Archivio per febbraio, 2012

Siamo ormai alla vigilia delle elezioni parlamentari iraniane e, con l’avvicinarsi del giorno del voto, aumenta l’attivismo della Repubblica Islamica, sia in chiave interna che in ambito internazionale. Per quanto concerne le importanti questioni delle repressioni interne, di cui qui non ci occuperemo ora approfonditamente, possiamo dire che Amnesty International ha diffuso un nuovo report in cui condanna il regime iraniano per l’aumento delle repressioni interne, specialmente nei confronti dei dissidenti politici (qui il link del report scaricabile in pdfhttp://goo.gl/SxZWK ), mentre dal luogo ignoto della sua detenzione, il leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi ha dichiarato di non aver cambiato idea in merito alle sue opinioni verso la deriva che la Repubblica Islamica sta prendendo (nonostante un segreto incontro con il figlio di Khamenei che avrebbe proposto a Mousavi un accordo in cambio del suo silenzio).

In questo articolo, però, ci occuperemo dell’attivismo esterno del regime iraniano, parlando precisamente dei recenti attentati organizzati contro le sedi diplomatiche israeliane da cellule terroriste direttamente finanziate da Teheran.

Per quanto concerne il terrorismo, in questi ultimi mesi gli agenti iraniani hanno tentato diverse volte di colpire obiettivi israeliani in giro per il mondo. Di seguito un breve elenco degli attentati compiuti nell’ultimo anno:

  1. Turchia: il 26 maggio 2011 gli agenti iraniani tentano di colpire il console israeliano ad Istanbul David Kimchi mentre si reca in ufficio. L’attentato fallisce, ma l’esplosione ferisce comunque otto civili turchi. Gli agenti turchi hanno in seguito scoperto una cellula di Hezbollah – l’organizzazione terrorista libanese controllata da Teheran – arrivati in Turchia da Beirut;
  2. Thailandia: nella metà del gennaio 2012 le autorità thailandesi riescono a sventare un tentativo di attacco contro obiettivi israeliani a Bangkok. Poco dopo l’annuncio, le forze di sicurezza locali arrestano Hussein Atris, operativo di Hezbollah, in possesso di un falso passaporto svedese. La polizia thailandese scopre anche un quantitativo di materiale chimico da usare come esplosivo;
  3. Azerbaijan: il 24 gennaio 2012 viene scoperta una cellula composta da tre azeri, finanziati direttamente dall’Iran. I tre pianificavano di uccidere l’Ambasciatore israeliano in Azerbaijan e di colpire l’emissario del movimento Chabad, direttore della scuola ebraica locale e capo Rabbino. Il capo della cellula era ricercato in Azerbaijan per rapimento e traffico di armi e aveva ricevuto dall’Iran 150.000 dollari per le sue attività;
  4. India:  a New Delhi alle ore 15 del 13 febbraio 2012, in occasione dell’anniversario della morte di Imad Mughniyeh (uomo di collegamento tra Hezbollah e l’Iran, ucciso a Damasco nel 2008), un motociclista attacca un ordigno esplosivo contro la macchina dell’attachè militare israeliano in India. L’esplosione ferisce gravemente la moglie dell’attachè e l’autista. Poco dopo l’attacco le autorità indiane arrestano cinque sospetti e ritrovano la moto abbandonata in una strada;
  5. Georgia: Quasi in contemporanea con l’attenato di New Delhi, un ordigno esplosivo viene attaccato anche su un’altra macchina: questa volta si tratta di un’auto in servizio per lo staff diplomatico dell’Ambasciata d’Israele a Tbilisi. L’autista del mezzo, però, si accorge dell’accaduto e allerta le forze speciali che fanno detonare l’ordigno. Anche in questo caso le autorità locali puntano il dito contro Teheran;
  6. Thailandia: il 14 febbraio 2012, appena un giorno dopo l’India e la Georgia, ancora Bangkok è la città protagonista di un nuovo attacco iraniano: vicino all’Ambasciata d’Israele si ode una esplosione in un appartamento. Si presume che si tratta dell’esplosivo che la cellula terroristica stava preparando per colpire i diplomatici israeliani. Dall’appartamento escono tre uomini: i primi due lasciano la scena dell’incidente in taxi, mentre il terzo scappa cinque minuti dopo gettando due esplosivi verso un taxi e una macchina della polizia. Nelle esplosioni l’attentatore stesso rimane colpito e perde le gambe. L’attentatore ferito viene identificato come Saeid Moradi, 28 anni, di nazionalità iraniana. Lo stesso giorno le autorità thailandesi arrestano un altro membro del commando, tale Mhammad Khazaei, mentre tenta di lasciare il Paese alla volta volta della Malesia, mentre un terzo operativo viene arrestato in Malesia il 15 febbraio.  Riescono a lasciare il Paese e a tornare in Iran altri due operativi della cellula. Tra loro anche una donna, Leila Rohani, colei che direttamente aveva affittato l’appartemanto a Bangkok.

In questo stesso periodo falliva la missione degli ispettori dell’AIEA in Iran. Il regime iraniano, infatti, non ha consentito agli ispettori di accedere a siti delicati come quello di Parchin, dove si sospetta che i Pasdaran stiano svolgendo le ricerche per quanto concerne  la detonazione degli ordigni nucleari. Il fallimento della missione AIEA ha determinato la pubblicazione di un nuovo report in cui l’Agenzia ha espresso nuovamente forte preoccupazione sui fini militari del programma nucleare iraniano e ha evidenziato come il quantitativo di uranio arricchito al 20% accumulato dal Teheran da novembre ad oggi sia triplicato (qui è possibile leggere il report AIEA in pdf: http://goo.gl/4OkWw ).

