GLI ALLEATI DI TEHERAN PERDONO LA PAZIENZA, MENTRE IL REGIME VUOLE UCCIDERE UN PASTORE CRISTIANO

Pubblicato: settembre 28, 2011 in Iran Nucleare, Iran repressioni
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In Iran il regime continua a fare la voce grossa. In questi giorni, l’autocrate Ahmadinejad si è recato in visita a New York, in occasione dell’apertura della sessione annuale dell’Assemblea Generale. In questa occasione, tra le proteste di organizzazioni come la UANI (United Against Nuclear Iran), il barcollante Presidente iraniano ha reiterato le sue solite accuse contro l’Occidente ei suoi cospiratori dubbi in merito all’11 settembre.

Nonostante questo esercizio di forza vocale, la questione iraniana sta cominciando a stufare anche i classici amici di Teheran. Il primo a mostrare una forte disapprovazione verso le scelte politiche dell’establishmente irnaiano è stato il Presidente turco Erdogan. Completamente coinvolto nella questione siriana il Primo Ministro turco – nonostante la cooperazione con Teheran nel bombardamento quotidiano dei villaggi curdi in Iraq – ha ammonito l’Iran da sostenere il regime di Bashir al-Assad.

Il secondo colpo a Teheran è arrivato dall’alleato russo. Il Ministro degli Esteri di Mosca, Lavrov, ha messo in guardia il regime iraniano dal continuare l’arricchimento dell’uranio per il programma nucleare. Seguento le linee del report dell’Agenzia Internazionale Atomica pubblicato il 2 settembre, Lavrov ha invitato Teheran a dimostrare la pacificità del programma nucleare. Un dimostrarzione difficile: in considerazione del fatto che l’arricchimento dell’uranio al 20% presso gli impianti di Natanz e di Qom, non hanno alcuna giustificazione di tipo medico, ma rientrano unicamente nella volontà degli Ayatollah di raggiungere il know-how per costruire un ordigno nucleare.

La questione nucleare, inoltre, continua ad essere al centro dell’attenzione da parte della Casa Bianca. Esperti del Dipartimento del Tesoro saranno nei prossimi giorni in Cina e ad Honk Kong per spiegare i rischi di un Iran nucleare e favorire l’approvazione di nuove sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (la Cina, per la cronaca, ha dimezzato recentemente i suoi investimenti in Iran).

Nonostante gli avvertimenti, il regime iraniano continua con le sue politiche provocatorie e oppressive. Mentre l’Ammiraglio Habibollah Sayyari minaccia di attaccare le navi americane nel Golfo Persico, il Pastore Yousef  Nadarkhani rischia la vita. La sua colpa? Non aver accettato l’insegnamento coatto dell’Islam nella scuola dei suoi due figli e aver rifiutato, fieramente, di rinnegare il suo credo cristiano davanti alla Corte. In base ad una fatwa dell’Ayatollah Khomeini e dell’Ayatollah Shirazi, infatti, un iraniano può essere messo a morte con il reato di “apostasia” (rifiuto della fede islamica).

Insomma, le ennesime scelte provocatorie e criminali dell’establishment iraniano. Questa volta, però, la pazienza della Comunità Internazionale sembra essersi notevolmente ridotta…

 

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