L’IRAN DIETRO GLI ARMAMENTI CHIMICI RITROVATI IN LIBIA? I SOSPETTI DELLA COMUNITÀ’ INTERNAZIONALE

Pubblicato: novembre 28, 2011 in Iran armamenti clandestini, Iran militare, Iran Nucleare, Iran terrorismo
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Il 20 novembre scorso il Center for Public Integrity ha pubblicato sul suo sito iWatch.org un articolo intitolato “Iranian help suspected in secret Libyan chemical weapons arsenal”. L’articolo, a firma di R. Jeffrey Smith, Joby Warrich e Colum Lynch, denuncia il ritrovamento da parte dei ribelli libici – in due siti nel deserto – di centinaia di speciali proiettili da mortaio capaci di trasportare armamenti chimici. Per la precisione, secondo gli autori, le armi chimiche incriminate sarebbero delle mostarde tossiche capaci di provocare ustioni e inibire l’apparato respiratorio.

Secondo gli autori, che parlando di fonti d’intelligence internazionali, i proiettili speciali sarebbero stati venduti alla Libia di Gheddafi direttamente dall’Iran. Teheran, a sua volta, avrebbe costruito quest’arsenale durante la sanguinosa guerra contro l’Iraq (1980-1988), un conflitto dove le forze dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein hanno fatto largo uso di armamenti chimici.. Ovviamente, poco dopo l’uscita dell’articolo, il regime iraniano ha immediatamente smentito la notizia, ma alcuni importanti dati contraddicono Teheran.

Secondo informazioni diplomatiche, come detto, il regime iraniano cominciò a sviluppare armamenti chimici durante il conflitto contro l’Iraq. L’allora Primo Ministro Mir Hossein Mousavi – oggi leader incarcerato dell’opposizione al regime – dichiarò che l’Iran aveva schierato al confine con l’Iraq “armi chimiche sofisticate a scopo offensivo e missili a lunga gittata”. Nel 1987, una fonte d’intelligence dell’allora regime iracheno, inviò al dittatore Saddam un cablogramma segreto in cui erano descritti almeno tre attacchi chimici compiuti dalle forze iraniane.

Nonostante la firma, nel 1997, della Convezione Internazionale sulle Armi Chimiche da parte dell’Iran, esperti internazionali denunciarono che il regime degli Ayatollah aveva accumulato un arsenale di armamenti chimici composto da almeno 2500 tonnellate di gas mostarda. Parte di questo arsenale, quindi, sarebbe stato successivamente venduto al dittatore Gheddafi, nonostante la promessa di quest’ultimo nel 2003 di eliminare ogni sorta di armamento non convenzionale.

La scoperta di questi due siti nel deserto libico, conferma la special relationship che per anni è esistita tra Gheddafi e gli Ayatollah. L’ex dittatore della Libia, d’altronde, durante la guerra tra Iraq e Iran fu l’unico a schierarsi al fianco della Repubblica Islamica.  Va ricordato, infine, che durante l’Amministrazione Clinton – negli anni ’90 – il Governo americano chiese ripetutamente speciali ispezioni internazionali in Iran, dopo che satelliti spia avevano individuato camion che trasportavano proiettili di artiglieria verso un sospetto impianto chimico.

Dato il caso El Baradei, che per anni ha nascosto la reale portata del programma nucleare militare del regime iraniano, le omissioni degli organismi di ispezione internazionale, non stupiscono ormai nessuno…

 

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