Archivio per aprile, 2012

L’Iran sta cercando di “purificareInternet. La notizia si era diffusa negli ultimi tempi in Rete, ma adesso trova una chiara conferma: il Ministero delle Comunicazioni iraniano, infatti, ha pubblicato una Richiesta Per Informazioni (Request for Information-RFI), tramite il quale il regime ha chiesto pubblicamente il sostegno di compagnie iraniane per raggiuenre il triste fine. Il bando è stato diffuso dal Research Institute for Information, il centro di ricerca affiliato al Ministero delle Comunicazioni della Repubblica Islamica.

Il bando

La notizia del bando è stata scoperta dal ricercatore americano Collin Anderson che ha diffuso la notizia. Il testo del bando è stato poi tradotto dalla Ars Technica. Secondo quanto riportato nel bando, quindi, il regime iraniano è alla ricerca di compagnie locali che aiutino il Governo a “purificare” la Rete, ovvero combattere tutti quei siti considerati “immorali” che potrebbero creare, citiamo testualmente, “rilevanti problemi culturali e sociali” in Iran. In poche parole, l’obiettivo è quello di offuscare tutti quei siti che potrebbero far vedere alla società iraniana la reale verità dei fatti e amplificare il già forte malcontento popolare.

Rallentare la Rete

La lotta alla Rete è da qualche tempo un must del regime iraniano. Secondo il ricercatore Anderson, infatti, l’obiettivo vero di Teheran sarebbe quello di rallentare l’accesso alla Rete. Il regime iraniano ha vissuto sulla sua pelle il potere della Rete dopo le proteste popolari del 2009 e ha tentato successivamente, senza riuscirci, di bloccare completamente le discussioni nell’etere per mezzo della persecuzione – senza limiti – di blogger e giornalisti iraniani. Adesso, la strategica dell’establishment iraniano sembra mutata: insieme alla pratica della persecuzione, mai doma, la Repubblica Islamica vuole creare una Rete Internet nazionale e veloce, da affiancare alla Rete Internet classica e libera, che verrebbe fortemente rallentata. Insomma, una Rete duale creata appositamente per controllare l’informazione nel Paese.

La “cortina elettronica” intorno alla popolazione iraniana

Alla vigilia del capodanno iraniano – il Nowruz – il Presidente americano Obama ha denunciato l’esistenza di una “cortina elettronicaintorno alla popolazione iraniana. Non è un caso, infatti che “Reporters Without Borders” ha conferito all’Iran il titolo di “primo nemico della rete”, sostenendo che è proprio nella Repubblica Islamica che il rischio di persecuzione per coloro che cercano o pubblicano informazioni e opinioni in Internet è più alta. Di recente, inoltre, in Iran è stato modificato il Codice sulla Stampa, il Codice Penale e il Cyber Crime Act del 2009, proprui al fine di favorire la persecuzione e la condanna degli utenti di Internet. Contemporaneamente, il regime ha annunciato di voler favorire la creazione di 1000 blog in favore della Repubblica Islamica. Infine, il 7 marzo scorso la Guida Suprema Ali Khamenei ha annunciato la creazione del “Suprem Cyber Council“, organo adibito al monitoraggio dell’intero sistema di telecomunicazioni in Iran e formato da: Presidente, Speaker del Parlamento, Capo della Magistratura, Capo dell’Agenzia di telecomunicazioni nazionale IRIB, Ministro delle Telecomunicazioni, Ministro per la Guida Islamica, Ministro dell’Intelligence, Ministero della Scienza, Presidente della Commissione Cultura del Parlamento, Direttore dell’Organizzazione per la propagazione dell’Islam, Capo delle Guardie Rivoluzionarie, Comandante delle Forze di Sicurezza Interne e, dulcis in fundo, sette esperti della Rete e delle Tecnologie per l’informazione. Una bella combriccola unita da un unico scopo: reprimere la libertà di pensiero in Iran ad ogni costo!!!

Coloro che si occupano di Iran lo sanno bene: se Teheran deciderà o no di costruire effettivamente un ordigno atomico, l’ultima parola spetterà alla Guida Suprema Ali Khamenei. A tal fine, dall’11 agosto del 2005 in occasione di un incontro del board AIEA, la diplomazia iraniana cominciò a diffondere il mito della cosiddetta fatwa contro le armi nucleari che sarebbe stata emessa da Ali Khamenei nell’agosto del 2003. Ora, in un documento riservato dell’AIEA commissionato tre anni or sono, verrebbe dimostrato che non soltanto questo famoso “editto religioso”  della Guida Suprema non esiste ma che, al contrario, nel 1984 proprio Khamenei sarebbe stato uno dei promotori di una politica nucleare aggressiva da parte dell’Iran al fine di “conservare lo spirito della Rivoluzione Islamica e per favorire il ritorno del Mahdi”, ovvero del Dodicesimo Imam nascosto.

