legittimità del concetto stesso di Repubblica Islamica.

L’obiettivo centrale del regime iraniano oggi è uno solo: guadagnare tempo illudendo l’Occidente con buoni propositi. Il pensiero di Khamenei, al contrario, è molto chiaro: Gheddafi è caduto dopo aver rinunciato al suo programma nucleare e lui non intende fare la stessa fine. L’esempio, ovviamente, è quello della Corea del Nord, un partner centrale nello sviluppo del programma missilistico iraniano.

Intanto è arrivata anche l’ammissione, indiretta, che il programma nucleare iraniano non è assolutamente orientato a fini pacifici: il parlamentare iraniano Gholamreza Mesbahi Moghadam, infatti, ha dichiarato al sito internet del Parlamento iraniano, che l’Iran possiede già oggi le conoscenze scientifiche e le tecnologie necessarie per produrre una bomba atomica.

Ricadendo nell’inganno del regime iraniano, la diplomazia internazionale sta spingendo sempre di più il mondo verso il baratro dello scontro. L’Occidente sta preferendo l’illusione di pochi mesi ad una soluzione reale del problema. Per evitare il peggio è necessario che il 5+1 parli con una voce sola, stringa ancora di più la morsa delle sanzioni internazionali ed imponga a Teheran delle condizioni inamovibili prima di ritornare al tavolo del negoziato. Altre strade avranno, purtroppo, conseguenze irrimediabili…