Appare sempre più evidente che il regime iraniano sta radicalizzando la repressione interna e sta aumentando le sue azioni esterne con il preciso fine di alzare il livello di tensione internazionale. L’obiettivo centrale, ovviamente, rimane quello di stringere sempre di più le maglie contro l’opposizione interna e di militarizzare definitivamente la Repubblica Islamica sotto la benedizione  “religiosa” di Khamenei e la “dura mano armata” del suo fedele generale Qassem Suleimani, capo della Forza Quds (unità speciale dei Pasdaran per le azioni interne), ormai uomo sempre più potente all’interno del regime.

La Repubblica Islamica dell’Iran (IRI), sebbene ormai stia sempre di più prendendo la forma di un regime  militarizzato guidato dalla longa manus dei Pasdaran, non è ancora un monolite ma ormai poco ci manca. La grande esperienza dell’Onda Verde nel 2009 e qualche coraggioso sprazzo di opposizione di importanti personaggi dell’elità al potere, rappresentano qualche timida speranza di veder cambiare nel tempo le cose in Iran. Purtroppo, però, l’aggettivo “timido” va evidenziato più volte, perché attualmente ogni coraggiosa critica alla Guida Suprema rappresenta un motivo per essere tacciati di tradimento.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, basta raccontare la recente storia di Hossein Alai e di Emad Afrough, entrambi considerabili appieno personalità perfettamente integrati nell’ideologia khomeinista e nella storia dell’IRI: Hossein Alai è stato capo della forza navale dei Pasdaran (anzi, è possibile considerarlo uno dei fondatori del Corpo); Emad Afrough, invece, è un sociologo iraniano ex membro del blocco conservatore all’interno del Parlamento (Majles). Cosa accomuna questi due personaggi? Entrambi, recentemente, hanno auspicato maggiore pluralismo in Iran, attaccando indirettamente la Guida Suprema Ali Khamenei e il suo modo dispotico di gestire il potere. Prima di entrare brevemente nei fatti, anticipiamo il risultato del loro coraggio: entrambi sono stati accusati di essere dei traditori e di “lavorare per il nemico”.

Veniamo però ai fatti: il 15 gennaio scorso, in un programma trasmesso dal canale di Stato Channel 1, l’ex parlamentare conservatore Emad Afrough ha messo in luce la sempre maggiore distanza tra il potere e il popolo. Non soltanto: Afrough ha anche evidenziato come l’impossibilità di criticare la Guida Suprema contraddica l’ideologia (già dispotica di per se…N.d.A.) di Khomeini e che il Rabar può essere passibile di impeachment se non considera le critiche. Molto chiaramente Afrogh ha detto che “la commistione sempre più profonda tra politica, economia e potere ha determinato un gap sempre maggiore tra regime e popolo e la società civile si sta distanziando sempre di più dalle linee ufficiali”. Per la cronaca, l’ex parlamentare ha anche specificato come egli si consideri fedele alla Repubblica Islamica, alla Guida Suprema e all’ideologia khomeinista. La “professione di fede” di Afrough ha sortito, però, ben pochi effetti: egli è stato presto travolto da una valanga di accuse e l’Ayatollah Ahmad Alamolhoda – membro dell’Assemblea degli Esperti – ha criticato la tv di Stato per aver dato la parola a un traditore dei principi del regime islamico. Qui di seguito il link dell’intervista di Afrough con sottotitoli in inglese:  http://goo.gl/Liwuw.

La storia di Hossein Alai, se possibile, è ancora più forte. Come detto, Alai è stato uno dei fondatori del corpo navale dei Pasdaran, milizia creata da Khomeini per difedendere la Repubblica Islamica. Per la cronaca, Hossein Alai è un veterano della guerra combattuta negli anni ’80 tra Iran e Iraq. In un articolo pubblicato il 9 gennaio scorso sul quotidiano Ettelaat, organo di stampa vicino al Consiglio per il Discernimento presieduto dall’Ayatollah Rafsanjani. In questo articolo, Alai immaginava di porre una serie di domande allo Shah deposto, chiedendogli se non sarebbe stato meglio per lui rispettare le manifestazioni pacifiche popolari e concedere più libertà, piuttosto che reprimere la volontà popolare ed essere poi costretto a lasciare il Paese. Il risultato di questo allusivo articolo di Alai ha messo direttamente a repentaglio la sua vita e quella della sua famiglia: centinaia di pasdaran del regime hanno circondato e attaccato la sua casa, mentre dodici ufficiali dei Pasdaran hanno pubblicato una lettera aperta sul sito di Fars News, accusando il Alai di essere un traditore e di insultare la Guida Suprema.

Negli stessi giorni, per la cronaca, il Parlamento approvava una legge che prevede pene variabili tra 2 e 6 anni di carcere per coloro che installano parabole satellitari per la Tv in casa…

Nonostante qualcuno abbia avuto il coraggio di difendere Afrough e Alai (come i parlamentari conservatore Ahmad Tavakkoli e Ali Motahri), il risultato di questi accadimenti è la dimostrazione che il regime iraniano sta diventando sempre di più una realtà controllata dai Pasdran all’interno della quale l’unico scontro che conta è quello tra Khamenei e Ahmadinejad per il controllo del potere e dell’economia. Fuori da questo durissimo dibattito meramente legato alla corruzione del sistema, ogni altra discussione è considerata tradimento e complotto con il nemico.