Anche la Guida Suprema sulla sua Pagina Facebook nega la fatwa

Purtroppo, ci dispiace ripeterlo, non esiste alcuna fatwa ufficialmente espressa da parte della Guida Suprema contro le armi nucleari e una semplice ricerca in farsi sul suo sito internet lo dimostra chiaramente.  Una fatwa, per la cronaca, ha una precisa esposizione tecnica che è possibile ritrovare sul sito personale di Ali Khamenei: viene pubblicamente redatta come una serie di domande espresse a Khamenei, a cui la “fonte di emulazione” risponde solitamente con un semplice “si” o con un “no”.

Una ricerca condotta recentemente dall’istituto MEMRI – Middle East Media Research Istitute – ha dimostrato che nessun “editto religioso” nel merito è stato mai pubblicato sul sito del Rahbar e che, lo stesso Khamenei interpellato direttamente sulla sua Pagina Facebook, ha negato l’esistenza di una fatwa sulle armi nucleari. La domanda su Facebbok è stata espressa alla Guida Suprema da un gruppo denominato “La luce della Libertà” (Cheragh-e Azadi). Il gruppo chiedeva espressamente a Khamenei se, secondo quanto da lui deciso, fosse proibito ottenere ed usare armi nucleari. La risposta di Khameni fu molto chiara: “la Vostra lettera non ha nessun riscontro a livello giurisprudenziale. Quando ci sarà una decisione in merito, sarà possibile rispondere alla Vostra domanda” (di sotto la Pagina Facebook della Guida Suprema con la domanda sul nucleare).

Il ritorno dell’Imam nascosto

Nell’escatologia islamica sciita doudecimano il ritorno dell’Imam nascosto – il Mahdi – ha una posizione centrale. Secondo questa teologia, infatti, il dodicesimo Imam Abul Qasim Muhammad Bin Hasan, nato a Samarra nel 255, si sarebbe occultato per sfuggire alla furia degli Abbassidi. Da allora, quindi, l’Imam si sarebbe occultato e sarebbe pronto a ritornare solamente quando l’intera umanità si sarà convertita al monoteismo. Per una parte dell’establishement iraniano, però, l’attesa del Mahdi non dovrebbe essere “passiva” ma “attiva”, ovvero provocata attraverso una lotta delle forze del “bene” (dar al-Islam) contro quelle del “male” (dal al-Harb) . A questa categoria di apocalittici, per la cronaca, appartengono anche Ahmadinejad e il suo mentore spirituale, l’Imam Meshba-Yazdi, considerato tra religiosi più fondamentalisti di Qom.

Il principio della Taqiyya, la dissimulazione

Non basta: un altro principio cardine dello sciismo è la cosiddetta “Taqiyya“, ovvero la dissimulazione. Secondo questo principio, infatti, per un credente sarebbe un imperativo mentire – anche sulla propria fede – per salvare la propria vita e i propri averi. Nella teologia sciita, quindi, tale principio è stato ampliato e permesso dal teologo Amin al-Islam Tabarsi in “ogni caso sia ritenuto necessario”. Ciò permette alla stessa elitè al potere in Iran (Khavas) di non dire tutta la verità alle “persone ordinarie” (avam). Il sito internet dell’Istituto di ricerca Vali-e Asr, fondato venti anni fa a Qom dall’Ayatollah Khazali – considerato estremamente importante in ambito religioso – ha elencato tutte le categorie in qui la “taqiyya” è autorizzata, tra queste c’è anche il diritto del mussulmano di mentire al non mussulmano.

L’Islam non vieta la bomba atomica

L’Islam, va detto subito, non vieta in alcun modo la costruzione e l’uso della bomba atomica. Nel 2006, al contrario, il sito internet iraniano di stampo riformista Rooz pubblicò un pezzo in cui veniva evidenziato come Mohsen Gharavian, religioso proveniente sempre dalla scuola dell’Ayatollah Mesbah Yazdi (membro dell’Assemblea degli Esperti), emise una posizione favorevole sugli armamenti nucleari specificando che ormai”i leader spirituali [in Iran] hanno accettato l’uso delle armi nucleari come conforme alla shari’a”. Va chiarito che molti ritengono che l’uso delle armi di distruzione di massa siano vietate nell’Islam perchè colpiscono indiscrinatamente i civili. La teologia sciita, però, dimostra il contrario e basti qui ricordare che, nel XIX secolo, il giurista Sayyed Ali Tabatabai disse chiaramente che è “possibile combattere con ogni mezzo per arrivare alla vittoria”.

Conclusioni

Da quanto suddetto, ben si capisce come non bisogna lasciarsi ingannare dalle retorica iraniana. La storia della “fatwa sugli armamenti nucleari”, infatti, è una chiara dissimulazione (Taqiyya) creata ad hoc della Repubblica Islamica, al fine di nasconere alla diplomazia internazionale i reali fini del programma nucleare iraniano. Fini militari provati da tempo che, in ultimo, mirano a fare a salvaguardare il regime della Velayat e-faqih – il potere del Giureconsulto – creato da Khomeini nel 1979. Un sistema politico ormai corrotto e militarizzato, primo finanziatore del terrorismo internazionale e autore di feroci repressioni delle opposizioni interne. Permettere a un regime del genere di acquisire capacità nucleare sarebbe, quindi, una vera e propria catastrofe.