L’IRAN E LA COSTRUZIONE DELL’ “ASSE DELL’ODIO”

Pubblicato: dicembre 12, 2011 in Iran Diritti Umani, Iran Nucleare, Iran repressioni, Iran terrorismo
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A suo tempo, l’ex Presidente americano George W. Bush parlò di “asse del male”, riferendosi ai regime di Iraq, Corea del Nord e dell’Iran. Le sue parole andarono incontro ad enorme critica e le ritorsioni che gli Stati Uniti misero in atto dopo il terribile attentato dell’11 settembre (Afghanistan e Iran) spaccarono la Comunità Internazionale tra “volenterosi” e non.

Quando, nel 2009, la Presidenza americana fu conquistata dal democratico Barack Obama sembrò spianarsi l’alba di una nuova era di pace. Il neo Presidente parlò a Il Cairo, generando un sentimento di speranza “arcobaleno” in tutti coloro che credevano che il vero problema della conflittualità mondiale fosse unicamente l’ex Presidente Repubblicano e il suo grande alleato Tony Blair.

In poco più di due anni, però, la storia ha dimostrato che la verità è ben diversa. La mano tesa del Presidente Obama si è presto dovuta tramutare in un pugno chiuso contro quell’asse del male che ancora minaccia la Comunità Internazionale e, al cui vertice, oggi sta il regime iraniano e il suo programma nucleare a chiaro fine militare. Non soltanto la Primavera Araba sembra essersi tramutata in un “autunno della ragione” – con la vittoria dei movimenti islamisti in diversi Paesi dell’area mediterranea – ma Teheran ha usato la carota tesa da Obama per accellerare il suo programma nucleare e per aumentare la repressione interna contro tutti gli oppositori interni.

La politica aggressiva del regime iraniano non si è limitata, come detto, alla repressione dei moti di libertà interni (si ricordino le proteste del 2009, immediatamente dopo la falsificazione dei risultati delle elezioni Presidenziali), ma ha travalicato i confini dell’Iran. Il regime ha usato il petrolio per penetrare in Africa e allearsi con i peggiori regimi della regione: allo scopo di ottenere uranio per costruire gli ordigni nucleari, Teheran ha stretto sodalizi con il regime dittatoriali di Mugabe in Zimbabwe e sta per aprire una ambasciata in Namibia (quarto esportatore di uranio al mondo). Inoltre, allo scopo di controllare lo Stretto di Bab el Mandeb, ha aperto una base militare navale in Djibuti.

Questo per quanto concerne l’uranio. In nome dell’odio verso gli Stati Uniti, la democrazia e l’economica di mercato, l’Iran ha poi costruito quello che può essere definito un vero e proprio “asse dell’Odio” con il Venezuela del dittatore Chavez e con il regime cubano di Fidel e Raul Castro. Questi tre regime, apparentemente, dovrebbero odiarsi: Caracas e l’Avana, infatti, portano avanti ideologie laiciste e antireligiose. Teheran, al contrario, è la Capitale di un Paese fondato sulla Shaaria, la legge islamica, che – non casualmente – si chiama ufficialmente “Repubblica Islamica dell’Iran”. Cosa lega allora questi tre Paesi? Inutile fare ragionamenti troppo complicati: ciò che unisce questi tre Stati è l’odio verso l’Occidente e in particolare verso la democrazia americana. In nome di questo odio, quindi, l’Iran ha sviluppato la sua strategia della tensione che da Teheran arriva sino all’Avana passando per Damasco, Beirut, Gaza e Caracas (toccando anche La Paz e Buenos Aires).

Che lo si chiami “asse del Male” o “asse dell’Odio” o che non lo si voglia definire affatto con un termine preciso, quindi, poco cambia. Resta il fatto che, per fini interni e per spirito rivoluzionario, l’Iran ha mettendo in atto da anni una politica aggressiva che vedrebbe nella costruzione della bomba nucleare il suo acme. Un ordigno che genererebbe una corsa al nucleare in tutta la regione mediorientale – come già annunciato dall’Arabia Saudita – e che avrebbe conseguenze inimmaginabili.

Ecco perché è necessario fermare il regime iraniano e favorire una politica internazionale univoca in supporto delle sanzioni verso il regime degli Ayatollah. Colpendo il settore petrolifero e la Banca Centrale iraniana, infatti, si toccherebbero i centri nevralgici dell’economia iraniana che mantengono in vita l’establishment corrotto che ruota intorno alla Guida Suprema e ai Pasdaran. Scelte diplomatiche diverse da queste, come ormai chiaro, avranno purtroppo conseguenze drammatiche…

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